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L'austerity italiana finita da un pezzo e i pericoli del post Quantitative easing

Il debito pubblico italiano a luglio ha toccato il record storico di 2.252 miliardi di euro, nei primi sette mesi dell’anno è aumentato di 80 miliardi, il surplus primario strutturale sta declinando, la politica economica è espansiva.

21 Settembre 2016 alle 10:34

L'austerity italiana finita da un pezzo e i pericoli del post Quantitative easing

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

San Matteo, Apostolo ed Evangelista.

 

Titoli. La campagna tedesca di Matteo Renzi si è spostata a New York. Il presidente del Consiglio, negli Stati Uniti per l’assemblea generale dell’Onu, ha detto che l’austerità conviene solo alla Germania, eccetera (titolo di Carlino-Nazione-Giorno: “Renzi: Berlino uccide la Ue”). E’ hard rock politico e segnala l’accelerazione del ciclo elettorale. Il debito pubblico italiano a luglio ha toccato il record storico di 2.252 miliardi di euro, nei primi sette mesi dell’anno è aumentato di 80 miliardi, il surplus primario strutturale – nonostante il declino della spesa per gli interessi sul debito – sta declinando, la politica economica è espansiva, la spesa è aumentata, l’austerità in Italia è finita da un pezzo. Questo grafico dell’ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale sull’Italia fotografa la situazione:

 

 

Il calendario elettorale scandisce i tempi della politica europea. Il premier italiano sta suonando la sua campagna referendaria e prova a usare più strumenti, la batteria della Germania cattiva, delle tristi misure di bilancio e dell’immigrazione scandisce il ritmo della canzone renziana. Il governo strapperà più flessibilità di bilancio? Forse, ma il prezzo da pagare alla fine è solo differito nel tempo, il conto prima o poi arriverà. Nessuno nel governo (e nell’opposizione, ça va sans dire) finora ha posto pubblicamente la domanda delle domande: cosa succederà al portafoglio del contribuente italiano quando finirà il quantitative easing della Banca centrale europea? Lo shopping di Mario Draghi sui titoli italiani finora ha toccato quota 164 miliardi di euro, è il pilastro di quell’Europa dipinta come matrigna. Paolo Mieli sul Corriere della Sera scrive un editoriale perfetto: “Sostiene uno studio della fondazione David Hume, che se si esamina la traiettoria degli ultimi quindici anni, la velocità di crescita del debito pubblico è risultata addirittura superiore (quasi sempre) alla velocità di crescita dei prezzi. Quel che rimane stabile sono i nostri riti”. La colpa è sempre degli altri.

 

 

Gli ostaggi italiani, la scorta, la Libia. I due italiani rapiti non sarebbero in mano a terroristi, ma a criminali comuni in cerca di riscatto. E’ una buona notizia. I giornali (Corriere della Sera: “Il caso dei rapiti senza scorta”) fanno notare l’assenza di misure di sicurezza (che prima erano presenti) e si capisce che è in corso una non facile trattativa per il rilascio. Lo scenario libico è caotico, il generale Haftar ha conquistato le strutture della Mezzaluna petrolifera, ha l’appoggio dei francesi, il governo Serraj è in bilico (e l’Italia vi ha scommesso tutto), la diplomazia dell’Onu è sotto attacco dello stesso Haftar e dei parlamentari del parlamento “amico” di Tripoli. L’inviato dell’Onu Martin Kobler è in bilico, le voci su una sua sostituzione si moltiplicano.

 

America. Trump e Hillary verso il duello tv. I due candidati sono virtualmente pari, con The Donald che guadagna in alcuni stati-chiave. Le sue possibilità di vittoria stanno crescendo, quelle di Hillary stanno declinando. Grafico di Nate Silver:

 

 

L’anziano ex presidente George Bush senior avrebbe dichiarato la sua preferenza (e voto) per Hillary. Qualche democratico ha esultato. E’ il peggior modo per dare una mano alla corsa della Clinton, l’idea dell’elettore medio americano, indeciso sul che fare, si consolida: è l’establishment che fa quadrato. La fortuna è dalla parte di Trump e il New York Times fa notare come The Donald, nonostante la serie infinita di gaffe, bugie, comportamenti non proprio cristallini, sia diventato inaffondabile.

 

Federal Reserve. Si riunisce oggi, l’economia americana cresce, è atteso un rialzo dei tassi entro dicembre.

 

Il futuro dell’energia (e del petrolio). Il titolare di List ieri ha partecipato al forum The future of energy, organizzato da Eni e Ambrosetti. Ottima occasione per sapere e per capire come e dove va il mondo. Prima uscita pubblica del segretario generale dell’Opec, Mohammed Barkindo, che ha espresso fiducia sugli esiti del prossimo vertice Opec previsto a Algeri il 27 settembre. Servono investimenti per soddisfare la domanda globale nel futuro e evitare shock di prezzo. Gli investimenti nelle esplorazioni petrolifere sono diminuiti del 26 per cento nel 2015, per far fronte ad una domanda di circa 94 milioni di barili consumati ogni giorno nel mondo, occorrono investimenti enormi, dell'ordine di diecimila miliardi di dollari al 2040. Il futuro va immaginato, progettato, anticipato.

 

Italy Italy. Raggi e le Olimpiadi. A proposito di futuro, ecco il titolo d’apertura del Messaggero: “Giochi, il giorno della verità”. Il sindaco di Roma Virginia Raggi oggi dirà no alla candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2024. E’ il naturale epilogo della politica pentastellata, la cifra totale del grillismo: il vaffanculo elevato a pratica di governo. Che spettacolo.

 

21 settembre. Il senato di Roma concede a Gaio Giulio Cesare Germanico, chiamato Caligola, terzo imperatore romano, il titolo di Padre della patria. Correva l’anno 37, fu pugnalato a morte dai pretoriani il 24 gennaio del 41.

 

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