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Raggi, il Direttorio e il senso della democrazia del M5s

Erano là, i cervelloni del Grillo, riuniti per dire a Virginia Raggi l’unica cosa che sanno dire: vaffanculo a questo e a quello, metti questo e quello. Assessori. Collaboratori. Sottopanza e zero sostanza.

7 Settembre 2016 alle 10:13

Raggi, il Direttorio e il senso della democrazia del M5s

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Santi Festo e Desiderio, martiri.

 

Titoli. Il Direttorio, però… Che parola, subito s’immagina un Napoleone a cavallo, un Barras che trama nel Palazzo, una teoria di dame danzanti nel salone degli specchi. E invece no, l’altisonante parola nasconde un plotoncino di piccoli soldatini di stagno, lillipuziani che fanno la voce grossa, un Dibba in motorino e un Di Maio inamidato, il primo costretto al tour interruptus, il secondo in fuga dalla tv. I grillini si sono rifugiati nel Direttorio, mai nome fu così altisonante e dissonante, una distorsione tra la parola e la cosa che scavalca il muro del comico per entrare nel surreale.

 

Il Direttorio, perbacco… Erano là, i cervelloni del Grillo, riuniti per dire a Virginia Raggi l’unica cosa che sanno dire: vaffanculo a questo e a quello, metti questo e quello. Assessori. Collaboratori. Sottopanza e zero sostanza. E’ andata avanti fino a tarda notte la riunione del Campidoglio.

 

Oggi il sindaco vedrà il capo, Grillo. E sarà l’apoteosi della democrazia, come s’è visto. Gli è finito lo streaming, come il dentifricio, ai pentastellati. E’ la loro storia da rigattieri del consenso, la fine di tutta la paccottiglia smerciata come nuova arte di governo. Due mesi sono trascorsi dall’insediamento della giunta, sono già con l’acqua alla gola, con le scuole pronte a riaprire, i servizi dei trasporti e della nettezza urbana da inventare, la pioggia d’autunno in arrivo e i sorci che ci fanno festa intorno alla monnezza. Roma superò i visigoti e i lanzichenecchi, getterà nel cassonetto anche i 5Stelle.

 

Il Direttorio, oibò… I titoli dei giornali sono tutti per loro, los grillones del Direttorio: “Raggi commissariata da M5s” (Il Messaggero); “Roma, Raggi sotto schiaffo” (Carlino-Nazione-Giorno); “Muraro indagata, Di Maio sapeva. Grillo a Raggi: adesso via tutti” (Repubblica); “Resa dei conti tra il direttorio e la Raggi” (La Stampa); “I 5Stelle a Raggi: ora cambia” (Corriere della Sera); “La Raggi peggio di Marino” (Libero). Può bastare, non c’è bisogno di aggiungere altro. E’ la fotografia dello sfascio pentastellato, la sua vocazione al nulla, il risultato anticipato del suo culto per l’incolto e il nativo, l’apoteosi amministrativa del primitivo insultante, del social-rutto come manifestazione d’espressionismo politico. Sono ancora in piedi, in un’Italia abborracciata c’è posto anche per loro, ma in realtà sono già caduti. Nel ridicolo, il Direttorio.

 

 

Italia-Germania. Il voto e la spesa. Si vota in Italia (referendum costituzionale, quando?) si vota in Germania (elezioni politiche nel 2017). E la politica va a caccia di consensi. Niente di nuovo, la relazione tra aumento della spesa e cicli elettorali è un fatto. Così in Italia Renzi studia una legge di stabilità con le pensioni anticipate, aumenti per i vitalizi al minimo, più soldi in busta paga per gli statali. Così in Germania il ministro delle finanze Schauble annuncia una riduzione di tasse di 15 miliardi di euro per il 2017 e un aumento del 4 per cento della spesa pubblica in investimenti e infrastrutture. Il governo è anche questo, voti e consenso.

 

Tutti uguali? Roma ha fatto aumentare il debito pubblico nei primi sei mesi del 2016 di altri 77 miliardi e ora si attesta a quota 2.248,8 miliardi. In Italia il rapporto tra debito e pil è al 135 per cento, in Germania il debito è calato di 24 miliardi e il rapporto con il pil è pari al 71,2 per cento. In Italia la produzione nell’ultimo trimestre è zero, in Germania ha segnato +0,4 e su basa annua sfiorerà il 2 per cento mentre per l’Italia la stima è (forse) un +0,8 per cento. In Italia il tasso di disoccupazione è 11,4 per cento, in Germania è 6,1 per cento, il più basso dalla riunificazione. Ora, con calma, trovate le differenze tra la politica economica di Berlino e quella di Roma.

 

La frenata della globalizzazione. Martin Wolf sul Financial Times cita uno studio del Peterson Institute for International Economics che spiega come il commercio mondiale dal 2008 a oggi sia in fase di stagnazione e arretramento. Le cause? Poche liberalizzazioni e neo-protezionismo. Non è un buon segno per la libertà nel mondo, e si vede.

 

Rifugiati e infanzia. Rapporto Onu. Il documento dell’Unicef sulle crisi dei migranti e l’infanzia mette nero su bianco la realtà: 31 milioni di bambini sono costretti a vivere lontani dal luogo di nascita, 11 milioni sono rifugiati in cerca di asilo. Leggere e provare a fare anche qualcosa di utile. Tutti possiamo fare qualcosa.

 

La Polonia con i missili Patriot. Succede anche questo, il ministro della Difesa ha firmato la lettera per l’acquisto dei missili dall’azienda americana Raytheon. Un sistema ibrido, con la struttura di comando fornita dalla Northrop Grumman, sempre americana. Così Washington sta schierando un sistema missilistico tutto nuovo ai confini della Russia.

 

America. Sono pari. Donald Trump e Hillary Clinton nell’ultimo sondaggio di Cnn/Orc sono pari. Sondaggio nazionale, negli stati la Clinton ha ancora un vantaggio importante. Ma la fanfara su The Donald finito sui quotidiani liberal è finita (per ora). Mancano due mesi al voto per la Casa Bianca e poco più di due settimane al primo dibattito televisivo tra Clinton e Trump.

 

America. Walt Disney e la Casa Bianca. In Florida la politica passa (anche) per Disney World. Chi vince la Florida, vince l’America.

 

7 settembre. Garibaldi entra a Napoli con l’esercito dei mille.

 

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