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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Il terremoto è entrato in procura

Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi. Il giornalista collettivo si è ripreso la scena. E’ una comédie humaine dove manca il genio di Balzac, dunque un’inutile lettura. Intanto a Berlino si gioca il domani dell'Unione europea.

30 Agosto 2016 alle 11:28

Il terremoto è entrato in procura

Santi Felice e Adáutto, martiri.

 

Titoli. La cronaca del dolore e del rancore si è impossessata delle pagine dei giornali. Come previsto, il terremoto è entrato in procura. Si alimenta il venticello dei sospetti, si agitano ombre, carte, rivelazioni. I titoli sono desolatamente tutti uguali: “I certificati falsi su caserme e chiese” (Corriere della Sera); “Lo scandalo dei falsi collaudi” (Il Messaggero); “Sisma, lo scandalo dei soldi deviati” (Repubblica); “Caccia alla truffa degli appalti” (La Stampa); “Crolli, la pista dei falsi collaudi” (Il Mattino); “Terremoto, l’ombra della truffa” (Il Secolo XIX). Il giornalista collettivo si è ripreso la scena. E’ una comédie humaine dove manca il genio di Balzac, dunque un’inutile lettura.

 

Là fuori il presente va avanti, rotola, salta, plasma il calendario, emette segnali. Dove passa il futuro? Sempre in Germania. Angela Merkel sta preparando il Consiglio europeo di Bratislava del 16 settembre. E’ a Berlino che si gioca il nostro domani. La Germania l’anno prossima vota, la cancelliera non ha ancora svelato i suoi piani elettorali, i socialdemocratici di Sigmar Gabriel hanno cominciato a scolpire il loro programma. Quest’ultimo, dopo aver annunciato ieri il fallimento dell’accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Europa (il TTIP) è stato criticato dal governo e dagli imprenditori: il trattato ha ancora delle possibilità di arrivare in porto, dicono. Difficile. Perché la Francia si oppone con forza, perché per i socialdemocratici tedeschi quel No è una brillante coccarda da esibire nella corsa elettorale, perché l’America di Obama sta tramontando, perché le fratture dell’Unione sono profonde. La faglia del Vecchio Continente è a est, dove gli ultimi arrivati nel club hanno deciso di rompere patti e piatti. Chi l’avrebbe mai detto, i paesi che nel 2004 aderirono all’Unione, con il portafoglio gonfio di fondi europei, oggi alzano il muro, mettono paletti sulla cooperazione. Una pagina intera del Financial Times fa luce sulle strategie del Gruppo di Visegrad: Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Est contro Ovest. Ovest contro Est. A Bratislava in agenda c’è il dopo Brexit, ma il testo da leggere è (dis)Unione, una collaborazione sempre più difficile tra la commissione di Jean-Claude Juncker e leader ultra-conservatori come Victor Orban (Ungheria) e Jaroslaw Kaczinski (Polonia), seguiti a ruota da Robert Fico (Slovacchia) e Milos Zeman (Repubblica Ceca). Hanno idee profondamente diverse rispetto a quelle di Bruxelles, su confini, immigrazione, gestione dell’economia. Le loro (di)visioni e distanze sull’esito del referendum britannico sono un memento per i paesi fondatori dell’Ue.

 

Che farà l’Italia? A Ventotene Renzi ha apparecchiato un tavolo per condividere un menù con la Francia e la Germania, ma anche qui ci sono differenze sulle portate da presentare poi al ricevimento di Bratislava. L’Italia dice di aver bisogno di flessibilità, il terremoto è un’emergenza che apre una finestra su questo punto, ma le diffidenze e differenze restano. Merkel ha il suo turno elettorale tutt’altro che facile, Hollande è già colato a picco, Renzi è appeso a un referendum costituzionale in arrivo.

 

Il mazzo di carte, fra i tre, lo distribuisce ancora la cancelliera che – come scrive Gideon Rachman sul Financial Times – è “elemento indispensabile ma non sufficiente” per tenere in piedi l’Unione. Prima di capire cosa manca, bisogna ricordare i principali punti di frattura che, come ricorda il FT, sono sei: Brexit, euro, rifugiati, Russia, democrazia (in Polonia e Ungheria), ascesa dei partiti populisti. Sono dossier sui quali a Bratislava si troverà un fragile compromesso, sarà un passaggio-ponte in attesa degli eventi, perché il calendario ha già fissato le date delle svolte e tutti sanno che gran parte delle soluzioni alla crisi istituzionale dell’Europa sono condizionate dal risultato delle elezioni in Germania. Sarà la forza con cui la Merkel riuscirà a domare i fantasmi che si agitano in casa sua, a Berlino, a dare un’indicazione più chiara sul domani. E poi c’è la Francia e quella domanda sospesa, quale destra governerà l’Eliseo? E l’Italia con il suo grande salto nel buio che per ora è un’ipotesi, ma il giorno dopo il referendum potrebbe avverarsi.  Domani Merkel e Renzi avranno un incontro bilaterale a Maranello, sede della Ferrari, gioiello della manifattura italiana. E’ un’altra tappa del tour diplomatico della cancelliera che negli ultimi giorni ha incontrato ben quindici capi di Stato. L’autunno sta arrivando al galoppo, il 2017 si annuncia duro, forse decisivo per il futuro dell’Europa.

 

 

Istat. Vendite al dettaglio: non c’è svolta. Per sapere, per capire. Ecco il dato Istat: “A giugno 2016 le vendite al dettaglio registrano un incremento congiunturale dello 0,2% in valore e dello 0,1% in volume. L’aumento è interamente dovuto alle vendite di prodotti non alimentari, che crescono dello 0,4% in valore e dello 0,3% in volume, a fronte di una flessione delle vendite di beni alimentari pari allo 0,1% sia in valore sia in volume”. Ipermercati e supermercati sono fermi, registrano un aumento nei consumi solo i discount, segno che i cittadini hanno pochi soldi e acquistano prodotti con il prezzo più basso.

 

America. Clinton-Trump in tv. Gran parte della corsa alla Casa Bianca sarà decisa dai faccia a faccia in tv tra i candidati. Manca meno di un mese al primo confronto e il vantaggio rassicurante della Clinton di oggi potrebbe sfumare per la Clinton di domani. Trump nei confronti tv è un osso duro, imprevedibile, spregiudicato, capace di tutto. Anche di perdere. Come si sta preparando Hillary?

 

L’illusione in Libia. Stabilizzare il paese? Leggere sul National Interest l’articolo di Amitai Etzioni, esperto di Medio Oriente, docente alla George Washington University: “L’idea che gli Stati Uniti possono impegnarsi nel nation building in Medio Oriente è un’illusione sociologica”. Ma con la Germania e il Giappone dopo la seconda guerra mondiale le cose funzionarono. Altra storia, altro contesto, altri popoli, altre condizioni sociali: “Piena cessazione delle ostilità, sicurezza, accettazione dell’occupazione da parte di truppe straniere, democrazia”. E’ lo stesso film che si sta girando in Libia? No.

 

La realtà in Libia. E’ in corso un boicottaggio sui lavori per la nuova lista dei ministri del governo di Serraj. Tobruk ha votato contro, Serraj presenterà una nuova rosa di nomi. Ma i lavori sono difficili. Tutto avviene all’interno del consiglio di presidenza, dove ben quattro componenti su nove ieri non hanno partecipato ai lavori. Il Libya Herald ha i dettagli della storia.

 

Siria. Bombardamenti al confine con la Turchia. Caccia della coalizione a guida Usa hanno bombardato la notte scorsa postazioni Isis vicino alla città siriana di Jarabulus, al confine con la Turchia (via Agi).

 

30 agosto. Nel 1963 entra in funziona la “linea rossa” tra Mosca e Washington. La sede della telescrivente (non un telefono) americana è al Pentagono, non alla Casa Bianca.

 

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