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Quello che c'è da sapere sul terremoto in centro Italia

Il terremoto non si può prevedere. Nessuno è in grado di stabilire con precisione quando avverrà. Li registriamo, proviamo a interpretare le anomalie in una sequenza temporale, si chiamano “precursori sismici”. In questo campo l’Italia ha strutture e studiosi eccellenti. L’educazione è fondamentale. Breve guida per evitare di parlare senza sapere quello che si dice.

24 Agosto 2016 alle 11:31

Quello che c'è da sapere sul terremoto in centro Italia

Foto LaPresse

San Bartolomeo Apostolo

 

Titoli. Alle 3:36 un terremoto ha colpito il Centro Italia. Ci sono morti e feriti, piccoli paesi rasi a suolo e uno stato proiettato in un’emergenza che in realtà è una partita sempre aperta con la natura. L’Italia ha le sue zone altamente sismiche, quella colpita stanotte è tra le più attive della penisola. Solo la Sardegna non ha questo problema. La sismicità si concentra lungo la dorsale appenninica, in particolare nel centro-sud, ed è causata dalla collisione di due placche, quella euroasiatica e quella africana.

 

Stanotte nel Centro Italia tre scosse hanno superato magnitudo 5, la prima, delle 3:36 è stata la più forte (6.1). E’ un sisma paragonabile a quello che ha colpito l’Aquila. Ecco la sequenza:

 

 

La macchina dei soccorsi è partita, come sempre l’Italia nell’emergenza darà grande dimostrazione di capacità, organizzazione e unità. Ci saranno anche le solite polemiche, ma prima che comincino è bene ricordare che il terremoto non si può prevedere. Nessuno è in grado di stabilire con precisione quando avverrà. Li registriamo, proviamo a interpretare le anomalie in una sequenza temporale, si chiamano “precursori sismici”. In questo campo l’Italia ha strutture e studiosi eccellenti. L’educazione è fondamentale. Serve a salvare vite. Ecco alcune cose da sapere.

 

La Ran. E’ la rete accelerometrica italiana, un sistema di monitoraggio che consente di misurare l’accelerazione del suolo. E’ un sistema digitale piazzato in alcuni punti del paese a rischio sismico: le postazioni sono 528, di queste 198 sono dentro le cabine di trasformazione dell’Enel.

 

L’Oss. E’ l’Osservatorio sismico delle strutture, un’altra rete digitale sparsa nel territorio che serve a controllare i danni agli edifici e alle infrastrutture del paese. Entro quindici minuti da un terremoto i dati vengono elaborati in un rapporto che serve a misurare le oscillazioni provocate dal sisma in 149 edifici, (45 per cento scuole, 21 per cento municipi, 17 per cento ospedali, 17 per cento altre tipologie), 7 ponti ed 1 diga.

 

La microzonazione sismica. Il territorio presenta rischi a macchia di leopardo e criticità diverse a seconda della zona abitata. Anche a poche centinaia di metri di distanza, gli effetti di un terremoto possono essere diversi. Conta la qualità degli edifici, ma non solo. Per questo è importante la microzonazione, uno studio dettagliato del terremoto che classifica le zone e fornisce i criteri di intervento e le modalità per la ricostruzione nelle zone colpite.

 

Il censimento dei centri storici a rischio sismico. La devastazione di Amatrice ne è purtroppo un esempio. Il censimento digitale è stato avviato per conoscere in maniera capillare il patrimonio italiano a rischio.

 

Prevenzione del rischio sismico. Le attività sono numerose, distribuite nelle varie regioni, questa è la ripartizione dei fondi per l’anno 2015, l’importo è modulato a seconda del grado di rischio:

 

 

Io non rischio terremoto. E’ la campagna educativa per la riduzione del rischio sismico. L’iniziativa è nata nel 2011, nel 2015 si è svolta in 230 piazza italiane.

 

Da leggere. Per sapere, per capire, tra i tanti libri sul tema, segnaliamo “Terremoto e rischio sismico”, di Maria Grazia Ciaccio e Giovanna Cultrera, sismologhe dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) (Ediesse, 209 pagine, 12,00 euro).

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