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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

L'Europa inerte davanti alla massa turca e al suo sultano Erdogan

“Pena di morte se il popolo la vuole”, dice il presidente turco. Intanto in Pakistan una bomba in un ospedale uccide decine di persone. E l'imperatore giapponese annuncia di voler abdicare. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

8 Agosto 2016 alle 10:56

L'Europa inerte davanti alla massa turca e al suo sultano Erdogan

Bandiere turche sventolate in piazza a Istanbul durante un comizio di Erdogan (foto LaPresse)

San Domenico, sacerdote.

 

Titoli. In un mondo caldo, piatto e affollato, la geografia è tornata al comando. I confini sono lo spazio della crisi contemporanea. Il loro controllo, apertura e chiusura, scandiscono il calendario della politica. L’Italia proiettata nel Mediterraneo (ri)scopre i suoi confini alle porte del Nord Africa, a Est con i Balcani, a Nord Est con l’Austria e a Nord Ovest con la Francia. A Ventimiglia s’inchiostra un breve capitolo di una storia lunga. No borders, che violenta utopia. Quel piccolo passaggio tra la Liguria e la Costa Azzurra è solo un granello di polvere sollevato da una tempesta di sabbia gigantesca che nasce in medio oriente e in Nord Africa. Tunisia, Libia, Egitto, Iraq, Afghanistan, Siria. Confini. Uomini. Guerra.

 

C’è una bandiera rossa sulla mappa, una massa con gli stendardi della mezzaluna, è la piazza di Istanbul dove abbiamo sentito il ruggito della storia: i nostri confini sono in mano alla Turchia di Erdogan. Quello è il punto da osservare: un regime che è passato dal golpe al contro-golpe, la persona diluita nella massa, lo stato solidificato in una persona.

 

 

L’Europa è di fronte a questa massa. E al suo sultano, Erdogan, che di fronte a questa folla oceanica ha scandito queste parole: “Pena di morte se il popolo la vuole”. La folla applaude, chiede il sangue per lavare quello dei “martiri della democrazia”. E’ un destino rosso e nero quello che si sta compiendo in Turchia. Rileggere le pagine di Elias Canetti, Massa e Potere, è una guida per l’oggi e il domani:

 

“Il vero boia è la massa. (...) La condanna capitale che, inflitta in nome del diritto, suona astratta e irreale, diventa vera quando è eseguita dinnanzi alla moltitudine”.

 

I titoli dei giornali si fermano alla cronaca, registrano i fatti, ma la sceneggiatura va avanti, ha una sua logica interiore. Corriere della Sera: “Tensione e arresti, a Ventimiglia arrivano i rinforzi”. I rinforzi, come una guerra. Repubblica. “Il caos Ventimiglia. Alfano: non sarà la nostra Calais”. La Stampa: “Erdogan sfida l’Europa: dirò sì alla pena di morte”. E’ quello che ha in mente, la morte. Il Messaggero: “Migranti, tensione ai confini”. Il Secolo XIX: “Migranti, ultimatum dalla Liguria”. Come se fosse una questione che si risolve in un vertice tra Toti e Alfano e non il problema del presente affamato e senza pietà che sta ridisegnando il nostro futuro. E’ il ritratto involontario dell’Europa, riassunto in un titolo di giornale.

 

Il primo viaggio all’estero di Erdogan dopo il golpe è in Russia, da Vladimir Putin, il più abile e spregiudicato giocatore che muove i pezzi sulla scacchiera geopolitica. Il Financial Times stamattina pone domande, dilemmi. Un alleato della Nato accusa di golpe gli Stati Uniti, ospita le bombe nucleari dell’America nei silos della base aerea di Incirlik e tesse una tela tagliante con il Cremlino. Che fare con la Turchia e il suo presidente?

 

 

E’ la durezza della realpolitik, il cambio di passo della storia, il volta pagina del racconto. Nemici ieri, quasi-amici oggi. La domanda resta sospesa: che fare? Non c’è risposta. Erdogan controlla i confini. Dispone della vita e della morte. Chiede alla piazza rossa l’approvazione della pena di morte. In Europa si sono risvegliati I Sonnambuli del libro di Hermann Broch, corrono verso quello che lo scrittore austriaco chiamava il Wert-Vakuum, il vuoto dei valori, il nulla.

 

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Fine dell’impero del Giappone. Eccola, la storia fare e disfare le sue trame: Akihito in tv ha annunciato l’intenzione di abdicare. Cosa ci sarà dopo? Non può rinunciare al trono senza una modifica costituzionale. Shinzo Abe ha i voti per farlo. Ma lo farà? La questione è delicatissima, la legge imperiale giapponese è considerata da molti intoccabile.

 

Trump torna all’economia. Il candidato repubblicano ha trascorso una brutta settimana. Le sue polemiche sulla guerra e la politica estera lo hanno indebolito. Oggi parlerà di economia al Detroit Economic Club.

 

Pakistan, attentato in ospedale, 53 morti. I fondamentalisti colpiscono ancora. L’esplosione è avvenuta a Quetta, dopo l’uccisione di Bilal Kasi, presidente dell'ordine degli avvocati del Balochistan, la cui salma era stata trasportata nell’ospedale dove poi si è compiuta la strage.

 

Olimpiadi, Italia dorata. Il medagliere italiano è ricco. E vincono gli sport dove sacrificio, dedizione, senza fama e vanità: duecentesimo oro nella storia olimpica grazie al judo, uno splendido oro nel fioretto, un argento meraviglioso nei tuffi e molto altro ancora. Una bella giornata.

 

L’Inter è sempre l’inter: via Mancini. Non lo volevano i nuovi proprietari cinesi e non lo volevano neanche i giocatori. Parabola di un allenatore sopravvalutato.

 

8 agosto. Nel 1521 gli spagnoli nella battaglia di Tenochtitlan sconfiggono l’imperatore atzeco Cuauhtémoc. Finisce la civiltà precolombiana.

 

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