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L'Italia spiegata con la parabola politica di Renzi

Dio è morto, Marx è morto, Berlusconi non sta tanto bene e anche Renzi ha qualche acciacco. Il nostro paese è questo romanzone, tra fedi, -ismi decaduti e personalismi semi-viventi, si consuma il presente, senza avere grande visibilità del futuro.

10 Giugno 2016 alle 10:16

L'Italia spiegata con la parabola politica di Renzi

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Beata Diana d'Andalò

 

Titoli. Dio è morto, Marx è morto, Berlusconi non sta tanto bene e anche Renzi ha qualche acciacco. L’Italia è questo romanzone, tra fedi, -ismi decaduti e personalismi semi-viventi, si consuma il presente, senza avere grande visibilità del futuro. Il Papa parla di Dio in un paese dove quelli che vanno a messa sono al minimo storico, una minoranza tra la minoranza (lavoce.info); l’altra Chiesa, quella della sinistra, ha certificato con le sue liste nei Comuni il suo stato di reducismo, la sua dimensione nostalgica, una testimonianza dove i pochi voti presi da Airaudo e Fassina non cambiano nulla; Silvio l’avete visto tutti, è entrato in ospedale, va operato perché ha il cuore matto; Matteo invece è là, dopo il voto è diventato più loquace di prima, il problema è che non dice niente, è in stato confusionale. Si riprenderà? Cominciamo da lui, dal premier, per capire (parola grossa, nel caso dell’Italia) la parabola della nostra storia collettiva, il nostro senso e dissenso, consenso e controsenso. Primo caffè, Corriere della Sera: “Renzi: è solo un voto locale”. Perbacco, un’intervista al Corriere per avere poi questo titolo? Ha detto qualcosa di nuovo? No. E allora? Ha ribadito il concetto e ribadendolo tradisce una preoccupazione, una tensione, una sottile e tagliente inquietudine, un’incertezza non sulla sua permanenza a Palazzo Chigi (chiederne le dimissioni in caso di crash dopo il voto nei Comuni è cosa che passa tra l’iperbole e l’idiozia), ma sulla linea politica di fondo, sul da farsi per il domani. Ma Renzi è Renzi, ha un continuo bisogno di riaffermare il carattere, la persona, la sua eccezione di sistema, la sua leadership, la sua politica al testosterone dove però si avverte in questo momento un deficit di lucidità. Il silenzio, a volte, non è solo d’oro, ma un buon consigliere per il domani. Come sta il renzismo sui giornali? Ha i suoi problemi, è un periodo da “mai ‘na gioia”. Carlino-Nazione-Giorno lo sintetizzano così: “Renzi in crisi, primi fischi”. Non sono i primi, ma di certo sono quelli che fanno drizzare le antenne a chi dà importanza (e fa bene) agli sghiribizzi d’umore della piazza, ai vai e vieni della storia: oggi sei il più grande, domani sei nella polvere. E’ il destino di tutti i leader italiani, Renzi non fa eccezione. Cambiano solo intensità e velocità di consumo e Renzi rischia di essere novissimo anche in questo. I segnali di logoramento ci sono e dovrebbero suggerire un cambio di passo, una strategia più accorta, meno esposta, meno ripetitiva, meno ossessiva su punti che ormai sono o chiarissimi fino a diventare dominio di Lapalisse o così confusi che è meglio lasciar perdere in attesa che vi sia chiarezza. E poi c’è la bulimia da tv, il suo volto e le sue espressioni fagocitate dallo schermo in un ripetersi di apparizioni a cui non segue lo stupore della sparizione con seguente attesa e rinascita. Titola la Stampa: “Renzi non buca più. In tv effetto saturazione”. Il buon Fabio Martini cita la performance di Renzi a Otto e Mezzo: “Il 6,23 per cento di share con un ascolto medio di 1 milione e 482mila spettatori, meno di quanto avesse fatto Pier Luigi Bersani nella stessa trasmissione tre settimane prima: 6,70 per cento e 1 milione e 665mila spettatori”. Basta per farne un leader in declino? No. Tanto che nello stesso articolo, Martini fa parlare Roberto Weber che mette la cornice al quadro: “Attenzione a non lasciarsi confondere dal voto amministrativo, nel quale hanno giocato fattori locali e personali, perché invece lo stato di salute elettorale del Pd come forza nazionale è molto migliore, nettamente migliore di quello delle altre forze”. La cosa è tanto vera che, alla fine, il dato complessivo dei ballottaggi per il Pd è positivo, ma il problema è che non è percepito, non cattura l’immaginario come bene sa Beppe Grillo che ha concentrato tutti i suoi sforzi sulla battaglia di Roma, preda simbolica del grillismo. E torniamo al punto chiave: la politica è comunicazione. Emozione. Facile, farla spiovere nell’assuefazione. Fu Berlusconi nel lontano 1994 a dare alla politica italiana questa dimensione contemporanea, questo graffio continuo, lo spiazzamento del discorso comune. Anche il suo ricovero, il suo batticuore, il suo tramontare è diventato spettacolo, scena, rappresentazione. E sui giornali questa storia italiana giganteggia perché ha il seme del racconto tragico, dell’epica, una cavalcata infinita nel paesaggio italiano popolato di mostri, fate, geni, ciarlatani, carrozzoni, burattini. Il nostro libro mastro è nelle pagine di Pinocchio, sublime creazione di Collodi. E così Repubblica dedica al Cavaliere disarcionato l’apertura (“Rischiava di morire, basta politica. Berlusconi sarà operato al cuore”) e coriandoli di articoli che ne sezionano il battito e il silenzio, la storia e controstoria, il ruggito e il lamento. Che storia, cari lettori di List, è quella di Berlusconi. Libero lancia l’appello inventato da Spielberg: “Salvato il soldato Silvio”. Il Giornale lo dipinge mentre sfugge all’ultima chiamata: “Berlusconi ha rischiato di morire”. La Stampa tratteggia il domani: “Si apre il dopo Berlusconi. Il medico: poteva morire”. C’è un domani? C’è sempre. Buona giornata.

 

 

Banche 1. Rimborsi agli obbligazionisti. L’apertura del Sole 24Ore ricorda che ci sono ancora parecchi problemi da risolvere allo sportello. Il Senato ha approvato il decreto per le 4 banche saltate a fine 2015. Titolo: “Banche, platea più ampia e più tempo per i rimborsi”. Domande entro sei mesi. Corsa allo sportello.

 

Banche 2. L’oro di Vicenza. A proposito di banche che saltano in padella. Titolo di MF: “Un ristoro per i soci di Pop Vicenza”. Cosa è successo? Ecco il catenaccio: “Quaestio sgr, il gestore del fondo Atlante, vuole consentire agli azionisti storici della banca danneggiati di beneficiare del rilancio. Si profila un warrant stile Banco Ambrosiano. Mion sarà presidente, Iorio resta ad. Via all’azione di responsabilità”. Non finisce qui.

 

Tassi negativi, una bomba a orologeria. Leggete cosa dice Bill Gross sul Financial Times e poi allacciate le cinture per un atterraggio che (forse) nell’epoca dei tassi negativi non sarà morbido.

 

Signor Brexit, come sta? Bene, a giudicare dall’ultimo dibattito su ITV. Vinto da Boris Johnson, secondo Politico.

 

Mettete il cuore nello zainetto. Non è una frase da bacio Perugina (buona anche per Twitter) ma la storia di un uomo che ha vissuto per un anno con una macchina che ha svolto le funzioni del suo cuore matto, in attesa del trapianto. Cosa fa la scienza…

 

10 giugno. E cosa fa l’ignoranza: nel 1692 si svolge il processo alle streghe di Salem. Bridget Bishop viene impiccata perché colpevole di essere una strega.

 

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