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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Il vertice della Bce e quello dell'Opec, ovvero Draghi vs. Berlino e il prezzo del greggio

Oggi a Vienna due appuntamenti notevoli per vedere come il presidente dell'Eurotower risponderà ai detrattori tedeschi e per capire il futuro della produzione del petrolio. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

2 Giugno 2016 alle 11:04

Il vertice della Bce e quello dell'Opec, ovvero Draghi vs. Berlino e il prezzo del greggio

Il presidente della Bce, Mario Draghi (foto LaPresse)

Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista.

 

Titoli. Mattarella intervistato dal Corriere. Mattarella che scrive sulla Stampa. Il 2 giugno Mattarella fa quello che deve fare Mattarella: il presidente della Repubblica. Non essendo una notizia, possiamo andare oltre. Notizie sui giornali? Poco, perché la campagna elettorale sta sfumando, si attende ormai il voto di domenica per riaccendere la lavatrice del commento politico e dunque l’impaginato è fatto di eventi istituzionali (Mattarella e il 2 giugno) o di titoli più o meno azzeccati su temi di varia umanità. Così Carlino-Nazione-Giorno decidono di fare l’apertura sulla Brexit e i sondaggi (“Londra, in testa gli anti-Ue”, meglio affidarsi al fiuto degli allibratori) che dicono che il Regno Unito è pronto a uscire dall’Unione europea. C’è il Messaggero (caffè ar vetro) che sceglie le parole del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: “Irpef giù ma stop a sconti fiscali”. Il dibattito è quel che è, tanto che Il Giornale cerca un’alternativa al già visto e letto e fa un titolo che desta l’attenzione del lettore: “Tumori, c’è un vaccino”. Libero ha una foto del ministro Alfano e un titolo che lo dipinge così: “Il ruggito del coniglio”. Il Fatto Quotidiano ha preso il Barbera e non lo molla: “Alla Consulta c’è un indagato ma nessuno lo deve sapere”. La vicenda che riguarda il professor Barbera è arcinota fin dal 2013. A proposito di Costituzione, da leggere l’intervista di Ezio Mauro a Roberto Benigni, su Repubblica. Non perché abbia chissà quali rivelazioni filosofico-letterarie, ma perché il sì di Benigni al referendum è ben motivato: “Sono trent'anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il "sì", con l'altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile". Si chiama immobilismo e salto all’indietro. Altro? Chiudiamo con la realtà che bussa alla porta del caveau. MF ha una notizia buona (forse): “Banche, requisiti più soft in vista”. Il Sole 24Ore riporta tutti sulla terra: “Borse in calo con le banche Piazza Affari perde l’1,2%”. Buona giornata.

 

Post scriptum: in prima pagina sul Sole 24Ore c’è un articolo di Maria Elena Boschi. Il ministro delle Riforme è un cervello fino e una macchina da guerra (politica), ma la penna non è la sua tazza di tè. Incipit con sfoggio di maiuscole (Festa), ripetizioni (ben quattro festa, anzi Festa, nelle prime quattro righe), ciuffi di punti ammirativi ovunque, la Resistenza (che fa sempre d’uopo), la scoperta delle “patriote invisibili”, il passaggio di costume che esonda nella teoria del fiocchetto sulle donne “vestite con gli abiti migliori come si conviene a una occasione importante”. Proprio come si conviene, tutto uno sferruzzare a modino, il boschismo impaginato. Se c’è, cambiare ghostwriter. Se non c’è, cercarne uno che dia del tu all’inchiostro, in fretta.

 

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Felix Austria, oro e petrolio. Oggi a Vienna ci sono due appuntamenti importanti: la riunione del board della Bce (webcast alle 14.30) e il vertice dell’Opec (qui il webcast). Cosa decideranno? Niente. Ma in questo niente ci sono cose notevoli. Sarà interessante vedere la conferenza stampa di Mario Draghi e come il presidente della Bce si difenderà dai critici (i tedeschi) che dicono che le sue misure espansive sono inefficaci. Ma non hanno la prova contraria. Sarà interessante vedere come i paesi produttori di petrolio del cartello dell’Opec si muoveranno nei confronti dell’Iran, il player che vuole aumentare la sua quota. E sarà interessante vedere all’opera il nuovo ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita, Khalid al Falih. Il tema? Il prezzo del petrolio a 50 dollari non è abbastanza alto per salvare le economie del petrolio e non è abbastanza basso per decidere di tagliare la produzione. E’ il limbo del barile.

 

L’Arabia Saudita viaggia con Uber. Nel frattempo, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha messo 3,5 miliardi di dollari in Uber. Viaggiano comodi: carburante e macchina non mancano.

 

Tensioni Germania-Turchia. Il Parlamento tedesco vota una risoluzione sul genocidio degli Armeni. Ankara prepara la sua risposta. E non sarà tenera.

 

Brexit e allibratori. Mancano tre settimane al referendum che chiede ai sudditi di Sua Maestà britannica se vogliono restare o uscire dall’Unione europea. Per sapere, per capire come vanno le cose nel Regno Unito, non guardate i sondaggi, ma i bookmakers, gli allibratori. Cosa dicono? Che gli inglesi restano. Vedremo.

 

2 giugno. Nel 1897 il New York Herald il 1° giugno pubblica un articolo dove Mark Twain viene descritto malato e in fin di vita. In realtà Twain sta benissimo, è inviato nel Regno Unito per il New York Journal, per raccontare il Diamond Jubilee della regina. L’incidente tra giornali rivali è innescato. Il New York Journal il 2 giugno pubblica un articolo che smentisce il New York Herald e mette nero su bianco una frase di Mark Twain destinata a diventare storia: “Le notizie sulla mia morte sono un’esagerazione”.

 

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