cerca

Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Chi è più laico tra Renzi e il Papa?

E’ Matteo l’alfiere della ragione, improvvisamente tutto Cavour e niente Fanfani? O forse è Francesco a essere tutto logos, riforma, progresso, ormai tutto Kung e niente Ratzinger?  Mistero che Cossiga avrebbe risolto così: “Essendo un mistero, ci vuole fede”.

13 Maggio 2016 alle 11:25

Chi è più laico tra Renzi e il Papa?
Beata Maria Vergine di Fatima.

 

Titoli. Chi è più laico tra Renzi e il Papa? E’ la domanda che aleggia durante la lettura dei giornali. E’ Matteo l’alfiere della ragione, improvvisamente tutto Cavour e niente Fanfani? O forse è Francesco a essere tutto logos, riforma, progresso, ormai tutto Kung e niente Ratzinger?  Mistero che Cossiga avrebbe risolto così: “Essendo un mistero, ci vuole fede”. Il rebus tra norma e spirito non sparisce neppure di fronte alle grandiose notizie dei pentastellati alle prese con la realtà: hanno una manciata di sindaci, sono finiti quasi tutti sotto inchiesta. E invece di interrogarsi sul perché la ghigliottina nella piazza del Comune sia un pericolo per tutti, ora si accartocciano sul pre-giudizio che avevano trasformato in clava da usare contro l’avversario politico. E’ il destino dei rivoluzionari che eccedono di lama con gli avversari. Robespierre dopo aver fatto cadere teste e scorrere sangue a fiumi a Parigi, finì in prigione il 28 luglio del 1794 nella Conciergerie e dopo quattordici ore di prigione, fu ghigliottinato in Place de la Révolution, mentre la folla urlava contro “Robespierre il tiranno”. Primo caffè, Corriere della Sera: “Renzi difende le unioni civili”. Questo, il laico Renzi. Poi c’è l’altro, Bergoglio: “Mossa a sorpresa di Francesco: le donne diacono”. E così si chiude il cerchio dei diritti e dello spirito che s’arrangia a esser terreno senza più un ingombrante ultra che si pone domande sui dogmi e la tradizione e perfino la teologia. Andiamo avanti, perché il Corriere ci avvisa che il Movimento 5Stelle è “alla prova etica” e che Alfano assicura: “Mai le adozioni ho un patto con Matteo”. Anche Letta (Enrico e pure Gianni) lo avevano un patto. Citofanare Alfano: leggere Machiavelli. Cosa fa Repubblica? Il giornale di oggi è tutto un diritto, una morale, una questione etica e filosofica. Apertura: “Unioni civili. Renzi: le leggi si rispettano”. E con questa rivelazione tipicamente italiana (“le leggi si rispettano”, buono a sapersi) si va allo spallone con titolo su due righe: “Donne, svolta nella Chiesa. Il Papa apre al diaconato”. E’ già fatto? Si sa, Repubblica anticipa i tempi, è un quotidiano in progress, sa e diffonde prima degli altri. Ecco dunque avanzare Ezio Mauro, ormai a un passo dalla scalfarizzazione della prosa (mancano i dialoghi con se stesso, ma arriveranno), che sforna un croccante pezzo “sul triangolo tra la legalità, la politica e l'antipolitica”. E così torniamo al dritto e al rovescio, alla legge e alla politica sprangata dall’anti-tutto che finisce nel tritatutto da lui azionato. Passaggio chiave: “Il problema è il sentimento di "alterità", che consente ai Cinque Stelle di vivere in un immaginario altrove dove non sono permesse contaminazioni, accordi, concorsi nelle decisioni utili al Paese e condivisioni di responsabilità, ma conta solo marcare la diversità sperando in questo modo di ereditare il sistema. Ereditieri del collasso del sistema, più che soggetti attivi del cambiamento: è la riduzione della politica alla sola dimensione di denuncia, tribunizia, nel senso degli antichi Tribuni che parlavano a nome di tutto il popolo, apostrofando il potere”. La realtà? Si vede lontano un miglio che Gianroberto Casaleggio non c’è più, i grillini balbettano. Andiamo avanti, facciamo un giro di titoli. La Stampa ha il suo pezzo migliore che viene da Massello, in provincia di Torino: “Il paese al voto con un candidato ogni due abitanti”. Il più difficile porta a porta elettorale della storia. Troppa rappresentanza finisce per azzerare la rappresentanza. Votano se stessi. Punto. Libero: “Arrivano le donne-prete”. Il pezzo da leggere è quello di Vittorio Feltri: “Centrodestra schizofrenico, vota contro le sue riforme”. Citofonare il Cav. A proposito, che fa Il Giornale? Un’apertura diversa e molto interessante: “Ecco chi nega i salvavita ai malati di tumore”. E’ un’inchiesta di Stefano Filippi, merita di esser seguita. Altro? Carlino-Nazione-Giorno hanno il loro titolo stereofonico: “Renzi: io premier laico”. Cose belle dal Mezzogiorno? Babà e Il Mattino: “All’ergastolo l’ex attore di Gomorra”. Brava gente. Caffè ar vetro e Il Messaggero: “Roma, tangenti anche sui morti ultima vergogna”. Che volete farci, è il caro estinto. Money? Su MF c’è la saga Cairo-Rcs: “Cairo attacca i manager Rcs”. Chi ha ragione? Leggere il catenaccio del titolo per farsi un’idea precisa: “L’editore non intende modificare l’ops. E picchia duro: in cinque anni perdite cumulate per 1,3 mld, fanno i piani e non li rispettano, negli ultimi tre esercizi hanno bruciato 10 milioni al mese di cassa”. Dieci milioni al mese. Al titolare di List questo pare convincente. Che fa Il Sole 24ore? Questo titolo: “L’Europa «boccia» la Cina: non è economia di mercato”. Grande tema, è cominciata un’era di protezionismo. E non è ancora arrivato Donald Trump alla Casa Bianca. Buona giornata.

 

La Germania corre, l’Italia… va piano, cresce, ma a un ritmo che è la metà: Berlino segna +0,7 per cento, Roma si ferma a +0,3 per cento. I dati della produzione del primo trimestre mettono in evidenza le divergenze tra i paesi dell’Eurozona.

 

Nuovo record debito pubblico a marzo. Via Agi: “In marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 14,0 miliardi, a 2.228,7 miliardi. Lo rende noto Bankitalia nel Supplemento "Finanza pubblica, fabbisogno e debito". Si tratta del nuovo record rispetto a quello toccato a maggio 2015”.

 

Stile e libro mastro, Ferragamo. Sono tempi duri anche nel mercato del lusso, ma gli analisti premiano uno dei giganti italiani, Ferragamo, per la capacità di controllare i costi.

 

Capitalizzazione: testa a testa Google-Apple. Ci sono molte ragioni nel declino della quotazione di Apple, ma la principale è che l’era d’oro dell’iPhone sembra finita. I dati di bilancio parlano chiaro, eccoli:


 

Il meno è dato comune su tutto l’hardware. Pressione sui prezzi, rallentamento della Cina e concorrenza di nuovi player si fanno sentire. Alphabet, la capogruppo di Google, ne beneficia e il modello di business appare agli analisti più “contemporaneo” e in linea con il trend dell’espansione dei servizi. Apple ha una cassa mostruosa, può recuperare il tempo perduto e rivedere il suo modello, il problema però è che siamo alla ripetizione e duplicazione di device che hanno difficoltà crescenti: iPhone, iPad e Mac possono anche avere molti numeri finali, ma davanti restano quello che sono: prodotti che da anni sono sul mercato.

 

La Apple del futuro? C’è già, si chiama Tesla.

 

E Tim Cook che fa? Corre ai ripari per non trovarsi a corto di ricavi tra qualche anno e investe un miliardo nel concorrente di Uber in Cina.

 

13 maggio. Prima gara di Formula Uno a Silverstone nel 1950. Questo il podio: Nino Farina (Alfa Romeo), Luigi Fagioli (Alfa Romeo), Reg Parnell (Alfa Romeo).

 

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi