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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Via libera alla riforma costituzionale, altrimenti è finita. Il monito di Napolitano

L'ex presidente della Repubblica avverte che è in gioco il futuro di un paese rallentato dal peso di un'architettura istituzionale obsoleta. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

3 Maggio 2016 alle 10:47

Via libera alla riforma costituzionale, altrimenti è finita. Il monito di Napolitano

Giorgio Napolitano (foto LaPresse)

Santi Filippo e Giacomo Apostoli

 

Titoli. Tra qualche mese, l’Italia sarà di fronte a uno spartiacque: accettare la sfida della contemporaneità o voltarsi indietro e ripiombare nel cono d’ombra del passato. Il referendum costituzionale ha questo significato e la sfida di Matteo Renzi è un passaggio chiave. Il presidente del Consiglio è un politico tout court, si può amare o detestare, ma la sua riforma costituzionale è il cuore della battaglia dei riformisti. Dopo la commissione Bozzi (1983-85), la commissione De Mita-Iotti (1993-94), la commissione D’Alema (1997), la commissione di saggi ispirata da Napolitano (2014) il paese ha l’opportunità di chiudere oltre trent’anni di discussione, voltare pagina, dare un segnale agli italiani di buona volontà che fanno grande questo paese con il loro dinamismo, la loro creatività, il talento in giro per il mondo, i makers di un paese che uscì distrutto dalla guerra, divenne una grande potenza industriale e oggi si trascina il peso di un’architettura istituzionale obsoleta sempre in ritardo rispetto alla velocità del presente. E’ una sfida tra chi guarda al futuro e chi vuole mantenere a tutti i costi il privilegio del rentier. Proprio oggi, il 3 maggio del 1469 nasceva in Italia un genio del pensiero politico, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, Nicolò Machiavelli. C’è un passaggio di una splendida sua biografia ("Vita di Nicolò Machiavelli, Fiorentino") scritta da Giuseppe Prezzolini, che dovrebbe far riflettere: “Machiavelli poteva sperare, poetare, vaticinare. Gli era ancora permesso credere all’unità d’Italia, lavorare per una milizia nostrana, attendere il Principe metà volpe e metà leone che venisse per imporre la pace fra le sette e liberare l’Italia da’ Barbari”. Il suo gemello di pensiero politico fu Francesco Guicciardini, più giovane di quattordici anni, a cui il calendario riservò un orizzonte diverso: “Guicciardini non lo poteva più perché quattordici anni dopo l’abbrivio era dato alla rovina completa, e l’Italia correva giù per la china della perdizione”. Cambiò tutto. La storia è un battito di ciglia. Basta un episodio per “dare alla rovina” non la biografia di un uomo, ma quella di una nazione. I riformisti, sanno da che parte stare. Primo caffè, Corriere della Sera: “Diecimila comitati per il Sì”. Catenaccio: “Renzi lancia la campagna sul referendum: il cambiamento dopo 63 governi”. Altro? Un’intervista a Giorgio Napolitano che scatta la foto del momento. Domanda: La nostra Costituzione è davvero superata, secondo lei? Risposta: “La prima parte esprime in piena luce principi e valori fondamentali di convivenza civile e politica. La seconda parte, sull’ordinamento della Repubblica, ha presentato da subito gravissime fragilità. Nell’equilibrio dei poteri l’esecutivo è stato fin dall’inizio debole. I costituenti avevano previsto la necessità di dispositivi per evitare l’instabilità dei governi e le degenerazioni del parlamentarismo; ma questi dispositivi non sono mai arrivati. Presto apparve chiaro che il bicameralismo paritario era indifendibile. Siamo in ritardo gravissimo. I tentativi sono stati molti: la bicamerale presieduta da Bozzi, la commissione De Mita-Iotti, la commissione D’Alema, che vide collaborare tutte le forze politiche e fu silurata alla fine. Se si affossa anche questo sforzo di revisione costituzionale, allora è finita: l’Italia apparirà come una democrazia incapace di riformare il proprio ordinamento e mettersi al passo con i tempi. E questo lo devono capire tutti; anche quelli che vorrebbero usare il referendum per far cadere Renzi”. Annotare sul taccuino, ricordare il giorno del voto. Altro? Vediamo cosa fa Repubblica. Titolo d’apertura su due righe: “Referendum, via alla sfida. Unioni civili subito in aula”. Repubblica affida il commento a Salvatore Settis che fa il né né della situazione e appende il giornale che dovrebbe essere la punta di diamante del progressismo (del cambiamento, se preferite) a una posizione che conduce inevitabilmente al non riformare nulla perché si pretende di cambiare con il cesello la forma di una montagna. Tanti auguri. Facciamo un giro di titoli. La Stampa: “Marò, primo successo dell’Italia”. L’arbitrato alla fine è una linea che dà i suoi frutti in una vicenda diplomatica intricata. Libero continua la sua indagine in moschea: “Gli Imam italiani che tifano per l’Isis”. Il Fatto Quotidiano è in procura, come sempre: “Toschi, Mercedes e contanti”. Toschi è il nuovo capo della Gdf, Il Fatto ricorda un’inchiesta a suo carico. Bene, come andò? Archiviata. Questo evidentemente non basta, sei dichiarato innocente, ma le accuse restano a vita. Andiamo avanti. L’Unità continua la sua serie di prime pagine dadaiste: “Porta a porta”. Si riferisce alla campagna referendaria, urge un titolista in redazione. Cose belle dal Mezzogiorno? Il Mattino ha questa apertura: “Antonio ucciso come Fortuna”. Come se la passa il ricco Nord-Est? Un’occhiata al Gazzettino: “Pop Vicenza, lo schiaffo della Borsa”. Fare Atlante è un mestiere difficile. E così MF fa questa apertura: “Popolare Vicenza è tutta di Atlante”. E Il Sole 24Ore mette il sigillo alla notizia: “Borsa ferma Vicenza: flottante troppo basso”. Finisce qui la lettura dei giornali del titolare di List? No, un caffè ar vetro e il Messaggero con la notizia più letta al bar: “Totti super: Genoa-Roma 2-3”. Er Pupone l’ha fatto ancora. Buona giornata.

 

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Previsioni di primavera. Non è il meteo, ma l’economia. Saranno pubblicate oggi quelle dell’Unione europea.

 

Europa-Giappone. Oggi il primo ministro giapponese Shinzo Abe incontra i vertici delle istituzioni europee. Molti i temi in agenda.

 

Il sindaco di Londra? Forse sarà musulmano. Il laburista Sadiq Khan è in pista per la successione al conservatore Boris Johnson. Si vota il 5 maggio.

 

Il più piccolo motore del mondo. Si chiama Ant, l’ha progettato l’università di Cambridge. Un miracolo della nanotecnologia che avrà uno sviluppo nella medicina.

 

Ranieri. Un grande signore, una grande impresa. Il titolare di List ricorda una stagione cominciata nel 1988 in Serie C, stadio Amsicora, e finita a razzo in Serie A. Cagliari, allenatore Claudio Ranieri. Il Financial Times fa i conti sulla vittoria del Leicester in Premier League e si chiede: saprà farlo ancora?

 

3 maggio. Nel 1968 la polizia a Parigi carica gli studenti. E’ l’inizio del maggio francese.

 

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