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L'ennesimo stop and go del governo sulla Libia

Prima si dice “siamo pronti” a andare a aiutare il governo libico. Poi no, meglio aspettare. Nel frattempo, in Libia, queste cose le leggono tutti e generano confusione.

27 Aprile 2016 alle 11:16

L'ennesimo stop and go del governo sulla Libia

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (foto LaPresse)

  San Simeone, vescovo e martire.

 

Titoli. Voti e camorra, Buba e Brennero. Un cocktail che fa girare la testa, impaginato, servito, bevuto tutto d’un fiato. Che dire? Leggiamo. Primo caffè, Corriere della Sera: “Voti e camorra, bufera sul Pd”. Occhiello: “Stefano Graziano intercettato con uno dei Casalesi. Palazzo Chigi: non è nostro consulente”. Alla fine, vedremo l’esito del processo. Nel frattempo, ci sono conseguenze politiche immediate. Quali? Si vota nelle metropoli, non serve uno sforzo d’immaginazione. Altro sul Corriere? Certo, perbacco, nello shaker di via Solferino c’è tutto e notate questa scelta di combinare questi due argomenti in un solo titolo: “Brennero, da Vienna attacchi a Roma. Bundesbank: Padoan troppo ottimista”. Cosa abbiano in comune dal punto di vista tematico l’Austria e la Buba è un mistero che forse al Corriere hanno risolto così: parlano tedesco. Sorprendente semplificazione. O forse è un elemento di tipo geopolitico? Il Nord. Anche questa è un’ardita manovra. Sono misteri che solo il grande giornalismo può risolvere, qui a List siamo piccoli e osserviamo con invidia tanta scienza. Per fortuna c’è la cronaca e un fogliettone molto interessante: “Fino a che età è giusto pagare i sogni dei figli”, non c’è il punto interrogativo, ma prendiamola come domanda. Risposta: finché ce la fai. Andiamo avanti, cosa fanno a Repubblica? Aperturina sulla Bundesbank, titolone sui guai del Pd in Campania, foto sul caso Regeni e gli arresti di Al Sisi. Tutto ordinato. Cose da leggere? Zucconi sul Trump-salvinismo ha buoni spunti, uno in particolare: “E' una ribellione prima di tutto di linguaggio, veicolo necessario a ogni propaganda efficace, un rigetto incosciamente culturale contro la tirannide del "politicamente corretto" che viene visto come uno strumento orwelliano per nascondere i propri privilegi dietro formule stereotipate e cicisbee, in Italia manifestate nel desolante politichese dei governanti”. Facciamo un giro di titoli, rapido perché sono da ciclostile. La Stampa: “Bundesbank all’attacco. 'L’Italia ha violato i patti'”. Carlino-Nazione-Giorno in stereofonia: “Inchieste, altra tegola sul Pd”.  Il Giornale titola con il machete: “Il consulente di Renzi indagato per camorra”.  Libero con la clava: “Gli affari del Pd con Gomorra”. Sul Messaggero c’è un’intervista al sottosegretario Nannicini («Pensioni, così l’uscita anticipata») a cui qualcuno dovrà pur dire che le interviste hanno anche una tempistica, una logica d’entrata e uscita. Ecco, lui l’ha sbagliata completamente. Cose serie? Sulla prima pagina di MF: “Petronas in campo per la chimica Eni”. Il Sole 24Ore ha questa apertura: “Decreto banche in dirittura: il nodo del recupero crediti”. Corsa allo sportello (di Stato). Buona giornata.

 

Libia. Barili e fucili. La storia si ripete e come qualche settimana fa Palazzo Chigi ha iniziato di nuovo lo stop and go. Prima si dice “siamo pronti” a andare a aiutare il governo libico. Poi no, meglio aspettare. Nel frattempo, in Libia, queste cose le leggono tutti e generano confusione. In ogni caso, ieri Giorgio Starace, l’inviato speciale del governo italiano per la Libia, a Tripoli ha gelato tutti: “La lotta contro Isis la devono fare i libici e basta”. Niente truppe straniere. Bene. E la difesa dei pozzi? E’ passiva? E’ attiva? Proteggiamo le infrastrutture libiche si o no? Per esser chiari, la partita dei clan in Libia è tutta sul petrolio: ieri Malta ha bloccato l’ingresso di una petroliera che doveva vendere il suo carico estratto dalla Cirenaica. Da leggere su Libia e Occidente, il perfetto editoriale di Paolo Valentino sul Corriere della Sera.

 

Com’era la storia dell’alleanza Cruz-Kasich contro Trump? The Donald ha stravinto il turno delle primarie in cinque stati. Clinton ha consolidato il suo vantaggio. Tutto come previsto.

 

Apple, si chiude un’era. Dopo 13 anni, nei conti trimestrali di Apple è apparso il segno meno. Si tratta di un fatto importante per il settore hi-tech perché sul bilancio non c’è solo un dato economico ma una tendenza negli stili di consumo e dunque nella cultura: il mercato della tecnologia è saturo di prodotti che fanno tutti la stessa cosa, la pressione sul ribasso dei prezzi è fortissima. Apple vende non solo meno telefonini, ma meno tutto: meno iPad, meno Mac, meno iPod. Il mercato cinese, dove ci sono centinaia di milioni di potenziali consumatori, è terra di conquista anche per gli altri e infatti il 60 per cento della perdita registrata da Apple dipende dal mercato cinese. Che cosa succederà? Devono inventare nuovi prodotti e mettere a profitto i servizi. Solo che nello streaming si sono fatti anticipare da Spotify e nel settore dell’auto elettrica da Tesla. Il prossimo passo? La Apple Car.

 

Internet delle cose e l’Ingegnere. Sul Sole 24Ore Carlo De Benedetti spiega perché “L’internet delle cose è la frontiera della crescita”. Pezzo interessante, De Benedetti è un appassionato osservatore dello scenario hi-tech: “L’anno scorso la dimensione economica globale del mercato dell’IoT, l’Internet of Things, è stata valutata in 157 miliardi di dollari. Nel 2021, secondo l’agenzia Research and Markets, salirà a 661 miliardi. Il relativo tasso annuo di crescita composto (CAGR) sarà di un mostruoso 33,3 per cento. Bastano questi numeri a spiegare perché Amazon, Cisco, General Electric, Oracle, Microsoft, Symantec e altre aziende di software stanno concentrando i propri investimenti sull’Internet delle Cose. Ancora una volta, a muoversi con più rapidità e decisione sono gli americani”. Esatto. Ma dovrebbe far riflettere la questione dell’assenza di player europei nel settore del search box e il pesante ritardo che si sta accumulando nella esplorazione della sterminata terra delle connessioni di oggetti. L’Europa è preda e non predatore. Però apre procedure antitrust a Bruxelles che non colmano alcun ritardo né aprono il mercato ad altre aziende.

 

Alibaba e il Cavaliere. Berlusconi sarebbe pronto a cedere il Milan a Jack Ma, il fondatore di Alibaba. Decisione finale entro pochi giorni, dicono.

 

27 aprile. Nel 1667 John Milton è cieco e povero: vende i diritti del Paradiso perduto per 10 sterline. Il genio e l’ignoranza. Non è cambiato molto da allora.

 

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