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Consiglio Europeo. E’ il giorno della Turchia o no?

Per ora si fa una gran melina e l’accordo non c’è. Il premier turco Davutoglu stamattina dice di essere “ottimista”. Nel frattempo, il presidente Erdogan accusa l’Europa di essere ipocrita su immigrati e diritti umani.

18 Marzo 2016 alle 11:21

Consiglio Europeo. E’ il giorno della Turchia o no?
San Cirillo, vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa.

 

Titoli. Ieri erano i fascisti-leghisti, oggi sono i Verdini. Ieri era la mamma, oggi è l’amico del giaguaro. Ieri erano le unioni civili, oggi sono le trivelle. Ogni giorno in Italia presenta un impaginato fuori dal presente dove la destra e la sinistra si scambiano ruoli d’irrealtà. Ieri erano Forza Italia e Lega a conquistarsi i titoli delle prime pagine, oggi è il Pd con le sue psicosi autoflagellanti, anzi, trivellanti. Primo caffè, Corriere della Sera: “Verdini, lite sulla condanna”. Catenaccio: “Sinistra dem all’attacco con 5 Stelle e Lega. Il Pd: non governa con noi”. E’ una condanna in primo grado, la discussione andrà avanti, succederanno delle cose: il governo andrà sotto, poi sopra, poi ancora sotto, sparirà si rifarà, si voterà. Si chiama logoramento. Storia già vista, andiamo avanti. Restiamo nel giacimento (politico) del Pd. Titoletto sul Corriere: “I democratici verso l’astensione sulle trivelle”. Veramente su un documento ufficiale dell’Agcom (il Garante per le comunicazioni) la posizione ufficiale è quella dell’astensione. E infatti la minoranza democratica ha il mal di pancia: chi ha deciso? E’ irrilevante ai fini della scelta politica e culturale, perché così non c’è nessun “verso” e ancor meno un “cambio verso” nel Pd. L’astensione su un referendum simile (vedere i dati scientifici e decidere, valutare il merito e non il demerito demagogico) è assenza di coraggio, cultura politica, è opportunismo (im)purissimo. Andiamo avanti, che fa Repubblica? E’ sempre all’estero, si aggira tra Medio Oriente e Stati Uniti. Dopo la doppietta (due giorni consecutivi di sciroppo egiziano) dell’intervista al presidente Al Sisi, è il turno dunque della Grande America obamiana (giunta ai titoli di coda). Ecco il titolone d’apertura sul segretario di Stato John Kerry: “Fermiamo il genocidio Is”. Bene. E il caso Verdini che tanto appassiona la sinistra e molto meno le masse? Ezio Mauro ci avrebbe fatto il titolo d’apertura e messo su una carica da cavalleria corazzata. Ma come canta Franco Battiato (Segnali di vita), “il tempo cambia molte cose nella vita / il sesso, le amicizie le opinioni…”. E dunque la (s)fortuna di Denis nel nuovo corso di Repubblica diventa una solinga colonna tipografica, accompagnata nel suo viaggio in edicola dal singulto di Stefano Folli: “Il prezzo da pagare”. Altro sul giornale in progress? Cronaca: “Cinquecento giorni per un esame. L’attesa infinita dei pazienti in Italia”. Si fa in tempo a passare all’altro mondo. E’ una bella inchiesta di Repubblica sulle liste d’attesa in ospedale in dieci città. Come uno dei sistemi sanitari migliori del mondo (sì, è così) possa sopravvivere a tutto questo è un miracolo. Altro? Facciamo un giro di titoli. Anche la Stampa, giornale di Torino che vende grandissima parte delle sue copie in Piemonte, va sempre all’estero: “Europa, ultima offerta alla Turchia”. Grande discussione al bar a Cuneo. Altro? C’è Massimo Gramellini che scrive il pezzo che non c’è su Repubblica: “A dispetto dei gufi, con baffetti e no, ormai Renzi si colloca molto più a sinistra della sinistra sudamericana. Infatti, mentre in Brasile la compagna Dilma Rousseff è arrivata a nominare Lula ministro pur di evitargli l’arresto, in Italia nessuno pensa ancora di offrire un posto di governo al Verdini condannato a due anni per corruzione. Ci si limita a tenerlo dentro la maggioranza: a portata di mano, pulita o sporca che sia”. Uhm, la fusione tra Rep. e Stampa è da mettere a punto: chi dà la linea? A proposito di Europa, il titolare di List segnala il titolo hardrock di Avvenire, il giornale dei vescovi: “Cose turche alla Ue”. Titoli dal fronte destro. Libero: “Renzi vuol tagliare le tasse. Ecco come. E chi ci perde”. Perde? Certo, il titolo è corretto: meno tasse, meno incassi e più spesa. Qualcuno deve pagare: o con i tagli, o con imposte mascherate. Il Giornale: “Banche, Renzi deve pagare”. Capitolo più rimborsi per tutti. E le perforazioni? Eccole, in tutta la loro profondità, su Carlino-Nazione-Giorno: “Pd alla guerra delle trivelle”. Un, due, tre titoli d’apertura verdinanti: “I condannati del Nazareno” (Fatto Quotidiano), “Verdini condannato, caso nel Pd” (Messaggero e caffè ar vetro), “Condannato Verdini, è scontro” (Il Mattino”). Soldi? MF su una saga bancaria da brividi: “L’Europa fa saltare Bpm-Banco”. Tranquilli, il sistema è solido. Il Sole 24Ore suona il gong con le parole di Mario Draghi: “Fare chiarezza sul futuro dell’Eurozona”. Buona giornata.

 

Banche italiane: Bpm e Banco in stallo totale. Ieri giornata di passione in Borsa, la fusione dopo la lettera della Bce sembra sfumare. Consob ha chiesto chiarimenti, eccoli:

“Con la suddetta comunicazione, BCE ha richiesto alle parti di trasmettere alla stessa entro un mese un piano industriale pluriennale nonché bozza dello statuto della società risultante dalla potenziale operazione di fusione. La BCE ha evidenziato che, qualora fosse realizzata l’operazione, la società risultante dalla fusione, che diverrebbe la terza banca del Paese, coerentemente con il ruolo che andrebbe a coprire nel mercato italiano, dovrebbe avere sin dall’inizio una forte posizione in termini di capitale e qualità degli asset, anche per il tramite di appropriate “capital action”.

Serve un aumento di capitale. Lo avevano escluso. Lo faranno? Si decide il 22 marzo.

 

Consiglio Europeo. E’ il giorno della Turchia o no? Per ora si fa una gran melina e l’accordo non c’è. Il premier turco Davutoglu stamattina dice di essere “ottimista”. Nel frattempo, il presidente Erdogan accusa l’Europa di essere ipocrita su immigrati e diritti umani. Il presidente del Consiglio, Donald Tusk, ha il mandato per trattare con la Turchia che dovrebbe riprendersi tutti i migranti che arrivano in Grecia. Mission impossible. Come raccontato dal titolare di List sul Foglio, Erdogan non è un tipo tenero

 

Brasil! La situazione è la seguente: Lula diventa ministro per sfuggire alle manette, un giudice lo sospende, parte il carnevale (di rabbia) in piazza. Sullo sfondo, una faida politica a colpi di inchieste e strumentalizzazioni, un governo che rischia grosso e una crisi costituzionale aperta, la sinistra carioca a pezzi e un paese in preda a una crisi da fine degli anabolizzanti finanziari. Che si fa? Gli investitori scommettono sul collasso. Allacciate le cinture, è un problema per tutti.

 

Robot pizza. In Nuova Zelanda Domino’s la porta a casa con un robot. Video.

 

18 marzo. Nel 1940 Mussolini e Hitler si incontrano al passo del Brennero e siglano l’intesa tra Roma e Berlino contro Francia e Regno Unito. Video

 

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