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Occhio ai Balcani (e sostenete la Merkel)

Mattarella fa il ministro dell’Interno e questo è un bene. La chiusura della rotta dei Balcani per l’Italia è una sciagura. Che fare? Bisogna sostenere la linea della Germania. O appoggiamo Berlino o rischiamo l’arrivo di 140 mila persone che trovando chiuso il passaggio a terra cercano lo sbocco a mare.

10 Marzo 2016 alle 10:36

Occhio ai Balcani (e sostenete la Merkel)

Foto LaPresse

San Simplicio

 

Titoli. Un paese incartato tra la supercazzola delle primarie del Pd, la guerra senza idee e il pacifismo senza nazione, dove può andare? A fare esattamente questo: zerovirgolauno. E’ la proiezione del prodotto interno lordo che l’Istat fa per il primo trimestre 2016. Ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante l’Ecofin ha detto: “La crescita italiana si rafforza”. E allora bisogna pur fare un promemoria, ripescare gli appunti. Ecco la crescita nei trimestri del 2015, occhio al rafforzamento: +0.4%, +0,3%, +0,2%, +0,1%. Tratteniamo il respiro, apriamo i giornali. Primo caffè Corriere della Sera: “Chiama tutti, aiutatemi”. E’ la telefonata, drammatica, di Salvatore Failla, prigioniero in Libia, alla moglie Rosalba. La storia è cominciata male, è stata gestita peggio ed è finita nel sangue. Perfino sui corpi dei morti, s’è aperto il suk con le presunte autorità libiche. Altro sul Corriere? Francesco Daveri mette in luce l’argomento che apriva le prime righe di List: la produzione. Cosa dice il prof? “Giusto il tempo di archiviare un +0,8% per il Prodotto interno lordo del 2015 ed ecco arrivare dall’Istat la prima doccia fredda per il 2016. Nel primo trimestre dell’anno appena iniziato, dicono le previsioni dell’istituto, la crescita del Pil si fermerebbe a uno striminzito +0,1%. Per chi vede il bicchiere mezzo pieno, si tratterebbe del quinto trimestre consecutivo di crescita positiva. Ma anche agli ottimisti a oltranza non sfugge che con un altro +0,1 (in linea con la crescita del deludente trimestre natalizio del 2015) la ripresa anziché mettere il turbo fino al +1,6% auspicato nelle stime ufficiali del ministero dell’Economia sta viceversa rallentando”. Non si stava rafforzando? Andiamo avanti. Repubblica che fa? Titolone sulla Tangentopoli del Fisco, tredici arresti a Roma. Cronaca. E titolino sulle primarie del Pd e Bassolino che apre il capitolo di demonologia politica: “Partito diabolico”. Che spasso: il voto comprato, il ricorso respinto, gli stracci che volano. Ci meritiamo tutto, dai. Facciamo un giro rapido di prime pagine. Il Giornale: “Pagavamo il profugo Imam che stava per far saltare Roma”. Tutta? Libero: “Le banche alzano i tassi, ecco come pagare meno”. Nell’era dei tassi al minimo storico. Il Messaggero: “Schede gonfiate, colpa nostra”. Schede gonfiate, come ‘na zampogna dicono a Roma. Carlino-Nazione-Giorno, in stereofonia: “Rissa Pd, la furia di Renzi”. Dopo l’ira, c’è l’esordio del potere della furia, il dominio espresso per varietà lessicale. Domanda: ma non è lui, Renzi, il segretario del Pd? Andiamo oltre, vista sui mercati. Money? MF ha un’apertura che ci ricorda i nostri guai con l’Europa: “Aiuti di Stato, Italia ricorre contro Ue”. Il Sole 24Ore è già entrato in fase Draghi, l’uomo che dovrebbe dare la notizia del giorno: “Le Borse scommettono sul «bazooka» della Bce”. Soldi, mani protese e sguardi ingordi. Buona giornata.

 

Occhio ai Balcani (e sostenete la Merkel). Titolo della Stampa: “Allarme migranti, vertice al Quirinale”. Mattarella fa il ministro dell’Interno e questo è un bene. La chiusura della rotta dei Balcani per l’Italia è una sciagura. Che fare? Bisogna sostenere la linea della Germania. La cancelliera Merkel stamattina alla radio pubblica tedesca è stata chiara: “La chiusura della rotta balcanica non risolve i problemi", no alle "decisioni unilaterali" e "se non riusciamo giungere a un accordo con la Turchia, la Grecia non potrà sopportare a lungo il peso di questa emergenza”. O appoggiamo Berlino o rischiamo l’arrivo di 140 mila persone che trovando chiuso il passaggio a terra cercano lo sbocco a mare.

 

Libia infelix. Il Senato ieri ha visto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni parlare di Libia e s’è capito finalmente che non abbiamo una linea, ma soprattutto si è visto Giorgio Napolitano dare la linea a tutti. Nel frattempo è stata approvata con modifiche la legge quadro sulle missioni all’estero. Serve a regolare più aspetti burocratico amministrativi che a dare un quadro su cosa dobbiamo fare quando siamo in missione all’estero. Tornando a Gentiloni, ha ammesso che il presidente del Consiglio può usare lo strumento delle forze speciali guidate dai Servizi Segreti, ma la cosa più importante, spiegare qual è il nostro interesse nazionale in Libia, è evaporata nella retorica diplomatico-pacifista dell’intervento. Ha bisogno di una mappa dei giacimenti dove opera Eni in Libia fin dal 1959? Continua il viaggio nella Guerra di Renzi sul blog del titolare di List.

 

 

Lavoro. Per sapere, per capire: oggi l’Istat dà i numeri sul lavoro in Italia nell’ultimo trimestre 2015.

 

Brexitalia. In Commissione Politiche Ue alle 14 è prevista l’audizione informale dell'ambasciatore del Regno Unito in Italia, Christopher Prentice.

 

La Regina, il Governatore e il Brexit. Nel Regno Unito invece a cento giorni dal referendum il numero uno della Bank of England e la Regina sono attori della contesa per uscire o restare in Europa.

 

Tutti su Marte. Si può fare, certo che si può fare. Ci vuole solo tempo. La Nasa ha spostato il lancio di Insight a maggio 2018.

 

10 marzo. Dante esiliato a Firenze, 1322

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