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Il freno dell'Italia è la burocrazia

Il governo aveva previsto 0,8% di crescita nel 2015 e così è stato. Non si sgarra. L’Istat ha fatto tornare i conti, tornando indietro sulle sue stime, molto indietro. Come? Non potendo ritoccare verso l’alto i numeri del 2015, ha abbassato quelli del 2014.

2 Marzo 2016 alle 10:33

Il freno dell'Italia è la burocrazia

Sant’Angela della Croce Guerrero González, fondatrice dell’Istituto delle Suore della Croce.

 

 

Titoli. “I numeri perfetti sono molto rari”. Basta ricordare questa frase per far diventare la lettura dei giornali un lavoro perfino divertente. Primo caffè, Corriere della Sera: “Torna la crescita dopo 3 anni”. Benvenuta, come sta? Benissimo, grazie, un po’ revisionata nel 2014 per stare meglio nel 2015. Mi raccomando, Lady Crescita, non si sciupi, e nell’attesa legga questo articolo di Daniele Manca titolato così: “Il freno (nascosto) al Paese”. Cos’è? La burocrazia. Arrivederci, mi saluti Lady Spread. Che fa Repubblica? Squilli di tromba: “Torna la crescita, 70 mila posti in più, l’export spinge il pil”. Todos caballeros. Calma, in pagina c’è Roberto Mania che osa alzare timidamente il dito per ricordare che “la crisi non è finita”. Stop. Cosa dicono alla Stampa? Perbacco, c’è l’avanzata del premier sul campo di battaglia: “Renzi, l’offensiva dei numeri su Pil e posti di lavoro”. Catenaccio che offre su un piatto il menù di Palazzo Chigi: ““L’Italia è tornata, lo dico ai gufi”. E’ tornata la crescita, è tornata l’Italia. Ok, l’abbiamo capito. Facciamo un giro di titoli. Il Giornale fa un giretto a Calais e confeziona un titolo azzeccato: “Ecco le ruspe democratiche”. Libero sta controllando i piani del governo: “Così taglieranno gli sgravi fiscali”. Carlino-Nazione-Giorno s’infilano nel corteo di Palazzo Chigi: “Più lavoro, l’Italia cresce”. Parte la ola. Altro? Money. Su MF c’è un ritorno alla realtà: “Superpop, c’è il piano anti-sofferenze”. Il Sole 24Ore fa la sintesi: “Il Pil 2015 cresce dello 0,8%. Lavoro, 70mila posti in più”. Buona giornata.

 

S’è rifatta la crescita (come far crescere il Pil guardando indietro). Il governo aveva previsto 0,8% di crescita nel 2015 e così è stato. Non si sgarra. L’Istat ha fatto tornare i conti, tornando indietro sulle sue stime, molto indietro. Come? Non potendo ritoccare verso l’alto i numeri del 2015, ha abbassato quelli del 2014. Così è arrivato lo 0,8% previsto. Applausi. Dentro quel dato c’è uno 0,5% che va sotto la variazione scorte, cioè beni prodotti e non ancora venduti. A occhio e croce, buona parte di questi beni sono nei magazzini della Fiat. Oplà, s’è rifatta la crescita.

 

 

Morgan Stanley fa il conto senza Schengen. Ruspe a Calais, caos a Atene, bla bla bla a Bruxelles. Fare peggio di cosQuali saranno gli effetti di una chiusura delle frontiere in Europa? Il conto è di 28 miliardi, per cominciare.

 

Nessuno l’aveva previsto, il Trump Day. Pronostico rispettato, Donald vince, Hillary mette al sicuro la nomination. Ci vorranno un altro paio di battaglie negli Stati per certificare il duello finale. Reazioni? I giornali, gli opinion maker non riescono a realizzare che esista Trump e possa vincere. Succede oggi con Martin Wolf sul Financial Times che scrive che l’ascesa di Trump è la fine dell’America. Vabbè. E succedeva ieri. Politico ricorda le previsioni fallite degli opinionisti. Esempio, James Fallows, prima firma di The Atlantic: “Donald Trump non sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Neppure il 46esimo o qualsiasi altro numero tu possa pronunciare. Le possibilità di una sua vittoria alla nomination e poi alle elezioni sono esattamente zero”. Ciao core.

 

Dazio d’acciaio. Il dipartimento del commercio americano ha imposto un dazio del 266% sull’acciaio cinese. Il motivo? Concorrenza sleale sul prezzo, naturalmente.

 

2 marzo. Nel 1933 il film King Kong viene presentato a New York.

 

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