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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

I dati Istat e i tagli alla spesa del Quirinale

Il Presidente della Repubblica cerca due butteri per la sua tenuta di Castelporziano, in stile Buckingham Palace. Attesa per il "Super Tuesday" negli Stati Uniti. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

1 Marzo 2016 alle 10:11

I dati Istat e i tagli alla spesa del Quirinale
Sant’Albino, vescovo.

 

Titoli. C’è l’assalto al muro (Repubblica) e l’assalto alle pensioni (Libero). E in questa parola “assalto”, nel suo uso tipografico e nel salto di contesto, c’è in fondo il problema più grande della contemporaneità: la demografia. I suoi squilibri, un mondo piagato dall’assassinio di massa, dal fanatismo religioso, dall’odio tribale. In mezzo ci siamo noi, l’Occidente senza figli che cammina cieco in un ponte sospeso sul vuoto, con un welfare per vecchi da finanziare, una chiacchiera social infinita e un finito senso dell’esistere. In mezzo, c’è la guerra e il mito delle zero perdite. Illusioni. Primo caffè, Corriere della Sera: “A Tripoli tra gli agenti Usa”. L’inviato Lorenzo Cremonesi è tra i reparti speciali in Libia, sono francesi, inglesi, americani. I nostri? Se ci sono, non si vedono. Rivendicare il comando significa inviare uomini in Libia. Vedremo. Fiorenza Sarzanini scrive che “Palazzo Chigi garantisce la propria capacità di entrare in azione in una settimana, affiancandosi a chi è già «in teatro». Dopo il via libera al decollo dei Predator armati da Sigonella, delineati piani operativi e forze in campo”. Dunque si prepara la guerra di Renzi. Altro sul Corriere? Due commenti e una lettera: l’editoriale di Antonio Polito sullo sfascio (morale e politico) di Roma e Napoli, la spalla di Daniele Manca sull’economia, i conti italiani e una bestia chiamata deflazione. Su Roma e Napoli il titolare di List stende un velo pietoso (e invoca ancora una volta la Trojka), mentre sulla deflazione ecco emergere il problema accantonato: “Prezzi in discesa significa avere aspettative di decrescita. E quindi spinta a rinviare da parte delle imprese gli investimenti; da parte dei cittadini acquisti che potrebbero essere domani meno onerosi. Ma quello che deve preoccuparci è il debito e quindi i conti pubblici. Quando i prezzi salgono, il valore reale dell'ammontare dell'indebitamento è destinato a scendere”. Il debito, questo sconosciuto. Chi ha scritto la lettera? Beppe Grillo che dice la sua sull’utero in affitto e la paternità di Nichi Vendola: “Quanto è lontano Nichi Vendola da quello che sta succedendo nel mondo reale per permettersi di comportarsi con una majorette che rotea strane mazze colorate guidando un corteo di pareri in svendita. C'è qualcosa del concetto di utero in affitto che mi spaventa. E non ha nulla a che fare con l'omosessualità oppure l'eterosessualità; mi spaventa la logica del «lo facciamo perché è possibile»: un po' com'è diventato facile attaccare tutto alla bolletta della luce”. E se avesse ragione?  Passiamo a Repubblica: “Migranti, assalto al muro”. Il racconto del caos al confine tra Grecia e Macedonia, Europa. Ma è l’impaginato totale di Repubblica a fare impressione: apertura sui migranti, gigafoto sugli Oscar, spalletta su Vendola genitore e retorica d’ordinanza (sì, Concita De Gregorio), taglietto basso sulla deflazione, Veronesi fa il controcanto alla Cattaneo. Politica italiana? Commenti su Renzi? Il casino della destra senza capo né coda? Zero. Facciamo un giro di titoli. Libero è allo sportello previdenziale: “Nuovo assalto alle pensioni”. Catenaccio: “Truccandolo da taglio delle tasse, il governo è pronto a rimpicciolire ancora l’assegno previdenziale. Meno contributi in cambio di 43 euro in più in busta paga: ecco quanto ci costerebbe a fine carriera”. Tre palle, un soldo. Andiamo avanti. Il Giornale è sullo stesso filone ma punta sull’età: “Lavoreremo fino a 70 anni”. Ottima prospettiva. La Stampa che fa? Apertura canonica (immigrazione e fine dell’Europa) ma il pezzo da leggere è di spalla: “Il bambino che è rimasto solo a scuola”. Il racconto lo scrive Nicola Pinna da Nuoro, Sardegna, alla fine del mondo del nuovo regno d’Italia. Carlino-Nazione-Giorno fanno il titolo in stereofonia: “Concorrenza, il grande bluff”. Che cos’è? Questo catenaccio, istruttivo: “Il piano liberalizzazioni fermo da un anno. I consumatori: «Ostaggio delle lobby». Taglio Irpef solo nel 2018.Tim raddoppia le tariffe da telefono fisso”. Money? Torniamo nel mondo reale, quello che presenta i conti subito, con MF: “Il Qe non basta, prezzi sottozero”. E’ il grande dilemma della Bce, che fare? Il Sole 24Ore la mette giù così: “Prezzi, la crisi continua: le Borse puntano sulla Bce”. Lasciate perdere i proclami, la propaganda di Roma, di Parigi e a fasi alterne perfino di Berlino. Il gioco è tutto a Francoforte. Siamo nelle mani di Draghi, ancora una volta. Buona giornata.

 

Super Tuesday. Giorno decisivo per capire chi metterà (quasi) al sicuro la nomination per la Casa Bianca. Si vota in 11 stati e in palio c’è un quarto dei delegati.  I pronostici dicono che la coppia sarà Clinton-Trump. Tutto quello che c’è da sapere sul voto è qui.

 

 

Occupati, disoccupati, pil e debito. Big Day per chi vuole capire come stanno le cose. Oggi ci sarà un’invasione di realtà: l’Istat pubblica i dati di gennaio 2016 su occupati e disoccupati, prodotto interno lordo e indebitamento pubblico per l’anno 2015. State sintonizzati qui.

 

 

I tagli (e i butteri) del Quirinale. Per riprendersi dal torpore innescato dal notiziario automatico ci vuole un caffè ar vetro e un giro di pagina del Messaggero, dove sulla spalla troviamo l’annuncio rituale (e dunque già svuotato di significato) dei risparmi alla Presidenza della Repubblica: “Tagli di spesa, ecco i risparmi del Quirinale”. Si può tornare indietro alla presidenza Ciampi (1999-2006) per cominciare ad apprezzare la letteratura quirinalizia di matrice sforbiciante. Siamo ancora là e questo dà la misura dell’ipocrisia istituzionale italiana. Il Quirinale costa, se volete una presidenza della Repubblica “normale” e non con i simboli (solo quelli) di una monarchia, basta trasformarlo in museo, far traslocare il capo dello Stato in un altro palazzo e ridurre il personale. Il titolare di List esagera? Bene, allora ossigenate il cervello, respirate a pieni polmoni, munitevi di pazienza e leggete questo annuncio, una ricerca di personale scaduta il 18 febbraio scorso: 

 

Il Segretariato generale della Presidenza della Repubblica intende avviare una selezione pubblica per individuare due figure esperte nel settore allevamento bestiame (butteri) da inserire, previo superamento del periodo di prova, nei ruoli della carriera ausiliaria tecnica della Tenuta presidenziale del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica e da adibire alla Tenuta presidenziale di Castelporziano, Via Pontina, 690, Roma.

 

Due butteri. Al Quirinale. La Presidenza della Repubblica in sella e al pascolo. I tagli. I risparmi. Tutto torna, all’italiana. E in cosa consiste l’esame per fare il buttero del Colle? Perbacco, a domanda c’è risposta. Prova pratica: “Incapezzatura e sellatura del cavallo di servizio, evoluzione a cavallo in un gruppo di bovini compresa apertura e chiusura di cancello da cavallo; cattura al laccio nel tondino; trattamento (immobilizzazione di un bovino nell’incastrino)”. Ok, e l’orale? Il colloquio è previsto, non c’è scampo: “Cultura generale, nozioni di zootecnia, funzioni e attribuzioni del Presidente della Repubblica”. Dunque il Quirinale, quello dei tagli, dei risparmi, del viaggio in tram a Firenze, dell’aereo di linea all’improvviso, del viaggio senza pernottamento, della contabilità luddista, quel Quirinale sta cercando due butteri. Come a Buckingham Palace. God Save the Queen.

 

Agenda Boldrini. Prosegue il fantastico viaggio a Londra della Presidentessa della Camera, Laura Boldrini. Prendete appunti, voi umani: ore 12:15, residenza dell'Ambasciatore, incontro con la Professoressa Mary Beard dell'Università di Oxford; ore 13 colazione con imprenditrici, avvocatesse e giornaliste italiane. Sono cose che scuotono le fondamenta dell’Occidente. God Save the Queen.

 

1° marzo. Nel 1953 Stalin viene colpito da un attacco di cuore e muore quattro giorni dopo.

 

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