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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Draghi al Parlamento europeo: cosa ne sarà del Qe a marzo?

Il presidente della Bce è atteso oggi per chiarire i piani di Francoforte. Occhio ai robot, dice il Financial Times: ci toglieranno il lavoro. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

15 Febbraio 2016 alle 09:56

Draghi al Parlamento europeo: cosa ne sarà del Qe a marzo?

Il presidente della Bce Mario Draghi (foto LaPresse)

Santi Faustino e Giovíta, martiri.

 

Titoli. La nostra realtà è tra Africa e medio oriente, Mediterraneo, Tigri e Eufrate. Lontana, remota, potente, c’è Berlino, la Germania, il Grande Nord. Ma il fronte italiano della contemporaneità, la responsabilità del paese e dei suoi abitanti, è a sud, è a est. Per certe cose dovremmo avere un senso dell’essere e dell’esistere. Non è materia per gli italiani. Ancor meno per chi li governa. Quel destino, in ogni caso, è là e fa cucù (sì, i gufi). Lo ricorda la nostra storia, lo mettono in cronaca – ancora una volta – le prime pagine dei quotidiani. Primo caffè, Corriere della Sera: “Le chat di Regeni con la fidanzata svelano i depistaggi”. La vicenda del ricercatore italiano ucciso in Egitto è sempre più intricata. Scrive Fiorenza Sarzanini: “L’università di Cambridge chiese a Giulio Regeni di intensificare le ricerche all’interno del sindacato. Era dicembre. E il ricercatore italiano finì vittima di interessi che andavano oltre i semplici approfondimenti sulla realtà egiziana. Per questo bisogna adesso scoprire chi ha ricevuto i suoi «report», soprattutto l’uso che ne è stato fatto”. C’è il tragico epilogo di una vita. E c’è lo scenario geopolitico rovente. L’Egitto è esattamente quello che è: una dittatura militare che tiene il coperchio posato sul pentolone islamista. Senza, sarebbe il caos che si è già visto all’opera al Cairo. Altro sul Corriere? Splendido editoriale di Angelo Panebianco: “In Italia, pare, non abbiamo ancora compreso che cosa significhi, per la nostra sicurezza, il declino politico-militare degli Stati Uniti, la loro perdita di influenza in Medio Oriente (e non soltanto). Un declino che, a giudicare dai primi risultati delle primarie presidenziali, potrebbe anche approfondirsi: i due candidati che al momento spopolano nelle primarie democratiche e repubblicane, Sanders e Trump, sono entrambi protezionisti e isolazionisti”. Sanders e Trump potrebbero anche cambiare idea, la storia propone continui rivolgimenti (George W. Bush fu costretto dalla storia all’interventismo e a rivoluzionare la politica estera americana, come raccontano Ivo H. Daalder e James M. Lindsay in America Unbound, libro pubblicato da Brookings nel 2003) ma quello che scrive Panebianco è palese: “E noi italiani, allora, che facciamo? Dal dopoguerra in poi ci siamo abituati a dipendere per la nostra sicurezza dall'America. Il vantaggio è la protezione di cui abbiamo goduto. Lo svantaggio è che non siamo stati in grado di sviluppare una adeguata «cultura della sicurezza»: assomigliamo a quei ragazzini che, avendo avuto genitori troppo protettivi, non sono capaci di cavarsela da soli. Anche i «buoni sentimenti» pacifisti che abbiamo sviluppato (non solo la sanissima idea che bisogna fare di tutto per evitare le guerre ma anche l'idea malata che non ci si debba attrezzare per difendersi) sono un lusso che ci siamo potuti permettere grazie a quella protezione”. per i neuroni. Andiamo avanti, che fa Repubblica? Stessa apertura, foto al centro con la telefonata Obama-Putin, politica italiana ridotta al lumicino (in effetti, c’è Alfano), un etto di Saviano di spalla (e questo sarebbe il pezzo forte, sempre uguale), due tagli bassi su spazio e pinguini. Numero di Repubblica da dimenticare. Facciamo un giro di titoli. La Stampa fa un titolo diverso, Maurizio Molinari punta il cannocchiale sulla Siria: “Damasco: le truppe turche ci invadono”. Sì, qualcosa di simile sta accadendo. Occhio a Putin. List segnala l’impresa impossibile del giorno, la firma Massimiliano Panarari: “Liberalismo cercasi con urgenza”. In bocca al lupo e saluti dai parenti tutti. Carlino-Nazione-Giorno fanno il titolo stereofonico sull’Egitto ma il richiamo interessante è di spalla: “Riforme flop, Italia al palo. E la Spagna prende il volo”. Vabbè, la Spagna ha i suoi problemi tragici (disoccupazione stellare) ma è certo che la politica economica di Renzi non funziona. Quella dei “lingottini” (parole sue), per intenderci, fa zerovirgola di crescita. La realtà si incarica di mettere a posto ogni pezzo sulla scacchiera. Dopo il liberalismo, parte un’altra missione impossibile: la spending review. E’ il Messaggero a darne trionfale notizia: “Spesa pubblica, il piano tagli”. Sulle stesse colonne titoletto da Sturmtruppen: “L’industria di Berlino frena più dell’Italia”. E così nel giornale di via del Tritone hanno sistemato i tedeschi. Achtung! Altro? Il Giornale apre così: “Ci aspettano altre tasse”. Be’, magari aspettiamo che arrivino, le nuove tasse. Libero è in fase previdenziale: “Inchiesta investe i vertici Inps”. Procura di Nocera. Anche Il Fatto Quotidiano è allo sportello previdenziale e ci fa sopra una battuta: “La strategia della pensione”. Si parla di riformare le pensioni di reversibilità. Giudicheremo quando vedremo, ma rimborsare le perdite degli etrurianti, versare bonus ai diciottenni spacciandoli per contributi alla cultura anti-jihad, e poi lanciarsi in manovrine per fare cassa è come provare a pattinare sul ghiaccio con le scarpe chiodate. Buona giornata.
 

 

Cosa succede questa settimana? Il presidente della Bce, Mario Draghi, oggi interviene al Parlamento europeo. Il suo discorso è molto atteso, le ragioni non sfuggono ai lettori di List. Cosa farà la Bce del Qe in marzo? Nel frattempo, il Giappone conferma il momento di difficoltà con il pil del quarto trimestre 2015 in forte rallentamento. Chissà che disastro alla Borsa di Tokyo… No, il Nikkei ha chiuso a più 7,16 per cento. Misteri dei mercati. Occhio mercoledì alla pubblicazione dei verbali della Federal Reserve, sempre per la serie che ne sarà dei tassi americani? L’appuntamento più importante per l’Europa è il vertice dei capi di Stato dell’Unione europea il 18 e 19 febbraio: in agenda c’è il Brexit. Ci sarà o no l’accordo tra Ue e Regno Unito? Vedremo. Per mezzo milione di italiani che vivono in Inghilterra è una questione fondamentale.

 

HSBC ha deciso di restare a Londra. Salvi posti di lavoro e business di enormi dimensioni. D’altronde, tornare a Hong Kong era impossibile e andarsene fu possibile per colpa della Cina.

 

I robot avanzano, preparatevi a restare senza lavoro. Una ventata di ottimismo stamattina sul Financial Times. Churchill direbbe: “Un pessimista è un ottimista bene informato”.

 

San Valentino è passato, il texting resta. Quando scrivere nell’ambiente virtuale può fare o disfare una relazione reale.

 

15 febbraio. Nel 1989 le truppe sovietiche si ritirano dall’Afghanistan.

 

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