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Cina vs. Soros

Pechino è in guerra contro il finanziere George Soros. Secondo lo speculatore che affondò la lira e la sterlina nel 1992, i cinesi aumentano i rischi globali. L’agenzia di stato, la Xinhua, risponde duro: i turisti cinesi hanno speso all’estero 180 miliardi di dollari, la Cina ha investito all’estero 110 miliardi di dollari.

27 Gennaio 2016 alle 11:22

Cina vs. Soros

George Soros

Sant’Angela Merici, nel 1535 fondò la Compagnia di Sant’Orsola.

 

Titoli. Inscatolate le statue e impaginato il velo di governo, possiamo tranquillamente prendere atto della prevalenza del cretino ministeriale. E’ una consolazione, c’è qualcosa che ancora va avanti senza aver bisogno della retorica rottamatrice. Primo caffè, Corriere della Sera: “Statue coperte, caso mondiale”. Eccola, la foto al centro della prima pagina. Dice tutto, passiamo a un altro titolo. La spalla oggi è il campo da gioco del direttore, Luciano Fontana, che annuncia il “nuovo inizio” digitale del Corriere. E’ un fatto da seguire, nel mondo dell’editoria. Altro? C’è l’accordo a Bruxelles sulle bad bank italiane (poi vedremo come le realizzano e soprattutto chi paga) poi un titoletto che è un pezzo fondamentale del potere finanziario italiano, la cassaforte dell’industria: “Generali cambia. L’addio di Greco”. E’ uno scossone, il titolo si è piegato in borsa, attese conseguenze. Che fanno a Repubblica? Crisi bancarie, nudi-coperti, nessuna sorpresa in pagina. Al prossimo numero. Facciamo un giro di titoli. La Stampa entra in sala di rianimazione: “Banche, boccata d’ossigeno. C’è l’accordo con l’Europa”. Il Giornale ha individuato il marcio in Danimarca: “Buonismo finito: i profughi pagano”. Pieni di moneta sonante, i profughi.  Dimensione psicologica del titolo in filodiffusione di Carlino-Nazione-Giorno: “Banche, accordo sofferto”. Grande scenario introspettivo-finanziario, dalla seduta di borsa a quella di autocoscienza. Questione burocratica per il Messaggero che non ha bisogno della pausa con il caffè ar vetro: “Italia-Ue, accordo sulle banche”. Vai col piatto. Libero fa un titolo provocatorio e divertente: “Renzi mette il burqa alle statue”. Money? MF apre sul change di Trieste: “Greco abbandona Generali”. No buono. Il Sole 24Ore apre il totopoltrone, pezzo di Laura Galvagni: “Il presidente Gabriele Galateri il compito di avviare l’iter per la ricerca del successore di Mario Greco. L’idea è considerare possibili candidature interne ma anche figure esterne. Il profilo è quello di un manager che conosca l’azienda e abbia un forte know how in ambito assicurativo. Sono almeno tre le figure interne che incontrano consenso nonché la stima dei soci: il cfo Alberto Minali, il numero uno di Generali Italia, Philippe Donnet, e il ceo di Generali Deutschland Giovanni Liverani. Fra i candidati spunta anche Monica Mondardini, attuale ad dell’Espresso”. Ottima l’ultima. Buona giornata.

 

Le garanzie (inutili) per la bad bank. Precisazione del mattino che arriva dal Tesoro, via Agi: “Lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli oggetto di cartolarizzazione "avranno preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore all'Investment Grade, da un'agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla Bce". E' quanto si legge in un comunicato del Mef sui dettagli dell'accordo tra Italia e Unione europea sulle garanzie bancarie. Si escludono i titoli spazzatura dal sistema delle garanzie”. Traduzione: si mettono garanzie dove non servono.

 

E Cantone prende tempo per i rimborsi. Che sia lui a occuparsene, è cosa bizzarra, ma Raffaele Cantone è il pulsante di Renzi quando c’è l’emergenza, dunque registriamo quanto comunica alle agenzie: “E’ in atto un lavoro intenso con il ministero dell'economia per la stesura dei decreti più i decreti saranno chiari più riusciremo a gestire bene gli arbitrati, quindi, penso, che se ci prenderemo qualche giorno in più è opportuno”. Gli obbligazionisti di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Carife, attendono, Raffae’.

 

Cina contro Soros. Pechino è in guerra contro il finanziere George Soros. Secondo lo speculatore che affondò la lira e la sterlina nel 1992, i cinesi aumentano i rischi globali. L’agenzia di stato, la Xinhua, risponde duro: i turisti cinesi hanno speso all’estero 180 miliardi di dollari, la Cina ha investito all’estero 110 miliardi di dollari. Chiede la Xinhua: “Immaginate il mondo senza la domanda e la crescita proveniente dalla Cina”. Immaginatelo.

 

iPhone e Cina. Ecco, provate a immaginare cosa succede, per esempio, se in Cina cominciano a non comprare più iPhone. Sta succedendo. Le vendite della casa della mela stanno diminuendo e così anche il corso del suo titolo a Wall Street. Cinquanta miliardi di ricavi da iPhone significano circa 45 milioni di pezzi venduti, in calo del 26 per cento.

 

27 gennaio. Nel 1967 i Doors lanciano il loro primo album: Doors.

 

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