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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Le "tre streghe" di Renzi e il rischio speculazioni

La guerra del premier contro Bruxelles ha le sue ragioni ma deve essere condotta con toni seri e alternative valide. Intanto in Borsa sei banche bloccate per eccesso di ribasso. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

19 Gennaio 2016 alle 11:05

Le "tre streghe" di Renzi e il rischio speculazioni

Il premier Matteo Renzi (foto LaPresse)

San Mario, martire.

 

Titoli. Shakespeare, Macbeth, le tre streghe: “Il bello è brutto e il brutto è bello: | Fra nebbie e fumo corri a rovello”. Ci sono tre streghe che svolazzano sul sistema politico italiano, fanno parte degli incubi del premier Renzi. Prima strega: l’Unione europea e l’ombra della Merkel. Seconda strega: le banche italiane con gli incagli miliardari. Terza strega: l’economia globale e la crescita tricolore al rallentatore. Le tre streghe danzano insieme, rappresentano i problemi che il governo ha rimandato, quelli su cui (forse) non poteva toccare palla, le scommesse ardite, le irruenti e mal calcolate sortite. Così dall’impaginato dei giornali emerge il quadro di un paese fragile, con una inaudita ricchezza accumulata in attività reali e finanziarie (otto volte il reddito disponibile) e una enorme debolezza nei conti pubblici e nei caveau degli istituti di credito. E’ l’istantanea di un esecutivo che della giovinezza fece virtù, ma oggi non lo è più e gli viene chiesta una certa maturità, di essere “più grasso” per usare il conio di Giuliano Ferrara. Primo caffè, Corriere della Sera: “Timori per lo scontro tra Italia e Ue”. Catenaccio: “Bruxelles: non abbiamo interlocutori. Renzi: faccio sul serio. La preoccupazione del Quirinale”. E’ uno scenario dove la politica estera s’accoppia con la finanza. Duecento miliardi di sofferenze (su trecento miliardi di crediti deteriorati) sono un problema a orologeria, non esercizio retorico. Renzi ha qualche buona ragione per criticare Bruxelles, ma per farlo deve essere concreto, tecnicamente ineccepibile, preparato, con una proposta alternativa da mettere sul tavolo. Cosa che pare non avvenga. Un paese che trasmette incertezza, attraverso parole impropriamente ruvide, finisce sotto speculazione. Cose gustose da delibare sul Corriere? C’è molto. Una sorsata di un Denis Verdini vinificato dalla cantina di Marco Galluzzo: “Verdini: saremo affiliati al Pd. E attacca Carrai”. Chi? Maddài. Ecco il passaggio: “Carrai alla guida di una security service? Mi sembra un azzardo. Potrebbe essere anche del tutto incompetente”. Memorabile, il Verdini. Come la vignetta di Giannelli che riprende la battuta di Jean-Claude Juncker sull’Italia (“Manca un interlocutore a Roma”) e tratteggia un sulfureo Mattarella.
 



 

Che fanno a Repubblica? Il nuovo direttore Mario Calabresi è in sella e apre così: “Attacco alle banche. Crolla Piazza Affari. Nuova lite Ue-Renzi”. E poi? Ferdinando Giugliano finalmente imbrocca il pezzo di economia: “A far paura sono i 200 miliardi di crediti deteriorati che ingombrano i bilanci delle banche dopo sette anni di crisi pressoché ininterrotta. (…) È chiaro però che la questione bancaria si impone ora come la principale priorità del governo. In questo, non ha certo aiutato lo scontro con la Commissione Europea sulla creazione di una cosiddetta bad bank, che aiuti le banche a liberarsi dai prestiti andati a male tramite garanzie statali che ne aumentino l'appeal per possibili compratori”. Tanti saluti dallo sportello. Facciamo un giro di titoli. Il Giornale passa alle conclusioni: “L’Europa licenzia Renzi”. Carlino-Nazione-Giorno sono in cerca della manina speculatrice: “Banche italiane nel mirino”. Con il caffè ar vetro arriva il Messaggero: “Attacco alle banche, Borsa giù”. La Stampa cambia apertura e va alla frontiera Nord: “Respinti 200 profughi. L’Italia controlla i confini con l’Austria”. Libero fiuta il vento che tira a Bruxelles: “Banche come lo spread. La Ue licenzia Renzi”. MF fa un titolo da trincea: “Attacco alle banche italiane”. Per sapere e per capire c’è la prima pagina del Sole 24Ore e un pezzo di Alessandro Plateroti che chiama le cose con il loro nome: “Non si cade di sicuro in errore affermando che la peggiore minaccia per i titoli delle banche e per la stabilità stessa del sistema finanziario sia non solo l'aria irrespirabile creata in Italia sul credito e sulle authority, ma anche i silenzi, le ambiguità e gli errori commessi tra Francoforte e Bruxelles. La speculazione, del resto, si alimenta con i sospetti, con la bagarre politica e istituzionale intorno al "bail in, con le paure e le polemiche generate dai salvataggi bancari, con la confusione sulla "bad bank" e in generale con la pericolosa tendenza ai processi di piazza. Quello di ieri è un segnale da non sottovalutare, né in Italia né in Europa: cambiare i toni sul problema-banche è urgente e necessario. Perché se il momento è difficile per ogni Borsa, trovare una ragione dell'ondata di vendite che ha travolto le banche italiane porta inevitabilmente qualche domanda in più”. Risposta esatta. Buona giornata.

 

Piazza Affari, stop a sei banche. La seduta in Borsa era partita bene, ma poi ha azzerato i guadagni e i titoli di sei banche sono stati sospesi: Banco Popolare, che segna un ribasso teorico dell'8,37 per cento, Mps (meno 7,25 per cento), Bper (meno 5,23 per cento), Unicredit ( meno 5,33 per cento), Bpm (meno 3,61 per cento) e Ubi Banca. Si chiama realtà.

 

Costruzioni. Per sapere, per capire. L’Istat ha pubblicato il dato sulla produzione nel settore delle costruzioni nel mese novembre 2015: più 2,9 per cento. E’ un buon dato sul quale non bisogna costruire comunicati trionfalistici, un numero non fa una tendenza.

 

Il collasso di Twitter. Dalle 8.30 il social network è bloccato per una serie di problemi tecnici.

 



 

19 dicembre. Nel 1829 prima del Faust di Goethe

 


 

Banca Etruria. Libero ha l’intervista con l’intermediario che avrebbe dovuto aiutare Boschi padre a cercare un manager per salvare Banca Etruria. Giacomo Amadori intervista Riccardo Starace: “Così Carboni lavorava per Boschi”.

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