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Renault come Volkswagen? Questa storia di benzina e gas di scarico è un segno di avvitamento

Ridurre le emissioni significa produrre veicoli elettrici e chiudere l’era degli idrocarburi per locomozione, creare una rete di distribuzione energetica alternativa, diffondere la motorizzazione ibrida, fare cose che costano e per ora non garantiscono efficienza. Ma il giacobinismo del tubo di scarico, non salverà la terra e certamente condurrà alla perdita di posti di lavoro.

15 Gennaio 2016 alle 09:43

Renault come Volkswagen? Questa storia di benzina e gas di scarico è un segno di avvitamento

Foto LaPresse

San Giovanni Calibíta

 

Titoli. Una pubblicità degli anni Settanta diceva: “Nella gamma Renault la tua c’è”. “Gamma” è parola che oggi non verrebbe presa in considerazione da nessun copywriter, i tempi cambiano e ormai gestire la comunicazione del settore auto è come cercare di spiegare al popolo che le banche sono indispensabili e se falliscono hai un problemone che non risolvi mettendo i soldi sotto il materasso. Renault come Volkswagen è l’apertura di molti giornali, scelta comprensibile, ma anche questa storia di benzina e gas di scarico è un segno di avvitamento: ridurre le emissioni significa produrre veicoli elettrici e chiudere l’era degli idrocarburi per locomozione, creare una rete di distribuzione energetica alternativa, diffondere la motorizzazione ibrida, fare cose che costano e per ora non garantiscono efficienza in una dimensione da grandi numeri. C’è gente che ci sta lavorano (Elon Musk su tutti) e raggiungerà risultati importanti tra non molto tempo. Ma il giacobinismo del tubo di scarico, l’operazione Motori Puliti così non salverà la terra e certamente condurrà alla perdita di posti di lavoro. Primo caffè, Corriere della Sera: “L’effetto auto scuote le Borse”. Bell’effetto. Catenaccio: “Caso emissioni, perquisita Renault. Il governo francese: non è una frode”. Altro? C’è un articolo del direttore, tema: unioni civili. Luciano Fontana chiede ai partiti di farla finita con il tira e molla ideologico, la contrapposizione cingolata su un tema così delicato e non nasconde un suo orientamento in favore di una soluzione che non escluda le coppie omosessuali dalla stepchild adoption, “la possibilità di adottare il figlio biologico del partner. Questo diritto esiste nella legislazione per le coppie eterosessuali, sarebbe molto complicato negarlo alle altre coppie”. E ha ragione quando scrive che va assicurata dalla legge la certezza dei “diritti (e dei doveri) delle coppie omosessuali: la possibilità di dichiarare la loro unione all’ufficiale di stato civile con le conseguenze che ne derivano, ad esempio, in termini di reciproca assistenza, eredità, reversibilità della pensione”. Su questi punti, c’è condivisione. Ma sulle adozioni il dissidio esiste (è ideologico? sì, da una parte e dall’altra) è più forte di quanto si immagini, è monitorato con attenzione dal Quirinale. E’ su questo punto che sul taccuino del titolare di List emerge una conduzione sgangherata del percorso della legge: non si arriva fino in fondo per scoprire che poi un pezzo non piccolo del partito non ci sta. Che fare? Buona la chiusa del pezzo, attendiamo le conseguenze: “Le leggi sui diritti non si scrivono per prendere voti”. Cosa succede a Repubblica? Big Day, quarant’anni di Repubblica e change. L’editore Carlo De Benedetti saluta Eugenio Scalfari e Ezio Mauro e dà il benvenuto a Mario Calabresi: “A entrambi mi lega amicizia e gratitudine. Ed entrambi resteranno personalità essenziali del nostro giornale. In continuità con loro, arriva alla direzione Mario Calabresi, cui do il benvenuto. Un professionista solido, esperto, che è cresciuto tra noi e ha dato prova di saper coniugare una solida cultura democratica al gusto dell'innovazione e della modernità. Uno di noi”. In bocca al lupo. Che scrive Ezio? Srotola il manifesto culturale (e dunque politico) di Repubblica ma non condivide la definizione (stretta) di giornale-partito: “La grande banalizzazione in cui viviamo - che è uno strumento del potere, perché frantuma ogni questione rilevante restituendola alla mediocrità quotidiana di cui non vale la pena occuparsi - ha ridotto tutto questo alla semplificazione del giornale- partito. Ma tutte le volte che hanno cercato in noi un partito hanno trovato il giornale, e nient' altro”. Facciamo un giro di titoli. La Stampa sceglie un’apertura diversa e trova un titolo interessante: “Berlino vuole una mini Schengen”. Sintesi: “La Germania vuole una mini Schengen per dare una lezione a Roma e Atene: Berlino pensa di chiudere le frontiere attorno a un nucleo di sei Paesi, senza l’Italia”. Citofonare Renzi. Carlino-Nazione-Giorno in filodiffusione inchiostrano la tragedia libica, cioè quello che dovrebbe essere il top of the agenda della politica estera italiana: “Petrolio libico, blitz dell’Isis”. Catenaccio: “Dopo l’assalto agli impianti, presi 150 ostaggi. La minaccia: «Saranno giustiziati»”. Attendiamo con fiducia che il governo spieghi come si esercita il nostro cosiddetto “ruolo-guida” in una vicenda sempre più drammatica. Il Messaggero torna sulle quattroruote: “Scandalo auto, tonfo in Borsa”. Libero è di nuovo dentro il caveau: “Un’associazione segreta dietro Etruria e papà Boschi”. Sul tema, titoletto del Giornale: “I verbali del Csm confermano: il padre della Boschi sotto indagine”. Money? Borsa e Renault sono l’apertura del Sole 24Ore ma per sapere e per capire bisogna leggere Carlo Bastasin sullo scenario tedesco: “La debolezza della Merkel e la forza dell’economia”. Prenda appunti chi pensa che Angela sia al tramonto: “La forza della cancelliera d' altronde si basa sulla solidità economica del paese. I buoni dati diffusi ieri sono significativi non tanto per il ritmo della crescita del paese (1,7% nel 2015), ma per la sua composizione. I consumi privati aumentano al ritmo più alto dal 2000, grazie alla bassa disoccupazione e al calo dei prezzi energetici che sostiene i redditi reali delle famiglie. Il ministro Schäuble prenderà atto che il deficit non è aumentato nonostante la crescita della spesa pubblica. Il bilancio ha avuto un effetto espansivo grazie a una riforma più generosa delle pensioni (il cui effetto sui consumi privati è molto forte) e - attenzione - alle spese stanziate per l'accoglienza degli immigrati. Dal punto di vista della dottrina tedesca l'effetto paradossale è che gli stimoli di politica monetaria e quelli fiscali hanno prodotto non un deficit ma un surplus di bilancio più alto del previsto, pari a 0,5% del Pil. Poiché Schäuble ha annunciato che il surplus coprirà le spese per i rifugiati nel 2016, Berlino potrebbe entrare in un circolo di spesa pubblica più alta del previsto (nel 2015 è cresciuta del 2,8%) che produce surplus - non deficit - di bilancio e che tutto ciò renda più facile realizzare le politiche umanitarie necessarie a ogni società che vuole rimanere una società aperta”. Achtung! Buona giornata.

 

Immigrazione, fallimento europeo. Lo dice il commissario Ue per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos. Il piano di ricollocamento di 160 mila rifugiati è ko. Scenario pessimo.

 

Rosso Shangai. In tre settimane il listino ha perso il 20%, oggi l’indice CSI ha chiuso a -3,6% Il mercato delle borse asiatiche è un luna park che genera mostri.

 

Vendite dell’auto in Europa. Via Agi: “Il mercato dell'auto chiude il 2015 in Europa con una crescita del 9,3% a 13.713.526 unità. Lo rileva l'associazione dei produttori Acea In Italia la crescita è stata del 15,8%, in Spagna del 20,9%, in Francia del 6,8%, in Germania del 5,6% e in Gran Bretagna del 6,3%”. 

 

Jeep, Panda e 500 da record. Anno d’oro di FCA in Europa. “500 e Panda dominano il segmento A (con il 27,7 per cento di quota), 500L è la più venduta del suo segmento (83.300 registrazioni e quota al 22,5 per cento) e 500X è stabilmente tra le più vendute del suo segmento. Dopo l’ottimo risultato del 2014, il 2015 si è chiuso per Jeep con il record di vendite nel mondo (quasi 1 milione 240 mila) e in Europa ha aumentato le registrazioni del 113 per cento”.

 

Prezzi. Per sapere per capire: oggi l’Istat pubblica i dati dei prezzi al consumo in dicembre 2015 e i dati a novembre 2015 dei prezzi all'import dei prodotti industriali.

 

Davos e la quarta rivoluzione industriale. Si apre la settimana prossima il World Economic Forum di Davos. Dal 20 al 23 gennaio la leadership globale discute questo tema: la quarta rivoluzione industriale. Che cosa è? Ecco come la dipinge il forum di Davos.

 

15 dicembre. Nel 1979 nasce la terza rete Rai. Primo TG3, allora Testata Giornalistica Regionale. Direttore è Biagio Agnes, condirettore Sandro Curzi.

 

Biagio Agnes e Sandro Curzi.

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