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Interpretare i discorsi di Mattarella è materia vicina alla cremlinologia

I suoi interventi sono costruiti per dire e non dire, aprire e chiudere, mostrare e nascondere. Essendo un “presidente a sorpresa”, uscito dalla Stangata di Renzi a Berlusconi, ha la necessità di apparire terzo e ma sempre in campo. Così il suo intervento prima del discorso di fine anno, è un tentativo di tenere insieme una baracca che oscilla su se stessa.

22 Dicembre 2015 alle 09:51

Interpretare i discorsi di Mattarella è materia vicina alla cremlinologia

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Santa Francesca Saverio Cabrini, fondò a Chicago l’Istituto delle Missionarie del Sacratissimo Cuore di Gesù.

 

Titoli. Interpretare i discorsi di Mattarella è materia vicina alla cremlinologia. I suoi interventi sono costruiti per dire e non dire, aprire e chiudere, mostrare e nascondere. Essendo un “presidente a sorpresa”, uscito dalla Stangata di Renzi a Berlusconi, ha la necessità di apparire terzo e ma sempre in campo. Così il suo intervento prima del discorso di fine anno, è un tentativo di tenere insieme una baracca che oscilla su se stessa. Il premier Renzi dando a Raffaele Cantone il compito di risolvere la grana degli obbligazionisti subordinati delle quattro banche fallite e salvate, ha di fatto mandato un pesante avviso a Consob e Bankitalia: non mi fido di voi e scavalco. In un paese con un sistema politico decente, equilibrato senza per forza dover essere soporifero, tutto questo non sarebbe potuto accadere. Così il discorso di Mattarella è un’opera incompiuta. Dice Mattarella: “Talvolta si registra invece competizione sovrapposizione di ruoli, se non addirittura conflitto, e questo genera sfiducia, oltre a indebolire la società nel dispiegarsi delle sue potenzialità e a disorientarla riguardo al concreto esercizio dei diritti. La dialettica proficua tra poteri si esprime in confronto collaborativo. Gli ambiti di spettanza dei diversi poteri non sono fortilizi da contrapporre gli uni agli altri e di cui cercare di erodere i confini, sottraendo spazi di competenza a chi ne ha titolo in base alla Costituzione”. Ottimo, allora la conseguenza applicata al caso banche sarebbe solo una: l’ormai ingombrante struttura burocratico-politica del dottor Cantone non invade il campo di Bankitalia e Consob. Invece no. Si occupa di tutto. E’ un’anomalia o no? Primo caffè, Corriere della Sera: “Banche, il richiamo di Mattarella”. Il titolo si riferisce alla parte accusatoria contro le banchette, quella facile. La voce che Mattarella non ha avuto al Quirinale, viene recuperata sul Corriere dalla vignetta di Giannelli.

 

Che cosa hanno cucinato ieri a Repubblica? Stesso tema, ma il nome di Mattarella sparisce dal titolo: “Allarme del Colle. Banche, fatti gravi ora serve la verità”. In un sommario c’è l’Abi che chiede regole uguale in Europa per tutti sui salvataggi: “L’Abi attacca la Ue per gli aiuti concessi a Lisbona”. Storia completamente diversa, quella del Banif, partita nel gennaio 2013 e con un costo altissimo per le casse dello Stato: 3 miliardi. Si vuole imitare il Portogallo nell’esproprio bancario del contribuente onesto? Non si può, perché la tempistica inchioda i vertici delle banche e la politica. Se durante la crisi non avessero spacciato come privo di problemi un pianeta inquinato dai crediti incagliati, oggi Abi non direbbe niente. Bastava tirare fuori i macigni delle sofferenze da sotto il tappeto. Bastava ammettere che la situazione era pesante non solo sul fronte dei conti pubblici. Bastava avere l’umiltà di fare i risanamenti nel tempo giusto e con le regole usate da altri paesi. Non l’abbiamo fatto per presunzione, arroganza e sciatteria e ora si piagnucola. Che spettacolo. Ci raccontarono che nel caveau eravamo i migliori, oggi è tutta colpa della Germania. Protestiamo, facciamo conferenze stampa buone per la propaganda ad uso interno, ma la soluzione tecnica da presentare al tavolo di Angela Merkel e soci del Nord dov’è? Pagheremo cara questa scelta sconsiderata. Perché la crisi bancaria per noi non è finita. Altro? Perbacco, c’è un editoriale di Ezio Mauro, prima di quello dell’addio, numero da collezione. Che dice il direttore mentre scorrono i titoli di coda? Si occupa della Spagna, del populismo e del caso Italia. Pezzo molto interessante. Titolo: “La politica dell’altrove”. Angolatura da progressista che si sente senza patria e fiuta il pericolo: “Non è la loro radicalità d'opposizione la vera caratteristica nuova: è la presunzione di alterità, la convinzione di essere un esercito invasore cui è proibito ogni dialogo con gli indigeni, pena la compromissione e la perdita della diversità. Tutto pur di affermare la forza della diversità: persino l'ignoranza, esibita come una garanzia di naiveté, una suprema estraneità alle istituzioni che sono da espugnare, non da governare”. Ignoranza, certo. Ma non si ferma alla protesta, è nel governo e nell’opposizione. Facciamo un giro di titoli. La Stampa è in letargo, attendiamo l’arrivo del nuovo direttore Molinari: “Mattarella: no ai conflitti tra poteri”. Libero è sempre più dentro il caveau e comincia a bruciare parecchia legna: “Il comitato segreto di Etruria”. Catenaccio: “Il capo ispettore di Bankitalia svela che nell’istituto c’era un direttorio parallelo di cui faceva parte il padre del ministro. Qui si decidevano i prestiti che hanno mandato a picco la banca. E ora ad Arezzo si scommette sull’avviso di garanzia”. Se questo è il quadro, è automatico. Il titolo più interessante del Giornale è nel taglio basso e meritava di più: “Arriva pure il «salva ex mogli». Gli alimenti li versa lo Stato”. Pezzo di Annalisa Chirico: “ Tra le mance previste dalla legge di Stabilità, c’è quella per le ex mogli. Se l’ex coniuge non vi versa l’assegno di mantenimento, potete rivolgervi direttamente allo Stato. Non siete disabili, non siete invalidi di guerra, ma siete pur sempre ex mogli”. Per gli ex mariti lasciati sul lastrico che pagano gli alimenti e dormono in macchina o in una cantina è previsto qualcosa? Più ambulanze per tutti. Andiamo avanti, tagliamo il traguardo di lettura. Secondo caffè (ar vetro) e Il Messaggero che ha un titolo di taglio da leggere: “Roma, allarme smog pronto il blocco auto con bus e metro gratis”. Notizie? L’oroscopo di Branko: “Inverno fortunato per il Capricorno”. La filodiffusione di Carlino-Nazione-Giorno cosa trasmette? Leggere l’editoriale di Andrea Cangini sull’assenza di Berlusconi alla cerimonia di auguri al Quirinale: “Il disimpegno del Cavaliere”. Motivo? Non ne aveva voglia, dicono. Money? MF torna alle banche e si sintonizza sulla stazione radio dell’Abi: “Aiuti di Stato tabù solo per l’Italia”. Il Sole 24Ore ricorda che oggi dovrebbe arrivare il voto di fiducia al Senato per la legge di stabilità: “Non marchette, ma interventi precisi”, ha detto Renzi. Li ha chiamati “lingottini”. Dev’essere il caveau del governo. Obbligazioni, lingotti, un thriller finanziario: Bond & Bullion.  Buona giornata.

 

Torna a casa Space X. Con grande rispetto per le istituzioni, con deferenza per i parrucconi, per List la vera notizia del giorno, quella destinata ad avere un impatto sul futuro sulle nostre vite, arriva da Cape Canaveral: la compagnia spaziale fondata da Elon Musk ha fatto decollare un razzo che ha lanciato undici satelliti e poi è rientrato alla base con un perfetto atterraggio verticale. E’ un passo avanti gigantesco destinato a cambiare l’era dei viaggi spaziali. Con il recupero del razzo, sarà un problema di carburante e know how sempre più raffinato per il lancio e il rientro. Prossima tappa di Space X: Marte. Ecco il video del lancio, al trentunesimo minuto, apoteosi.

 

 

E Jeff Bezos rosica. Il fondatore di Amazon ha la sua avventura spaziale, Blue Origin, che ha sperimentato con successo un programma di lancio e rientro in atterraggio verticale. Ma si tratta di un’operazione totalmente diversa e di scala minore (basta guardare qui per rendersene conto), niente di epocale insomma. Nonostante questo, ieri Bezos ha twittato complimenti che sono apparsi acuminati di gelosia. Diluvio di reazioni dei fan di Elon Musk e Space X:

 

 

A Bezos va meglio con il Washington Post. I risultati della sua riorganizzazione si vedono. Salto in alto nel digitale e sorpasso sul New York Times.

 

La Germania ha fiducia. Cattive notizie per gli euroscettici e quelli che è tutta colpa della Merkel: il Gfk, l’indice di fiducia dei consumatori, nonostante l’attacco terroristico del 13 novembre a Parigi, sale ancora ed è previsto in rialzo a gennaio a 9,4 punti contro i 9,3 di dicembre.

 

 

Una tempesta da 150 milioni. Sono quelli che pagherà JP Morgan come risarcimento a un gruppo di investitori che aveva fatto ricorso nel caso della “london whale” (balena londinese), il soprannome di Bruno Iksil, il trader di JP Morgan che puntò sui derivati sbagliati causando perdite per oltre 6 miliardi di sterline. Jamie Dimon, numero uno di Jp Morgan disse agli investitori: “E’ una tempesta in una teiera”. Un tè molto caro. 

 

22 dicembre. Primo giorno d’inverno. Nel 1942 Hitler ordinò lo sviluppo dei razzi V2. Wernher Von Braun fu la mente del progetto. Von Braun e il suo gruppo di studiosi si consegnarono agli americani che usarono il suo incredibile talento per sviluppare il loro programma spaziale. Von Braun diventò il direttore del Marshall Space Flight Center della Nasa e progettò il razzo Saturn V che nel 1969 portò l’uomo sulla luna con la missione Apollo.

 

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