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Il Cantone come soluzione della cantonata bancaria

L’idea ormai non più sottotraccia di mettere il governatore di Bankitalia Ignazio Visco alla porta. E’ il Belpaese. Se questo è il disegno, a List abbiamo appeso al muro una frase che torna utile in momenti di eccessiva confidenza: “Ognuno di noi ha un piano che non funzionerà”.

18 Dicembre 2015 alle 11:30

Il Cantone come soluzione della cantonata bancaria

San Malachia, profeta.

 

Titoli. Il Cantone come soluzione della cantonata bancaria. E l’idea ormai non più sottotraccia di mettere il governatore di Bankitalia Ignazio Visco alla porta. E’ il Belpaese. Se questo è il disegno, a List abbiamo appeso al muro una frase che torna utile in momenti di eccessiva confidenza: “Ognuno di noi ha un piano che non funzionerà”. Primo caffè, Corriere della Sera: “Tensione governo Bankitalia”. List raccoglie il titolo e rilancia i rumors raccolti sul taccuino in questi giorni: il vero tema aperto, sussurrato e accarezzato come un bel gatto è cosa fare di Visco, entrato nello squadernamento delle insoddisfazioni renziane, oggetto anch’egli delle sue cicliche pulsioni d’insoddisfazione per questo e per quello. Sostituire Visco? Questo è il dilemma. E come? Non è facile, lassù c’è Draghi che ha un “San” davanti, ma dire sì alla commissione parlamentare d’inchiesta sui guai delle banche è un buon inizio: processare per mesi la vigilanza, tenere ben caldo l’olio della frittura mista e confidare nel casino organizzato di un parlamento affetto da analfabetismo finanziario. Così la gazzarra è certa e la defenestrazione per incompatibilità ambientale altamente probabile. Vedremo, tutto resta sul piano fumoso di un disegno sulfureo, per ora. Altro? Il Corriere ha editoriale e spalla che vanno segnalati. Paolo Valentino mette il suo cingolato pensante tra Italia e Germania e la linea d’assalto scelta da Matteo Renzi: “Siamo sotto tiro sulla flessibilità di bilancio, sugli hot spot per i rifugiati che ancora non abbiamo aperto, sul salvataggio di alcune banche, sul caso Ilva dove sarebbe imminente una nuova procedura d’infrazione. E il sospetto, neppure tanto velato, di Matteo Renzi è che a ispirare una linea così rigorosa verso l’Italia sia proprio la cancelliera Merkel”. La spalla corrierista è di Maurizio Caprara che ci è stato restituito dopo il passaggio al Quirinale e dice che sulla Libia qualcosa si muove: “Dai contatti avuti finora con l’Italia, risulta che le fazioni libiche non vogliono dall’estero truppe in forze sul proprio suolo. Preferirebbero istruttori per addestrare forze armate e polizia, armi ed eventualmente personale per vigilare su aeroporti o obiettivi stranieri. Le armi, legalmente, sono adesso la richiesta meno facile da soddisfare. Il Times ha riferito che Londra manderebbe in Libia fino a mille militari per una missione a guida italiana. Il nostro Paese giovedì aveva a Skhirat oltre all’inviato del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Giorgio Starace, il ministro in persona. Partito poi per New York, sede dell’Onu. E l’Onu non si occupa solo di Siria”. Che cosa fanno a Repubblica? Non sono ancora tutti Calabresi, la figura ieratica di Ezio Mauro domina la redazione, immanente, ecco il titolo su due righe: “Banche, Renzi chiama Cantone. Etruria, ecco le accuse ai manager”. Tutto a posto, niente in ordine, ci pensa Cantone. E in fondo, a centro pagina c’è la notizia che ci rassicura sul percorso intrapreso: “Lavoro, la Bce avverte l’Italia: anche la Grecia è meglio di voi”. Forza dello storytelling. Il Messaggero fa un renzianissimo titolo d’apertura, factual: “Renzi, basta Ue a guida tedesca”. E ovviamente la cancelliera è sotto accusa per cui l’editoriale è intitolato “la Merkel torna a fare la padrona”. Notare la scelta della parola “padrona”. Archeologia del dizionario sindacale, ricaricata sul generatore automatico di titoli per descrivere le relazioni internazionali. Dal vincolo esterno al capro espiatorio, è sempre colpa di qualcun altro. Italiani. La Stampa è su un altro pianeta, apre sul Cremlino: “Turchia e Usa, Putin alza il tiro”. Più lontano con i titoli si va, meno problemi in casa-redazione si ha. Il Giornale sintetizza la situazione così: “Boschi regge, Renzi meno”. Libero ha un quadretto con esito finale: “Perché deve dimettersi, perché Renzi la salverà”. Lei è Maria Elena Boschi che sulla prima pagina del Manifesto diventa il solito bel titolo che però in edicola il lettore capisce quando ha già comprato un altro giornale: “Sotto Boschi”. In ogni caso, tutto gira intorno a Raffaele e l’Unità ricorda che “Arbitra Cantone” mentre il titolo in filodiffusione di Carlino-Nazione-Giorno è “Banche, decide Cantone”, il Mattino inserisce a sorpresa la mitica variante Bond. Non James, questa: “Bond truffa, decide Cantone”. Money? Su Sole 24Ore c’è la foto del dopo Fed: “Borse in rally dopo la Fed. La svolta rafforza il dollaro”. Il titolo più divertente (e istruttivo) della giornata è di Italia Oggi che ha controllato il libro mastro della legge di stabilità e ha trovato un po’ di conti eccentrici rispetto ai grandi disegni della grande politica: “Un milione per festival e bande”. Rassicurante, tutto è rimasto come nella vecchia legge finanziaria. Viva l’Italia. Buona giornata.

 

Sfiducia. Il capital gain della Boschi: 370 euro. Via Agi: “Io posseggo, o possedevo, 1557 azioni di Banca Etruria per un valore iniziale di 1500 euro. Dopo il decreto di questo governo il valore delle azioni è stato azzerato. Mio padre possiede 7550 azioni; 2013 mia madre, 1847 mio fratello Emanuele, 347 mio fratello Pier Francesco. Ad un valore inferiore a un euro ciascuna potete fare il calcolo del valore complessivo di questi pacchetti. Trovo suggestivo che a fronte di questo io sia indicata come proprietaria di Banca Etruria. Dire che Banca Etruria è la banca della famiglia Boschi è funzionale ai titoli sui giornali, ma non corrisponde alla realtà dei fatti. Il provvedimento di novembre non ha favorito la mia famiglia, perché le azioni sono state azzerate come tutte le altre. Nè io né i membri della mia famiglia abbiamo comprato o venduto azioni dal momento in cui io sono arrivata al governo. Nessun plusvalore può essere stato realizzato. Ma ragioniamo per assurdo: a seguito del decreto tutte le banche quotate hanno visto aumentato il valore dei propri titoli, e la minusvalenza si è ridotta. Invece di perdere 960 euro avrei perso 500 euro. tiamo parlando al Paese di 370 euro", ha concluso Boschi. 

 

L’autosfiducia nel centrodestra. A forza di presentare mozioni di sfiducia contro Maria Elena Boschi e poi fare dietrofront e poi annunciare il cataclisma e poi niente, qualcosa succede, un incidente da laboratorio politico, per esempio. Insomma, è andata che Forza Italia che presenta una mozione di sfiducia sul conflitto di interessi di Maria Elena Boschi è una cosa abbastanza surreale (Silvio Berlusconi è legittimamente comproprietario di assicurazioni e banche, no problem) e votarla è da sottosopra umoristico. Matteo Salvini ha colto il cortorcimento di Forza Italia al balzo e minaccia: “Se non votate la mozione l’alleanza è finita”. E’ mai cominciata?

 

Consilium e Brexit. Il vertice dei capi di stato europei in corso a Bruxelles è il preludio di un 2016 denso di avvenimenti. David Cameron deve rassicurare il suo partito e evitare il Brexit. Il referendum nei sondaggi vede gli elettori britannici divisi e il risultato altamente incerto. Secondo il Financial Times Cameron spera di trovare un buon accordo sulle nuove norme sull’immigrazione (quello che vuole l’opinione pubblica) e chiudere la partita l’anno prossimo.

 

Streaming tv? E’ un genere. No, non è solo un modo di guardarla, è molto di più. Pezzo interessante sul New York Times.

 

18 dicembre. Nel 1916 finisce la battaglia di Verdun. Era iniziata il 21 febbraio. L’orrore della Prima guerra mondiale: oltre quattrocentomila morti tra i soldati francesi e tedeschi.

 

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