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La commedia delle regionali in Francia

La sintesi è che a destra la sconfitta lepenista è glaciale delusione che conduce alla liofilizzazione del titolo, mentre a sinistra, nell’area sempre in progress, è tutto un sussulto democratico. Al povero liberale, al repubblicano, a quello che in fondo sul piano ideologico e culturale è il vero vincitore di questo voto delle regionali in Francia, non resta che osservare tutta la commedia.

14 Dicembre 2015 alle 11:12

La commedia delle regionali in Francia

Ballottaggi in Francia, nessuna regione a Le Pen (foto LaPresse)

San Giovanni della Croce, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani e dottore della Chiesa.

 

Titoli. Banque et Vive la France! I titoli dei quotidiani oscillano tra il caveau del vuoto e il cadeaux del voto. La sintesi è che a destra la sconfitta lepenista è glaciale delusione che conduce alla liofilizzazione del titolo, mentre a sinistra, nell’area sempre in progress, è tutto un sussulto democratico. Al povero liberale, al repubblicano, a quello che in fondo sul piano ideologico e culturale è il vero vincitore di questo voto delle regionali in Francia, non resta che osservare tutta la commedia con consumato divertimento e un pizzico di cinismo da manuale di sopravvivenza. Primo caffè, Corriere della Sera: “Marine Le Pen perde la sua sfida”. Anche la nipote Marion, aggiunge List. Il Front National poteva vincerle, le elezioni in tre regioni, ma ha trovato uno sbarramento più forte del previsto e un’intelligente strategia di Nicholas Sarkozy che non si è né fuso né confuso a destra (con la Le Pen) e a sinistra (con Hollande). Certo, bene fa il Corriere a piazzare in prima il commento di Massimo Nava che mette in guardia su un “lieto fine solo apparente”, ma appare davvero prometeico – per ora – per Marine Le Pen arrivare all’Eliseo. Restano tutti i mali della Francia, quella che The Economist in una copertina di mesi fa dipinse perfettamente con una baguette piena di esplosivo: “La bomba a orologeria nel cuore dell’Europa”. Cosa fa Repubblica? Ezio Mauro si gode gli ultimi giorni sul ponte di comanda del giornalone: “La Francia ferma l’onda Le Pen”. Una settimana fa, sembrava sommersa, la Francia. Ok, altro? Un Folli da leggere sulla Leopolda “l’ennesima occasione mancata”. Perché era prevista una svolta? Sarebbe stata una sopravvalutazione del format, così almeno la pensa il titolare di List. Facciamo un giro di titoli. Il Giornale spariglia di brutto: “Banche, amici e De Benedetti Il giallo dell’affare milionario”. Riguarda un’operazione in titoli delle Popolari sulle quali sarebbe aperta un’indagine. Informazioni privilegiate. Plusvalenze. Scenari spesso dai labili confini tra il diritto e il torto. Vedremo gli esiti. A Libero nel week end sono rimasti chiusi in banca per fare i conti: “Banche, le due colpe di Renzi”. Usciamo dal caveau e torniamo in Francia con la Stampa: “La Francia dice no alla Le Pen”. Fantasia poca stamattina. Il Messaggero è perfetto con un caffè ar vetro: “Francia, Le Pen a mani vuote”. La cosa più interessante del Messaggero sta nel taglio basso: “Gli 80 euro agli agenti solo per il 2016”. Il titolo in stereofonia di Carlino-Nazione-Giorno è da vaste programme: “Crac banche, i veri numeri”. Cose da leggere e mettere da parte, a futura memoria? Sul pasticcio allo sportello, sul Corriere della Sera c’è un’intervista di Daniele Manca a Giuseppe Vegas, presidente della Consob: “Il governo non ci ha chiamato”. Annamo proprio bene. Buona giornata.

 

Eni/Report. Battaglia social ieri sera. Report fa una delle sue inchieste giornalistiche su Eni, l’azienda risponde con un contro dossier usando Twitter. Strategia molto interessante e “prima volta” per l’Italia di un uso così raffinato della comunicazione via Twitter per rispondere in real time a un’inchiesta giornalistica. Social tv, comunicazione aziendale e Fact Checking. Scambio di messaggi in diretta via Twitter tra Andrea Vianello, direttore di Rai Tre, e Marco Bardazzi responsabile della comunicazione Eni. Qui il dossier completo dell’Eni. E’ un esempio di cosa si può fare con i social. Basta maneggiarli con cura.

 

Giudici costituzionali. Oggi il parlamento in seduta comune si riunisce alle 15 per l’elezione dei tre giudici costituzionali. Siamo alla trentesima seduta. Ogni commento è superfluo.

 

Agenda Europea. Archiviate le elezioni regionali in Francia, ora tocca agli inglesi. Il Parlamento europeo fa l’ultima seduta, giovedì c’è un vertice dei capi di Stato su immigrazione e Brexit. La trattativa tra Unione europea e Regno Unito è ancora indefinita e Cameron il referendum sull’uscita o meno dall’Unione lo farà. Sono 130 i parlamentari conservatori che sostengono l’uscita del Regno Unito dall’Ue. Tratterà bene e porterà a casa argomenti per dire che si può restare. Vincerà? Occhio alla piccola Olanda: nel 2016 ha la presidenza del primo semestre. Piccoli, agguerriti, alleati della Germania.

 

Agenda Mattarella. Oggi il presidente della Repubblica riceve il corpo diplomatico per gli auguri di buone feste. E’ sempre stato – soprattutto con la presidenza di Giorgio Napolitano e la crisi economica dell’Eurozona – un appuntamento molto importante. Lo sarà anche con Mattarella? Vedremo. Probabile un passaggio sul terrorismo, un accenno al populismo in Europa dopo il voto in Francia, un altro su integrazione dell’Unione, varie ed eventuali estratti dal generatore automatico di discorsi mattarelliani.

 

14 dicembre. 2003, Operazione Alba Rossa: Saddam Hussein viene catturato dalle forze americane in Iraq. Il dittatore iracheno era nascosto in una buca nei dintorni di Tikrit. Viene condannato a morte e impiccato il 30 dicembre del 2006.

 

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