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Roma, il Giubileo e una conclusione stupefacente: "Non è Expo"

“Francesco ha aperto la Porta Santa”, è cominciato l'anno santo e sul Corriere c’è tutto un confronto tra Milano (Expo) e Roma (Giubileo). I lavori sono in ritardo? Sì, il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha detto sabato scorso al titolare di List che saranno finiti il prossimo 31 gennaio. Sergio Rizzo: “Il Giubileo non è una gigantesca fiera alimentare”.

30 Novembre 2015 alle 10:41

Roma, il Giubileo e una conclusione stupefacente: "Non è Expo"

Il commissario di Roma Francesco Paolo Tronca (foto LaPresse)

Sant’Andrea apostolo.

 

Titoli. Marmaglia a Parigi, soldi alla Turchia e il Papa africano. Nel sottovuoto spinto della politica nazionale il lunedì dei giornali appare perfino cosmopolita, internazionale. In realtà è il nulla, il silenzio e la banalità del dibattito nazionale che guidano le scelte dei quotidiani. Primo caffè, Corriere della Sera: “Gli scontri e l’offesa alle vittime “. Catenaccio: “Parigi, danneggiati i fiori per i morti del 13 novembre. Hollande: uno scandalo”. Sì, fanno ribrezzo, ma non c’è novità: la racaille parigina è quella che da vent’anni va in piazza a sfasciare e tutto ciò che incontra. Emerge puntuale ad ogni vertice internazionale sui temi globali, sono straccioni con i neuroni bruciati. Andiamo avanti, c’è altro sul Corriere? “Francesco ha aperto la Porta Santa”, è cominciato il Giubileo e sul Corriere c’è tutto un confronto tra Milano (Expo) e Roma (Giubileo). Editoriale interessante di Ernesto Galli della Loggia: “Roma non è un dualismo tra due città. È il dualismo tra due pezzi della storia d’Italia, che lo Stato nazionale non è finora riuscito a rimettere insieme, e che forse mai riuscirà. Anche perché mentre Milano costituisce la parte di un insieme più vasto, Roma, al contrario, è totalmente un caso a sé. E proprio in questa sua assoluta specificità sta tra l’altro l’origine dei suoi mali attuali: forse addirittura della loro irrimediabilità”. I lavori del Giubileo sono in ritardo? Sì, il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha detto sabato scorso al titolare di List che i lavori saranno finiti il prossimo 31 gennaio. Sergio Rizzo fa pezzo su Expo-Giubileo e giunge a una conclusione stupefacente: “Il Giubileo non è l’Expo. Non è una gigantesca fiera alimentare”. Metabolizzata la rivelazione, passo a Repubblica. Siamo agli ultimi giorni di direzione di Ezio Mauro, c’è ancora posto in tribuna per godersi l’impaginato in progress, dritto e rovescio, gancio e jab, di un artigiano del mestiere. Titolo su due righe che fotografa i fatti del giorno: “Clima, giorno di guerriglia a Parigi. Accordo Ue-Turchia sui migranti”. Perfetto, le notizie ci sono. Commenti? C’è un poker in prima: scartate Rampini (clima) e Valli (Europa), conservate Diamanti per il post-prandium (Grillini e M5S), leggete Folli (politica estera, Renzi e l’Eni). Cosa fa il direttore designato per il prossimo radioso futuro di Repubblica? Mario Calabresi sarà anti-renziano o renziano in questi giorni? E’ il dilemma non amletico ma scalfariano. Titolo de La Stampa, giornale di Torino: “Il vertice di Parigi ostaggio dei violenti". Con La Stampa si fa il giro del mondo: Raqqa capitale del Califfato, la Turchia di Erdogan, l’Africa del Papa, il Kenya del delitto della volontaria di Novara, internet di qua, messaggini di là. Ah, perbacco, Domenico Quirico è tornato a Damasco. Era un cronista, temo sia entrato nella fase romanziere-di-se-stesso, l’incipit è un sintomo: “Basse colline di gialla roccia bruciata, che pesantemente si appiattano, macchiate qua e là di punti scuri, i punti scuri dei pini e degli arbusti. Una fenditura attraversa quella estensione di siccità dove corre la strada, una fenditura appena di chiara roccia rossastra, piuttosto torrente che strada. E sopra tutto l’azzurro, aspro cielo alcalino del levante”. Dieci righe in prima pagina e ancora non s’è capito dove sia Quirico. Vabbè, andiamo avanti. Giro di titoli. Il Giornale fa un salto al bistrot: “Sfregio ai morti di Parigi”. Libero ha da giorni una partita aperta con la Turchia: “Regaliamo 281 milioni ai turchi (per farci invadere meglio)”. Il Messaggero sta sul pezzo: “Parigi, gli scontri della vergogna”. La scelta più azzeccata della giornata è il titolo in stereofonia di Carlino-Nazione-Giorno: “Libia, Isis a un passo da noi”. Conferma di quel che pensa il titolare di List: se noi non ci occupiamo di Isis, sarà Isis a occuparsi di noi. Buona giornata.

 

Clima. Renzi a Parigi. Il presidente del consiglio è arrivato alla conferenza Onu sul clima. Tutto quello che c’è da sapere (sul vertice, non su Renzi) lo trovate sul liveblog di Politico.

 

Niente Parigi, siamo inglesi. Prendiamo i giornali del Regno Unito di oggi: aprono su Parigi? Macché, solo il Times di Londra ha una spalla sul vertice del clima, il resto è politica interna. Ai sudditi di Sua Maestà interessa quello che accade a Westminster e a Downing Street e, in particolare, vogliono capire (anche noi con loro) cosa accadrà in un passaggio molto importante che attende il partito laburista di Jeremy Corbin. C’è il voto sui bombardamenti in Siria e il Labour potrebbe andare contro le indicazioni del suo leader. Corbyn in Italia è stato dipinto come una figura da contrapporre a Renzi, e infatti ha condotto il partito su posizioni da neomarx. Se il Labour si spacca lui che fa? Si dimette? No, resta.

 

Martedì Grasso. No, non è ancora carnevale ma da domani l’agenda è piena di appuntamenti importanti per l’economia. Domani verranno pubblicati i dati sulla disoccupazione in Italia, Germania e i dati sulla produzione del nostro Paese. A seguire ci sarà la riunione della Banca centrale europea, i radar dei mercati sono puntati sul probabile allargamento del quantitative easing. Mario Draghi sta manovrando la catapulta del denaro. Sono dati, decisioni e scenari dai quali avremo un quadro più chiaro sul finale del 2015 e indicazioni sull’evoluzione dell’economia (e della politica) nel 2016.

 

30 novembre. Nel 1979 i Pink Floyd pubblicano The Wall. Un altro salto nella storia della musica, è l’era dell’Opera Rock.

 

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