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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

La manovra bilama di Renzi (ma poco sudista)

La legge di Stabilità ha successo perché non è di destra ma nemmeno di sinistra e lascia i sindacati a ballare da soli. Obama voleva la pace in Afghanistan, ma ha capito che dovrà combattere ancora. Il premier Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

16 Ottobre 2015 alle 10:02

La manovra bilama di Renzi (ma poco sudista)

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

Santa Edvige, fu duchessa di Polonia.

 

Titoli. La manovra del governo è l’impaginato costante del giorno. E’ uno sfoglio di colonne, formati, titoli, foto, didascalie, che dà la precisa idea della centralità di Renzi e del contemporaneo smarrimento dell’opposizione. Primo caffè, Corriere della Sera: “Renzi: «Così abbasseremo le tasse»”. Catenaccio: “Manovra da 27 miliardi: «Rispettiamo le regole europee». Tasi abolita, sgravi per chi investe”. Titolo canonico, asettico, con il condimento di due flash, un commento economico (“Il punto debole restano le coperture”) e uno scenario politico (“Ora il premier conta su altri arrivi azzurri”). Altro? Un pezzo di Franco Venturini sulla scelta di Obama di frenare il ritiro massiccio delle truppe dall’Afghanistan con la domanda incorporata: “E noi?”. Si attendono risposte da Palazzo Chigi e dalla Difesa. Nel taglio basso c’è la notizia sulla quale l’esercito di “peggioristi”, gli alfieri del “va tutto male e andrà anche peggio”, gli jettatori a contratto e i menagrami in servizio permanente effettivo dovrebbero fare un esame di coscienza: “Expo vince la sfida: 20 milioni di biglietti”.  Cosa fanno a Repubblica? Sempre manovra è: “Via alla manovra da 27 miliardi, meno tasse, canone tv in bolletta”. Alla Stampa arredano un virgolettato di Renzi: “Ecco la manovra taglia­tasse”. Regular size. Altro dal giornale di Torino con vocazione internazionalista? Gramellini si occupa di Salvini e la leva obbligatoria, lo svolgimento è facile, la conclusione pure: “Più ci penso e più mi sembra un’ottima idea quella di reintrodurre il servizio militare obbligatorio per Salvini”. Sono d’accordo con Gramellini, segno la data sul calendario degli eventi soprannaturali. Giro di titoli, per vedere un po’ chi cambia spartito. Il Giornale, compassato e factual rispetto al consueto Wilma, passami la clava: “Tasse e tagli, cosa cambia”. La lezione di solfeggio è la stessa frequentata da Libero: “Tasse e pensioni: cosa cambia”. Il titolo a reti unificate di Carlino-Nazione-Giorno gioca sulle stesse armonie: “Lavoro e fisco, tutte le novità”. Il Messaggero, de bottega e assertivo: “Giù le tasse su casa e imprese”. Punto nave della giornata? Sul Sole 24Ore: “Manovra espansiva: meno tasse, tagli timidi”.

 

La manovra bilama. Renzi ha fatto Renzi, lo spiazzista. E con Pier Carlo Padoan ha confezionato una manovra di finanza pubblica “bilama”: taglia le ali, non può essere attaccata né da destra né da sinistra e lascia i sindacati a ballare da soli. Un mix ben riuscito di esprit de finesse politico e abilità contabile nel quale il ministro dell’Economia ha svolto un ruolo che lo fa emergere definitivamente come “politico” e non solo come un tecnico. Traccia il profilo della manovra Massimo Riva su Repubblica: “Finora il presidente del Consiglio non faceva nemmeno in tempo a terminare l'illustrazione dei capisaldi della legge di Stabilità, che nel paese subito si scatenava la corsa alle barricate da parte di sindacati, Comuni, Regioni e un infinito numero di gruppi sociali o lobby variamente colorate. Mentre l'opposizione politica sparava a zero su tutto e tutti. Stavolta no e ciò perché - bisogna riconoscerlo - il duo Renzi-Padoan ha lavorato con grande astuzia politica. Agli enti locali, per esempio, sottrae i proventi di Imu e Tasi ma con l'impegno a risarcirli fino all' ultimo euro. Quanto ai partiti della destra politica, evidente è il loro imbarazzo nel mettersi a sparare a palle incatenate (come forse vorrebbero ma non possono) contro misure che fanno parte almeno a parole del loro Dna propagandistico quali il taglio delle imposte sulla casa ovvero l'innalzamento a 3 mila euro della soglia per i pagamenti in contante”. E’ in deficit? Sì. E’ la fine dell’austerità? Anche. E’ espansiva? Certo che lo è. E’ di destra? Sì. E’ di sinistra? Naturalmente. E’ macelleria sociale? No, non ci sono tagli. E’ elettorale? All’occorrenza. Les jeux sont fait, il banco è tutto di Renzi.

 

La manovra (poco) sudista. Il problema non si risolve nella legge di Stabilità, questo è chiaro, ma le aspettative sul Mezzogiorno c’erano, alimentate anche dalle dichiarazioni di alcuni ministri molto “sviluppisti” a parole ma in pratica privi di cassa. Basta una lettura dei titoli dei quotidiani del Sud per misurare la febbre. Il Mattino: “Imu-Tasi addio, ma il Sud non svolta”. La Gazzetta del Mezzogiorno: “Nessun piano per il Sud”. Il governo qui ha un cantiere aperto i cui lavori vanno a rilento. Più che soldi, serve fantasia.

 

La manovra da ricchi. Il Fatto quotidiano con sprezzo del ridicolo procede alla bollinatura della “finanziaria da ricchi” con questo titolo: “Via le tasse su ville e castelli e 8 euro al mese agli statali”. Questo è il sunto di una manovra da 27 miliardi. I fattoidi sono persi tra la difesa della galassia degli Scontrini di Marino e la nebulosa delle scie chimiche. Lost in space.

 

La manovra dei vescovi. E’ talmente da ricchi, figlia di Wall Street e Gordon Gekko, la legge di Stabilità, che Avvenire, quotidiano dei vescovi, titola così il misfatto turbocapitalista: “Manovra ambiziosa”.

 

Istat. Per sapere, per capire. L’Istituto nazionale di statistica oggi pubblica i dati sul commercio estero e i prezzi all’import dei prodotti industriali (agosto 2015)

 

Padoan e Confindustria. Il primo test di gradimento della legge di Stabilità sarà a Capri. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sarà alla due giorni di dibattito di Confindustria organizzato per il trentennale dei Giovani imprenditori dell’associazione.

 

Renzi fa uno shampoo a Tusk. Il premier durante il Consiglio europeo di Bruxelles ha dato una lavata di capo a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo che parlando della crisi dei profughi aveva paragonato l’Italia all’Ungheria: “Credo che le frasi che Tusk ha utilizzato in Parlamento europeo non fossero le frasi più idonee, non tanto verso il governo italiano ma verso il popolo italiano che in questi mesi ha fatto un lavoro straordinario, il popolo che quotidianamente ha salvato centinaia di persone, è ormai decine di migliaia. E' un popolo che ha lavorato con grande attenzione. Quando qualcuno tocca gli italiani il presidente del Consiglio risponde e difende con umiltà ma anche con orgoglio un popolo che sta dando lezioni di generosità e di civiltà a tanti". Shampoo senza messa in piega. Avanti un altro.

 

Che fanno al Consiglio europeo? L’agenda è fitta: Brexit, Turchia e migranti, rapporti con Mosca (e Siria). Tutto in tempo reale nel live di Politico.

 

Obama non è più peacemaker. Ha dovuto prolungare la permanenza in Afghanistan, sta perdendo la guerra in Iraq (da leggere il pezzo di Daniele Raineri sul Foglio)  e in Siria ha lasciato il cielo ai caccia Sukhoj di Putin. Come racconta Politico, voleva la pace, continua la guerra.

 

Goldman Sachs. Ouch! I profitti della banca di Wall Street nell’ultimo trimestre sono colati a picco: meno quaranta per cento. Per la prima volta negli ultimi quattro anni i target sono mancati. Male i mercati emergenti, minima l’attività dei clienti.

 

Chi candidò Marino? Goffredo Bettini sul Foglio risponde al mio articolo: “Il Grande Smemorato di Roma”. Bettini racconta come nacque la candidatura del chirurgo e il suo ruolo di king maker della sinistra romana. Della serie: per sapere, per capire.

 

Agenda Mattarella. Il Presidente della Repubblica è all’Expo per il World Food Day.

 

Agenda Grasso. Il presidente del Senato Pietro Grasso interviene a Torino al Terzo forum mondiale dello sviluppo economico locale.

 

Agenda Boldrini. La presidente della Camera Laura Boldrini, incontra a Montecitorio una gruppo di persone che vivono nella povertà alla vigilia della Giornata mondiale del rifiuto della miseria.

 

Festa del Cinema di Roma. Apre oggi, è il rito della Capitale in celluloide ma senza più la Dolce Vita. Un tempo luogo di sante e larghe intese, oggi in fase disastro Marino. Prima era importante vedere chi c’era, oggi si nota chi non c’è.

 

16 ottobre. Nel 1978 Karol Wojtyla diventa Papa. Comincia il pontificato di Giovanni Paolo II, il gigante della fede e della libertà.

 

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