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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Il perché del “ma mi faccia il piacere!” di Renzi all'Ue

La polemica sulle tasse tra il premier e l'Unione europea e la vecchia ossessione italiana di prendere per verbo da venerare tutto quello che arriva da Bruxelles. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

29 Settembre 2015 alle 09:09

Il perché del “ma mi faccia il piacere!” di Renzi all'Ue

Il premier Matteo Renzi (foto LaPresse)

Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli.

 

Titoli. L’Onu non fa miracoli, ma in qualche posto bisogna pur incontrarsi. E alla fine il palazzone delle Nazioni Unite diventa il “campo neutro” dove Obama e Putin fanno il loro vertice: una via di mezzo tra un incontro di wrestling e una gara di filosofia politica. Ne esce vincitore Putin per eccesso di pragmatismo, perdente Obama per difetto di realismo. E in ogni caso dove un soggetto è assente, si fa largo quello presente. In Siria sta andando così. Risultato finale? Per ora c’è questo: qualche raid congiunto tra Stati Uniti e Russia, ma distanza siderale sul sostegno ad Assad. Primo caffè, Corriere della Sera: “Obama-Putin, vertice dopo il gelo”. La faccenda butta sul climatico, segno che le informazioni scarseggiano come la pioggia nel deserto del Mohave. Foto del brindisi di Obama e Vladimir all’Onu (si possono udire i cristalli dei bicchieri sferragliare come i cingoli di un carro armato) e un buon commento di Angelo Panebianco sull’Onu e i suoi limiti. Altro? Svoltiamo verso Repubblica. Titolo su due righe, frase didascalica: “Obama-Putin, si tratta sulla Siria. Cooperante italiano ucciso dall’Is”. La fine di Cesare Tavella, 51 anni, ucciso in Bangladesh è un flash nel disordine contemporaneo. Tre colpi di pistola e una nebulosa di fatti da scoprire. Titoli curiosi? Una gara d’affabulazione tra spalla e fogliettone. Nel taglio basso c’è Vittorio Zucconi che fa cronache marziane (c’è l’acqua! Ma anche no) e in alto a destra un Niccolò Ammaniti che racconta la genesi del suo romanzo in un universo senza adulti (“Il mio mondo abitato soltanto da bambini”). Andiamo avanti. Titoli con la clava? Il Giornale: “Il Papa licenzia Marino”. Vicenda che ha dell’incredibile. Ma ne parliamo tra qualche riga. La fase dell’assurdo ha altri titoli? Libero: “Hanno truccato i 730”. Anche le tasse sono una religione, soprattutto in Italia dove tra Caf e Agenzia delle Entrate non corre buon sangue. Il caso è quello delle donazioni del 5 per mille dove sbucano irregolarità. D’altronde, Milano Finanza ci informa che “Hanno barato anche sull’oro” (inchiesta in Svizzera su sette banche) e dunque non c’è da stupirsi. Secondo caffè, che c’è sulla Stampa? E’ nel suo campo da gioco preferito, gli Esteri (in Italia il terreno è sempre accidentato) e impagina questi argomenti: Siria, Volkswagen, Bangladesh, Marte. Torniamo sulla terra, money. Il Sole 24Ore: “Volkswagen, indagato l’ex Ceo. Il titolo crolla ancora in Borsa”.

 

Marino. I titoli sono là, tragicomici. Papa Francesco spiega in mezzo alle nuvole che lui il sindaco proprio non l’ha invitato a Philadelphia. Il sindaco risponde con un tweet e un video su Facebook spiegando che il viaggio è stato offerto dalla Temple University. Il Pontefice fa una discussione volante sull’imbucato, il primo cittadino smanetta sui social in cerca di una giustificazione per il viaggio in The Streets of Philadelphia. Il caramelloso Gramellini sulla prima pagina della Stampa presenta il caso con un titolo da furbacchione: “Scomunicato stampa”. Ma il pezzo è tutto un minuetto per dare un colpo a Marino e una legnata al Papa. Il primo s’è fatto incorniciare come un “Papa Boy”, il secondo è diventato un “Pontefice nel retrobottega della politica”. Sembra una commedia di Mel Brooks con Gene Wilder, invece è tutto vero.

 

Renzi-Bruxelles. Gong! La notizia è secca: “Tasse, scontro Bruxelles-Renzi”. Ma in realtà nasconde il solito pre-giudizio sul disordine contabile italiano. Come se gli altri paesi fossero dei geni della partita doppia. Insomma, ci sono le solite indiscrezioni/raccomandazioni per gli italiani che devono fare i compiti a casa e anche in trasferta. Il premier non la prende benissimo, parte la sigla di Rocky e tira quattro ceffoni agli eurocrati: “Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un eurocrate a Bruxelles”. I parrucconi dell’impaginato, gli incipriati del fisco politicamente corretto fanno “ooooohhh, vedete che è un buzzurro quel capo di governo”. Passano i presidenti del Consiglio, loro, gli indignati, recitano sempre la stessa parte esentasse. Tutti i governi italiani se la sono cavata così, l’importante quando c’era la vecchia cara finanziaria era la frase del ministro dell’Economia di turno: “Mi raccomando, rispettiamo i saldi”. Prendere tutto quello che arriva da Bruxelles come verbo da venerare è roba da film di Stanley Kubrick: un’ossessione. C’è l’armonizzazione fiscale in Europa? No. L’Irlanda ha smesso di essere un simpatico rifugio per multinazionali in cerca di un fisco agevolato? No. Il Lussemburgo non è più il Granducato degli elusori? No. Gli austriaci hanno smesso di andare in giro con la valigetta a caccia di aziende italiane da delocalizzare a colpi di sconti fiscali? No. La concorrenza sleale sul mercato del lavoro nei paesi dell’est è stata dichiarata estinta? No. E allora, come diceva Totò, Renzi può anche “ma mi faccia il piacere!”.

 

Come vanno i conti? La parola a Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio che stamattina sarà ascoltato dalla commissione Bilancio della Camera sul Def e la prossima legge di stabilità (ore 9).

 

Palazzo Madama. Prosegue il dibattito e l’esame degli emendamenti alla riforma del Senato.

 

Renzi americano. Il presidente del Consiglio partecipa al vertice sul terrorismo con Barack Obama e in tarda mattinata interviene all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

 

Addestrare i siriani? Stop. Notizia della Cbs: il piano da 500 milioni di dollari per addestrare i ribelli siriani ha chiuso i battenti. Non sapevano combattere, passavano con il nemico. Putin l’ha ricordato davanti all’assemblea dell’Onu: “Prima li hanno armati e addestrati e loro (per tutta risposta, alla prima prova) hanno disertato”.

 

L’auto verde? Inquina. Ecco un articolo di Politico controvento.

 

Corbyn. Segnaliamo a Repubblica e ai rabdomanti del papa straniero per la sinistra italiana, che oggi Jeremy Corbin farà il suo intervento all’assemblea annuale del Labour. Secondo il Financial Times terrà un discorso patriottico.

 

Giappone a picco. La crescita cinese rallenta, l’indice Nikkei va in profondo rosso e chiude la seduta a meno 4,05 per cento. Tutti gli indici delle borse asiatiche sono sprofondati.

 

Il fondo del Qatar. Tempi duri per gli emiri, i rovesci della Borsa lasciano il segno: ci sono 12 miliardi di perdite. Brutto colpo dalle quote detenute in Volkswagen: meno 8,4 miliardi. Quale sarà la strategia di investimento per il futuro?

 

Boldrini. Agenda europea, perbacco. Giornata tutta in trasferta a Strasburgo per la presidente della Camera in visita al Consiglio d’Europa.

 

29 settembre. Nel 1547 nasce vicino a Madrid Miguel de Cervantes, autore del Don Chisciotte. Milan Kundera ne L’Arte del romanzo descrive così il miracolo letterario e filosofico del Don Chisciotte:

 

“Mentre Dio andava lentamente abbandonando il posto da cui aveva diretto l’universo e il suo ordine di valori, separato il bene dal male e dato un senso ad ogni cosa, Don Chisciotte uscì di casa e non fu più in grado di riconoscere il mondo”.

 

Nascono i tempi moderni. E’ l’alba del romanzo.

 

Pablo Picasso, Don Quixote.

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