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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Il petrolio dell'Artico e la Corbynomics

Shell ha ottenuto il via libera della Casa Bianca per i suoi piani di estrazione del petrolio a nord ovest dell’Alaska. In Russia, intanto, c'è il mini-rimpasto di Putin. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi.

18 Agosto 2015 alle 10:34

Il petrolio dell'Artico e la Corbynomics

Jeremy Corbin (foto LaPresse)

Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino.

 

Titoli. Sminuzza. Tesse. Sferruzza. L’arte del ricamo politico di Angela Merkel s’è vista ieri a Milano. Ha messo a suo agio Renzi (che nel freestyle diplomatico sguazza) non ha scoperto nessuna nuova carta e ha ribadito, ancora una volta, la fiducia nell’Italia. Primo caffè, Corriere della Sera: “Merkel all’Expo: bene l’Italia”. In via Solferino registrano lo “scambio di cortesie” e il “clima conviviale”. La tessitura diplomatica renziana ha un obiettivo: ottenere più flessibilità per il bilancio italiano. Ma non è un tema che si decide solo con Berlino, vedere alla voce Finlandia e altri paesi del nord. Altro? No, o meglio, c’è un titolo che racconta di un sì degli Stati Uniti alla guida italiana di una missione in Libia. Quale? Dove? Come? Il punto lo ha centrato Giuliano Ferrara sul Foglio: “Al centro del vaniloquio libico sta l’illusione dell’autodeterminazione nazionale. In aggiunta, nutre questo vaniloquio il pregiudizio contro l’uso della forza e lo state building politico-militare”. Andiamo avanti. Visitiamo il sacro impaginato della chiesa progressista, Repubblica: “Migranti, l’aiuto di Merkel a Renzi: emergenza Ue”. E’ partito il generatore automatico di titoli per la cancelliera. La cosa più interessante di Repubblica oggi è la spalla della prima pagina: “Ho rifiutato l’assunzione a scuola, ma non merito gli insulti”. E’ la lettera di un’insegnante precaria: “Non ho, come tanti miei colleghi di età compresa tra i 40 e i 55 anni di cui ho raccolto gli sfoghi dolorosi in questi giorni tesi e tristi, figli piccoli, disabili, genitori anziani da accudire da sola o una casa appena comprata con un mutuo salato, ma ugualmente non ho prodotto la famigerata domanda di deportazione. "Deportare" è una parola forte, è vero, ma è affiorata spontaneamente dalle labbra di lavoratori precari da dieci o addirittura venti anni, con alle spalle peregrinazioni in varie regioni e grandi sacrifici, sia per l'aggiornamento (a carico nostro) che per la maturazione di un punteggio che ora viene azzerato e vanificato”. Andiamo all’estero, è giunta l’ora di delibare il giornale più venduto a Washington, la Stampa (di Torino): “Europa e Usa con l’Italia. Uniti contro l’Isis in Libia”. Bene. Chi va a morire per Tripoli? Nessuno. Capitolo Vescovoni? Tranquilli, c’è e produce titoli memorabili. Apertura di Libero: “I vescovi se la prendono anche con gli alpini”. Catenaccio: “Dopo la Lega, i militari: proibita a messa la loro preghiera che recita 'rendi forti le nostre armi contro chi minaccia la patria e la civiltà cristiana'. Si temeva che gli immigrati si offendessero”. E’ accaduto nella diocesi di Vittorio Veneto, il prete censura, gli alpini si rifiutano di leggere il testo modificato. E’ così da 80 anni, come dar loro torto. Che fanno in via Negri? Anche Il Giornale è in fase mistica, titolo sull’Angelino e catenaccio sulla messa: “Alfano usa i profughi come un’arma” perché “il ministro raddoppia gli immigrati nelle Regioni nemiche Lombardia, Veneto e Liguria”. E i Vescovoni? Torna la storia delle penne nere: “Follia di un vescovo: vieta la preghiera degli Alpini perché offende gli stranieri”. Money? Sul Sole 24Ore: “Dal piano Juncker due miliardi all’Italia”. Per ora ci sono 100 milioni a un progetto del gruppo Arvedi, entreranno anche Autovie venete e Pedemontana. La notizia, purtroppo, è che in realtà calano i bandi gara per le infrastrutture (meno 17 per cento) e lo spacchettamento del dato mette in evidenza un Nord Est che vola (più 91,6 per cento), il Nord Ovest fermo e il Centro con il Mezzogiorno che colano a picco. Daje, che succede a Roma? Prendo Il Messaggero. Apertura sulla Merkel, taglio sulla Libia, casualmente c’è un pezzo di Pier Ferdinando Casini, niente titoli sulla cronaca Capitale. Anzi no, per fortuna qualcosa su Roma si legge: è la pubblicità del concerto di Antonello Venditti allo Stadio Olimpico il 5 settembre. E’ sempre Notte prima degli esami. Buona giornata.

 

Mattarella, Draghi e Padoan. C’è un piano del presidente della Repubblica per “scortare la legislatura”? Claudio Cerasa sul Foglio scrive che Mattarella in caso di crac del governo sulle riforme costituzionali ha un’idea precisa: “Non consentirò acrobazie”. Di sicuro al Quirinale il 27 luglio scorso hanno ascoltato con grande attenzione le parole di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, l’uomo che manovra la catapulta del denaro. Parole chiave: più cessioni di sovranità all’Ue e stabilità. E’ su questo punto che emerge un triangolo composto da Mattarella, Draghi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Renzi? Deve trovare “flessibilità” nel bilancio e per questo deve convincere Merkel. Non c’è spazio per le acrobazie. Né politiche né contabili.

 

Il rimpasto? Al Cremlino. Putin sta muovendo le pedine. Il presidente delle Ferrovie russe (Rzd), Vladimir Yakunin si prepara a diventare senatore della regione di Kaliningrad. Yakunin è uno dei più influenti alleati del presidente russo, guida una delle società strategiche, è uno dei personaggi sanzionati dagli Stati Uniti, potrebbe diventare presidente del Senato.

 

Petrolio nell’Artico. Shell ha ottenuto il via libera della Casa Bianca per i suoi piani di estrazione del petrolio nel mare dei Chukchi, a nord ovest dell’Alaska. Il progetto era stato fermato, ora riprende, ma gli ambientalisti promettono battaglia. (via Financial Times).



Corbynomics? Nostalgia. Sul blog della London School of Economics c’è un'interessante analisi su Jeremy Corbin e il Labour. Il ritorno al passato (ultrasocialista) come reazione alla sconfitta. Preludio di un’altra sconfitta. I Tories anticipano i festeggiamenti.

 

Brexit. In attesa del referendum che dovrà decidere se il Regno Unito resta o no nell’Unione europea, è scattata la corsa per il secondo passaporto (via Guardian).

 

Torna Letta. Enrico, esule a Parigi, oggi è all’Expo con il ministro dell’Agricoltura Martina.

 

La Farnesina assume. E’ stato pubblicato giorni fa il bando per il posto di Direttore generale della cooperazione italiana. Per partecipare c’è tempo fino al 14 settembre. Ecco il bando.

 

Acido in famiglia. Si riunisce la camera di consiglio del tribunale dei minori per decidere sull’adottabilità del figlio di Martina Levato. La ragazza è stata condannata a 14 anni per un’aggressione con l’acido all’ex fidanzato.

 

Le Dolomiti del NYT. La sezione Travel del New York Times pubblica un reportage dalle Dolomiti. Belle foto, ma… il testo è carico di retorica e luoghi comuni. Gabriel Kahn, già inviato del Wall Street Journal in Italia, oggi docente della University of Southern California, assiduo frequentatore delle Dolomiti, stronca l’articolo: “E’ una parodia di un racconto di viaggio del New York Times. Solo che è un racconto di viaggio del New York Times”. Qui la travel story del Nyt. E qui i commenti di Gabriel Kahn.

 

18 agosto. Nel 1958 negli Stati Uniti viene pubblicato il capolavoro di Vladimir Nabokov, Lolita. Il libro fu rifiutato da quattro editori e infine accettato da G.P. Putnam’s Sons. In realtà il romanzo fu pubblicato prima in Europa, a Parigi, nel 1955 da Olympia Press, in due volumi. Incipit indimenticabile:

 

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita”.

 

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