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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

La democrazia referendaria di Tsipras costa 53,5 miliardi

C’è Repubblica con i suoi squali ultradentati a caccia di notizie nel Mar Egeo: “Grecia, piano da 12 miliardi. Le Borse credono all’accordo”. C’è anche spazio per la Scuola di Matteo che, a dire il vero, dà prova di asineria parlamentare: “Sì alla riforma, ma la scuola spacca il Pd”.

10 Luglio 2015 alle 09:35

La democrazia referendaria di Tsipras costa 53,5 miliardi

Foto LaPresse

Santi Felice e Filippo, martiri.

 

Titoli. C’è una notizia da Via Solferino: il Corriere della Sera non è in edicola, sciopero dei poligrafici. Trattativa rotta su 260 esuberi nell’area e cento milioni di costo complessivo da tagliare almeno del 20 per cento. Niente di cui preoccuparsi, in fondo il mondo dell’editoria va a gonfie vele. E i titoli? C’è Repubblica con i suoi squali ultradentati a caccia di notizie nel Mar Egeo: “Grecia, piano da 12 miliardi. Le Borse credono all’accordo”. C’è anche spazio per la Scuola di Matteo che, a dire il vero, dà prova di asineria parlamentare: “Sì alla riforma, ma la scuola spacca il Pd”. Mi ricorda una frase del grande Gianni Pennacchi (quanto ci manca) quando rientrava in redazione al Giornale dopo la sua vasca in Parlamento. Entrava nella mia stanza e declamava: “Capo, er titolo è fatto: sinistra divisa, Ulivo spaccato”. Si spaccano perfino quando Renzi assume e La Stampa impagina: “La riforma della scuola è legge. Subito assunti 45.000 precari”. Svolgimento burocratico della titolazione. Deve esserci un capo redattore randagio fra i vari quotidiani perché anche Il Giorno mette giù la storia con eloquio da ufficio matricole: “Scuola, la riforma è legge”. Cose frizzanti? Perbacco, cerco Il Giornale che di solito ha un titolista-fantasista. No, stavolta ha una battuta scontata: “Da rottamatore a rottamato”. Il bersaglio, lo intuite, è sempre il solito: Renzi. Il titolo migliore della giornata è di Libero, il soggetto è quello dell’incredibile regalo (Gesù crocifisso, scolpito tra falce e martello) del presidente boliviano al Papa argentino: “Crocifisso un’altra volta”. Compagni, buona giornata.

 

Democrazia ateniese. Costa la democrazia referendaria di Tsipras. Atene ha chiesto ai creditori 53,5 miliardi fino a giugno del 2018. In cambio farà riforme per 12 miliardi. Il conto è salato, ma si sapeva. Il Fondo monetario internazionale aveva quantificato in 60 miliardi la dotazione minima per tenere a galla la Grecia. Domani si riunisce l’Eurogruppo, il sirtaki finanziario sta per concedersi una pausa. Poi, tra qualche mese, la musica riparte.

 

Spread. L’accordo tra creditori e Grecia è vicino: stamattina lo spread tra Btp e Bund è crollato a 125 punti, contro i 146 punti della chiusura di ieri.

 

Chi governa in Grecia? Paul Donovan pone la domanda sulla sua newsletter per Ubs: “Chi governa in Grecia? Il parlamento, il governo o la massa dei correntisti bancari?”. Per me, vale il vecchio detto dello scandalo Watergate: follow the money, segui i soldi.

 

Ombre cinesi. La Borsa cinese si è ripresa, ma siamo sempre nel campo degli estrogeni. Due rialzi in due giorni, lo zombi dell’indice Shangai Composite che fa +5,5 per cento. Senza l’intervento del governo a quest’ora avremmo descritto uno scenario da Space Invaders con i marzianetti che vincono sempre.

 

 

Bush. Jeb ha cominciato la sua campagna presidenziale con parecchio fieno in cascina: ha raccolto 114 milioni di dollari in sei mesi. Il carburante in bigliettoni verdi c’è.

 

Saud al Faisal. E’ morto il principe della diplomazia dell’Arabia Saudita. E’ scomparso due mesi dopo essere stato sostituito come ministro degli Esteri. Laureato a Princeton, al servizio di quattro re, Saud è stato il personaggio chiave della politica mediorientale per 40 anni. Il Financial Times ( link: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/dd8ac814-2676-11e5-bd83-71cb60e8f08c.html#axzz3fHPov9Tp )ricorda una frase di Michail Gorbaciov: “Se l’Unione Sovietica avesse avuto una figura come Saud, non sarebbe mai crollata”.

 

Istat. Per sapere, per capire. Oggi l’Istat dà i numeri della produzione industriale di maggio. Sarà ancora Marchionne a tenerla in piedi

 

Lottizzazioni. E’ materia (anche) del Lotti di Palazzo Chigi. Da seguire l’assemblea della Cassa depositi e prestiti.

 

Consiglio dei ministri. E’ convocato stamattina alle 11. Ordine del giorno: leggi regionali, varie ed eventuali. In queste ultime di solito si nasconde una notizia.

 

Renzi. E’ a Roma e ha un diplo-day. Alle dieci incontra il il primo ministro della Repubblica d’Irlanda, Enda Kenny. Alle 15.30 è il turno della presidente del Brasile, Dilma Roussef.

 

Boldrini. Fa quello che le riesce meglio: viaggia. La presidente della Camera Laura è a Sarajevo.

 

Sel a porte chiuse. Vendola e i suoi seguaci si riuniscono e poi incontrano i giornalisti. Dopo la gita di Atene, sono rientrati gioiosi e con gli Oxi fuori dalle orbite.

 

10 luglio. Nel 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia.

 

 

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