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Contagio greco? Solo da referendite. Intanto le banche rimangono chiuse, navigazione a vista

Se c’è l’inviato italiano a Atene, potete star tranquilli che nulla sfuggirà. Prima pubblicherà un retroscena che nessuno al mondo mai avrà, poi manderà al suo direttore qualcosa di unico: la trattativa segreta (che non c'è).

7 Luglio 2015 alle 10:27

Contagio greco? Solo da referendite. Intanto le banche rimangono chiuse, navigazione a vista

Foto LaPresse

Beato Oddino Barotti, parroco povero e di vita austera, mentre imperversava la peste, spese notte e giorno tutte le sue forze a favore degli ammalati e dei moribondi.

 

Titoli. Se c’è l’inviato italiano a Atene, potete star tranquilli che nulla sfuggirà. Prima pubblicherà un retroscena che nessuno al mondo mai avrà, poi manderà al suo direttore qualcosa di unico: la trattativa segreta. Era questione di giorni, stava maturando, la rivelazione decisiva. E’ in prima pagina sul Corriere della Sera: “La trattativa segreta della Grecia”. Straordinario. Repubblica rosica. Leggo il catenaccio: “Merkel: lontani da un nuovo negoziato. Hollande: porte aperte a un piano serio. La Bce non alza i fondi”. Mumble mumble, il segreto dov’è? Provo con l’occhiello, forse là si rivela…. “La crisi. Tsipras annuncia altre proposte. Varoufakis lascia, arriva il “falco” Tskalotos. Le banche restano ancora chiuse. Giù le borse”. Sono le notizie di ieri, la trattativa segreta nella titolazione non c’è. Ah, per concludere, c’è una spalla firmata da Ernesto Galli della Loggia: “Il grande errore dell’europeismo: sottovalutare gli stati nazionali”. Big news da via Solferino, stamattina. Al secondo caffè, arriva Repubblica: “Caos Grecia, linea dura Ue”. Niente trattativa segreta, peccato. Provo a sfogliare La Stampa: “Trenta miliardi per salvare Atene”. Niente trattativa segreta, peccato. Provo con l’estroso titolista del Giornale, forse lui ha avuto qualche indiscrezione sulla trattativa segreta: “Sono nel pallone”. Niente da fare. Forse Libero ha avuto la dritta? “Basta soldi a greci e Merkel”. Macché. Proviamo con la stampa economica. A MF sapranno, dài: “Solo Piazza Affari paga il conto greco”. Questa è un fatto sul quale riflettere per il futuro, l’unica borsa ad affondare ieri è stata quella italiana. Niente trattativa. Riprendo la caccia con il Sole 24Ore: “Il “No” affonda la Borsa. Ma lo spread tiene a 162”. Non mi arrendo. Mi fiondo sulle cinque edizioni del Financial Times e… niente. Interessantissima oggi la pagina dei commenti, ma niente trattativa segreta. Beati quelli del Corriere.

 

Dopo il Varoufexit. Il nuovo ministro delle Finanze è Euclid Tsakalotos. Non sapendo cosa scrivere, i giornali lo hanno presentato come uno che parla un inglese perfetto, dunque ottimo per i negoziati di Bruxelles. Avviso ai naviganti: anche l’inglese di Varoufakis è ottimo. Il problema non è la lingua, ma le idee. Tsakalotos non è uno che ha appeso un quadro di J.P. Morgan nel salotto, è un parlamentare di Syriza. La sua tesi di laurea a Oxford del 1989, diventata un libro nel 1991, si intitola Alternative Economic Strategies: the case of Greece. Thatcher e Reagan sono i suoi bersagli. Tanti auguri.

 

Format. Segreta o no, la trattativa ha un problema: l’asse Francia-Germania. Neanche la vittoria dell’Oxi ha suggerito a Angela Merkel e Francois Hollande di cambiare il format per gestire le crisi.

 

 

Le macerie fumanti che hanno intorno evidentemente non sono sufficienti, serve altro. Il bilaterale di ieri all’Eliseo è la ripetizione di una liturgia fuori dal tempo. Non esistono più i messaggeri di posta della cavalleria napoleonica e le truppe prussiane, ma le diplomazie di Parigi e Berlino continuano a suonare lo stesso spartito. L’Italia, terza economia d’Europa, contributore fondamentale di tutti i meccanismi di salvataggio fin qui escogitati, viene sempre dopo. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, continua a twittare e postare messaggi su Facebook, ma la digital diplomacy è cosa lontanissima da quella che sta praticando. Oggi ci sarà il vertice dei capi di Stato, aspettiamo il #cambioverso

 

Banche chiuse. Nel frattempo, le banche elleniche sono chiuse oggi e domani. Poi si vedrà, navigazione a vista.

 

Juncker. Non è simpatico, non fa niente per esserlo, stamattina lo ha confermato di fronte al Parlamento europeo: “Dell'Eurozona fanno parte 19 democrazie e tutte meritano uguale rispetto: nessuna vale più delle altre. In altri paesi c'è un’alta disoccupazione, altrove ci sono salari minimi inferiori a quelli greci, livelli di vita inferiori: bisogna guardare a tutta la realtà e non farsi tentare dalla demagogia e dal populismo”. Hard talk.

 

Debito italiano. Il Fondo monetario internazionale oggi l’ha giudicato “sostenibile ma soggetto a rischi significativi" a causa della sua entità.

 

Il contagio. Si chiama referendite e il focolaio di partenza è a Atene. Che si faccia o meno, la consultazione popolare sull’Europa e le sue politiche economiche, diventerà un argomento retorico dell’opposizione euroscettica. L’altro ieri in tv il responsabile economico della Lega Nord, Claudio Borghi, lo diceva chiaramente: “Se danno i soldi alla Grecia dopo il No, allora facciamo anche noi il referendum…”. E stamattina è arrivato il turno di Forza Italia con un’intervista di Renato Brunetta su La Stampa: “Cambiamo la Costituzione per fare il referendum”. Rolling stones.

 

Moro per sempre. Continuano le imperdibili audizioni della commissione d’inchiesta sul caso Moro. Oggi è il turno del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, Armando Spataro (ore 14,15)

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