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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

#Grexit e #Varoufexit. Ora si guarda ai mercati (e le premesse non sono buone)

Le piazze asiatiche hanno già aperto col segno negativo dopo la vittoria del "no" al referendum greco. Ora dipende tutto da Draghi che deve decidere se aprire di nuovo i rubinetti della liquidità alle banche di Atene. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

6 Luglio 2015 alle 09:36

#Grexit e #Varoufexit. Ora si guarda ai mercati (e le premesse non sono buone)
Santa Maria Goretti, vergine e martire. Per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno.

 

Titoli. Schiaffo. Spavento. No. Insomma, il voto di Atene sui titoli dei giornali sembra una cosa da Arancia Meccanica e non un sottosopra politico del quale oggi cominceremo a vedere i salutari effetti sui mercati. Apro il Corriere della Sera: “Il No greco spaventa l’Europa”. E questo già lo sapevamo ieri. Andiamo avanti, in cerca di una spiegazione sull’oggi e il domani. Repubblica non fa meglio: “Grecia, schiaffo a Bruxelles”. Uno spavento e uno schiaffo. La Stampa ha un guizzo? Macché, ecco il titolo: “La Grecia dice no, Ue con il fiato sospeso”. Ue chi? Sarà Angela Merkel, che dite voi? Il Giornale cita le cose con il loro nome: “Vince la Grecia, perde la Merkel. Europa in bilico, Renzi umiliato”. Il Giorno torna alle vie di fatto: “Schiaffo greco alla Merkel”. Rifaccio i conti: uno spavento, due schiaffi, un’umiliazione. Sembra un racconto del marchese De Sade. Andiamo avanti, con il caffè arriva il Messaggero, numero uno in fatto di portafoglio e bottega, impaginato così: “Il no della Grecia sfida l’Europa”. Cribbio, ma nessuno fa lo sforzo di scrivere sul titolo la parolina magica, mercati? E’ dalle banche e dai mercati che passerà tutto oggi e domani. O la Borsa o la vita. Ci pensa il Sole 24Ore, ma solo nel sommario: “Occhi puntati sui mercati: contatti tra Draghi e i leader europei per decidere sui nuovi fondi ad Atene”. Ah, che bello, si torna al punto di partenza. E alla domanda: bello il referendum, ma ora chi paga? Buona giornata.

 

Dato finale. Prima la notizia: il "no" ha vinto con il 61,31 per cento dei voti, contro il 38,69 per cento dei "sì". I dati sono del ministero dell’Interno greco.

 

Varoufexit. L’economista del Minotauro si è dimesso. Ha vinto, perché mai? Il tema è semplice, basta entrare nel labirinto mentale di Atene: la Grecia ha bisogno di denaro, se non lo trova subito in un paio di giorni le banche collassano e i conti correnti verranno sottoposti a prelievo forzoso. Quindi no all’Europa, ma anche sì ai soldi dell’Europa. Tutti, maledetti e subito. Yanis il centauro però non si è dimostrato il ministro delle finanze più adatto per trattare in guanti bianchi con i colleghi dell’Eurogruppo e allora ecco la trovata: via Varoufakis, dentro un altro. Il conto tanto resta lo stesso. Fiumi di ragazze adoranti sono in lacrime per l’addio. Lui, Yanis, sul suo blog ha scritto un commiato da macho: “Subito dopo l'annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell'Eurogruppo e di partner assortiti per una mia... assenza dai loro vertici, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un'intesa. Per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze. Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri e porterò con orgoglio il disgusto dei creditori”. #Varoufexit. Avanti un altro.

 

E ora? Draghi. Calma e gesso, il primo pezzo da muovere sulla scacchiera è tra le dita di Mario Draghi. E’ lui ad avere la catapulta del denaro. In queste ore deve decidere se allungare o no la liquidità alle banche greche. Gli sportelli dovrebbero riaprire stamattina dopo sei giorni di chiusura, ma il cash disponibile è di un solo miliardo. In caso di bank run, un istituto di credito può saltare in 24 ore.

 

Ma Renzi dov’è? E’ il capo del governo della terza economia d’Europa, forse è il caso che dica qualcosa. Mentre ci pensa, oggi riceve il Presidente della Repubblica d'Angola, Josè Eduardo dos Santos (ore 13.30, Villa Doria Pamphilj).

 

Parla la Francia. Se l’Italia tace, la Francia ha la lingua veloce. Il ministro delle Finanze Michel Sapin infatti sostiene che il debito della Grecia "è troppo alto per consentire una ripresa". Ristrutturarlo? “Non è un tabù”.

 

Ci sarebbe un Gentiloni. Che stamattina a Agorà ha detto qualcosa, ma somiglia decisamente a niente: “Se guardi al progetto europeo è difficile immaginarlo con una Grecia fuori”.

 

L’altra bancarottiera. Cristina Fernandez de Kirchner, presidente dell’Argentina, esulta per la vittoria del No in Grecia. Eccola, gagliarda, via twitter: “E’ una clamorosa vittoria per la democrazia e la dignita”. Ha anche aggiunto: “Noi argentini sappiamo di cosa si tratta”. Vero, lo sanno anche i sottoscrittori italiani di tango bond.

 

Come vanno le cose in Asia? Il Grexit alle borse finora non è piaciuto.

 

 

E come andranno in Europa? Si preparano alle vendite. Ecco come si sono mossi i futures degli indici delle principali piazze:

  • FTSE 100 (Regno Unito): -1 per cento.
  • DAX (Germania): -2 per cento.
  • CAC (Francia): -2.5 per cento.
  • Euro Stoxx 50 (Europa) -2.6 per cento.

L'apertura conferma la tendenza, tutte le piazze sono in negativo.

 

Vedremo nel corso della giornata se le dimissioni di Varoufakis, le mosse attese di Draghi e i colloqui istituzionali tra i capi di stato e ministri dell’Eurogruppo, calmeranno le acque.

 

Complimenti. Al team dell’Intelligence Unit dell’Economist. Hanno beccato in pieno il risultato del referendum.

 

 

 

Italy Italy tra telefoni, reti, tv. Tutto quello che è tecnologia e comunicazioni oggi sarà squadernato nella relazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Camera, ore 11)

 

6 luglio. Nel 1994 veniva proiettato sugli schermi Forrest Gump. Nato in Alabama, soldato in Vietnam, una vita dura, partita in svantaggio, correndo, la metafora di un uomo che non si arrende. Forse bisogna riscoprire, in questo tempo, lo spirito del libro di Winston Groom e la poesia del film diretto da Robert Zemeckis e interpretato da un formidabile Tom Hanks. La colonna sonora, splendida, è di Alan Silvestri. Sono Forrest, Forrest Gump.

 

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