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Cinque libri da "sorseggiare" quest'estate

Consigli di lettura fuori dal coro: dai classici di cui sentiamo parlare troppo poco sui social a testi meno noti al grande pubblico

14 Luglio 2018 alle 06:00

Cinque libri da "sorseggiare" quest'estate

Foto pxhere.com

Siamo a luglio, l’estate è nel pieno del suo vigore e quali sono quelle cose che, proprio come i party ad elevato tasso alcolico negli chalet, iniziano a proliferare giusto un mese prima delle ferie d’agosto? Ovviamente le mega liste da decine e decine di consigli di lettura “per l’estate 2018”. Un sorta di “Cinquanta sfumature di libri”, listini della spesa ripetitivi e mai originali, in cui alla fine svettano sempre i soliti titoli; ecco, questi menù a basso prezzo in cui i consumatori si perdono, il tutto che non vale niente, l’accumulo bulimico di letterature senza senso, ecco, no, non servono quasi mai a nessuno. Di sicuro non occorrono ai lettori medio - forti; forse, però, possono tornare utili alle case editrici, che vedono rimessi in circolo alcuni dei titoli usciti da gennaio ad oggi, e che, magari, non hanno neanche avuto tutta ‘sta gran fortuna.

     

Per amor del cielo, nel turbine dei listoni ci siamo passati un po’ tutti, specialmente i blogger, ma in onestà credo proprio che questo ammasso di consigli serva davvero a nulla: spesso si tratta di un breve riepilogo dei libri letti o sfogliati nell’arco dell’anno, non dei veri e propri consigli spassionati, che potrebbero anche esulare da certi autori contemporanei che “piacciono alla gente che piace”, per capirci. Perché, per esempio, non consigliamo la rilettura di certi classici di cui sentiamo parlare sempre troppo poco sui social? Perché non usufruiamo di questi mezzi di comunicazione e, perché no, di promozione della lettura e della cultura, per proporre ai lettori anche dei testi meno noti al grande pubblico? Ve ne proponiamo alcuni – giusto cinque, non cinquecento, state tranquilli – da “sorseggiare” durante i momenti di relax.

      

LUIGI CAPUANA,“IL MARCHESE DI ROCCAVERDINA: apparso per la prima volta nel 1901 ed opera di punta della narrativa verista, questo romanzo è un classico di Luigi Capuana, in cui viene narrata la storia di Agrippina Solmo, serva di origini contadine nonché amante del marchese di Roccaverdina, che, proprio per volere del marchese e affinché si scongiurasse una possibile unione matrimoniale fra i due, viene “affidata” al sottoposto del Roccaverdina, Rocco Criscione. I due devono sposarsi, a patto che non abbiano mai rapporti sessuali. Questo è il volere del marchese che, tuttavia, accecato dalla gelosia, uccide Rocco in un eccesso d’ira. Una passione travolgente, proprio come lo è la scrittura del siciliano Capuana, fra i teorici più importanti del verismo. Nell’analisi dei desideri, degli amori e degli istinti di vendetta degli uomini, Capuana non tralascia di regalare al lettore anche un’analisi della società e dei personaggi dell’epoca, calandoci nelle contraddizioni di una terra meravigliosa come la Sicilia.

     

MARCHESA COLOMBI, “UN MATRIMONIO IN PROVINCIA: Maria Antonietta Torriani, giornalista e autrice di libri per l’infanzia, scrisse con lo pseudonimo Marchesa Colombi il racconto lungo “Un matrimonio in provincia” che venne poi pubblicato da Einaudi grazie ad Italo Calvino. Una storia ottocentesca ma molto moderna, in cui si narra delle contestazioni di una ragazzina di provincia, figlia di un notaio, che riesce faticosamente a liberarsi dall’uggia della propria famiglia che la soffoca per anni; costretta ad abdicare all’amore, intenso ma inespresso, per un suo giovane pretendente, si rassegna infine a sposare, giovanissima e fresca come una rosa, un quarantenne “brutto e incolore”. Un romanzo rivoluzionario per l’epoca in cui fu concepito, che ben si sposa con “l’antimoralità” della Marchesa Colombi espressa perfettamente in uno stile ironico, ruvido ma al contempo allegro e forse, come disse la Ginzburg, anche un filo “sbadato”.

    

W. SOMERSET MAUGHAM, “IN VILLA: una vera gemma letteraria, nata dalla penna raffinata ed elegante dell’autore di “Schiavo d’amore”, in cui la tensione emotiva cresce ad ogni pagina fino a culminare in un sorprendente, e perfino ironico, epilogo. Mary è una non più giovanissima vedova che si trova in vacanza a Firenze, nella villa di alcuni amici assenti in quei giorni; Edgar è invece il futuro governatore del Bengala, di venticinque anni più vecchio di lei e soprattutto follemente innamorato di Mary sin da tempi non sospetti, quando lei era poco più che una ragazzina. Ora le chiede di sposarlo, quel che le offre è una vita agiata e lussuosa. Ma Edgar deve partire e farà ritorno a Firenze non prima di un paio di giorni, così da lasciare a Mary il tempo per riflettere sulla sua proposta. Durante l’assenza di Edgar, però, succede un imprevisto a cui Mary fatica a porre rimedio: nel corso di una serata al ristorante, conoscerà un violinista senz’arte né parte che pure riuscirà a catturare la sua attenzione, anche se il destino, imprevedibile e nefasto, farà capolino proprio da dietro l’angolo.

      

GOFFREDO PARISE, “SILLABARI: i racconti contenuti nei “Sillabari” altro non sono che i racconti pubblicati da Parise sul Corriere della Sera (i primi 22 scritti dal 1971, editi nel ‘72 da Einaudi in Sillabari n.1 e gli altri, 32 scritti dal 1973 all’1980, editi da Mondadori in Sillabari n.2); definirli racconti, tuttavia, se non è errato è quantomeno improprio, giacché non si tratta di racconti veri e propri, né si tratta di operette morali, come scrisse Cesare Garboli. Piuttosto sono dei “romanzi virtuali”, poiché contengono dei particolari o comunque dei dettagli narrativi che danno l’idea di trovarsi nel mezzo di una struttura ben più complessa e articolata. Dalla A alla S (nell’edizione Gli Adelphi del 2004), Parise traccia una raccolta di luoghi, vicende e personaggi che potremmo ritrovare o rivivere ovunque, tanto indefiniti appaiono nella loro pur minuziosa descrizione. L’uomo e i suoi sentimenti altalenanti, indecisi e sofferti, quando non addirittura goffi, sono al centro di tutto.

     

GEORGES RODENBACH, “BRUGES LA MORTA: Mallarmé, amico intimo di Rodenbach, aveva definito questo racconto lungo un gioiello prezioso. A ragione, giacché l’autore viene considerato fra i più grandi poeti e scrittori belgi di sempre. La storia è straziante ed è stata fonte di ispirazione per numerosi autori dopo di lui, tra cui un contemporaneo eccellente come Luca Ricci. Hugues Viane, il protagonista, si trasferisce nella città di Bruges dopo aver perso sua moglie Ofelia (in tutto questo c’è, fin da subito, una sorta di vago e lontano richiamo shakespeariano), portandosi appresso i cimeli della morta, tra cui la sua lunga treccia. L’uomo esce di casa soltanto quando è buio, vagando fra le stradine della città, quando un giorno, per caso, incontra Jane Scott, una donna che sembra la copia esatta di sua moglie. In preda all’euforia e all’illusione di poter finalmente rivivere una storia d’amore al pari di quella con la coniuge morta, Hugues intraprende una relazione con Jane, salvo scoprire, nel giro di poco tempo, che nulla è come sembrava. Capricciosa, irrequieta, frivola: ecco chi è in realtà la signorina Scott, nulla di paragonabile alla nobiltà d’animo e alla dolcezza di Ofelia. L’insana relazione tra i due culminerà, infine, con un gesto inaspettato e cruento, mentre il lettore si sarà fatto trascinare da Rodenbach in un vortice di follia e di violenza psicologica allo stato puro.

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