I difensori della libertà
Luciano PellicaniRubbettino, 134 pp., 13 euro
di
18 MAY 18


Il secondo elemento ricorrente nelle pagine del libro è la forte diffidenza nei confronti della rivoluzione quale adeguato strumento per realizzare il cambiamento sociale. Dall’analisi della Rivoluzione francese di Guglielmo Ferrero all’approfondimento di Simone Weil sulla natura illusoria della rivoluzione – da Pellicani rivolto contro Marx – il punto è sempre uno: la rivoluzione – “l’oppio degli intellettuali” di Aron – è un momento puramente negativo, distruttivo, per sua natura incapace di retrocedere a una condizione di non-violenza. Il socialismo rivoluzionario, scrisse Bobbio, è irraggiungibile per via democratica, ma se raggiunto per altra via “non riesce a trovare il passaggio da un regime di dittatura a un regime di democrazia”. E così i rivoluzionari si cullano nel mito del rovesciamento dell’ordine esistente e della “demiurgica creazione [...] di un Mondo Nuovo”. Ma la storia ha mostrato a sufficienza che nessun cambiamento reale e duraturo è possibile se non attraverso la graduale modificazione delle istituzioni, grazie agli strumenti, ancorché imperfetti, messi a disposizione dalle democrazie liberali.