cerca

Il bufalo della notte

Guillermo Arriaga, Fazi editore

2 Maggio 2018 alle 17:33

Il bufalo della notte

Manuel studia architettura a Città del Messico, non beve, non fuma, non si fa le canne. Fa sesso clandestino con Margarita – la sorella di Gregorio – e l’amore con Tania – la fidanzata di Gregorio. Gregorio è il suo migliore amico dai tempi delle elementari; timido e vessato dai compagni finché, qualche anno prima, non aveva avuto un violento cambio di personalità e un insetto non gli si era infilato sotto un’unghia e non “gli aveva attraversato le arterie del corpo e passandoci dentro gliele aveva allargate”, facendogli entusiasticamente arrivare “più sangue al cervello, più ossigeno, più luce” – i prodromi di un crollo psicotico che l’aveva spedito dritto in manicomio. In apertura della vicenda Gregorio s’ammazza sparandosi in testa. “Sta ancora tramando qualcosa, vedrai. […] Non capisci? E’ un modo per farcela pagare! Ci sta schizzando di sangue quel figlio di puttana”, dice Tania a Manuel al telefono e poi scompare. La vendetta dei morti è più subdola di quella dei vivi.

  

“Prima che esseri umani, siamo animali” ha evidenziato Tania con il pennarello azzurro in Musica per cortigiane di Ruvalcaba, per poi chiosare a margine: “E molto prima siamo dèmoni”. L’io narrante – Manuel – sa per certo che è stata lei perché l’appunto è preso “con la sua grafia diseguale” e perché il libro si trova nella stanza 803. Dettagli numerici, rimandi cromatici, frasi sottolineate e grafologia dilettantesca sono gli elementi a cui si affida Arriaga per iniziare, e poi continuare, a imbastardire con un’atmosfera sfacciatamente presaga la paratassi svelta del primo quinto del romanzo: estrema parsimonia nell’uso di avverbi e aggettivi, qualche frase nominale e strumentario ellisiano tutto. Se infatti da principio la prosa pare avere come riferimento culturale – stilistico e immaginativo – il minimalismo americano cinefilo anni Novanta (più che il Bukowski riportato in esergo e nel titolo), man mano che gonfia l’ibridazione di genere (parodia seriosa di un giallo deduttivo) e che l’autorialità s’opacizza, diventa più articolata e standard: generica fino alla sciatteria. Sciatteria che viene perseguita con successo nell’immolazione della parola all’immagine sull’altare smart e accattivante della talentuosa – il testo (riuscito e godibile) è di una fruibilità spaventosa – gestione ritmica e dell’intreccio narrativo. Lo stesso materiale antropico e la medesima ambientazione di detective selvaggi. Dove però in Bolaño l’elemento investigativo è il pretesto per parlare di tutt’altro, in Arriaga tutt’altro è il pretesto per parlare di un’investigazione.

 

IL BUFALO DELLA NOTTE

Guillermo Arriaga

Fazi, 274 pp., 17 euro

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi