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Costruito da Dio

Angelo Crespi, Johan&Levi, 137 pp., 11 euro

27 Febbraio 2018 alle 09:07

Costruito da Dio

Angelo Crespi è uno di quei reazionari che, un po’ privo di senso dell’umorismo, rischia di venire preso troppo sul serio. Ma Costruito da    Dio ha il grande merito di denunciare obbrobri architettonici che, non fosse atteggiamento ormai inflazionato, dovrebbero indignarci: “Perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali”, recita il sottotitolo. La tesi è più o meno questa: l’architettura sacra è brutta perché il tempo delle cattedrali è finito. Non ci sono più le basi socioculturali per importanti investimenti architettonici in tal senso. Ma neppure le basi morali: osservando i dettami della Cei in termini di edificazione di chiese postconciliari prevalgono indicazioni futili che confrontate con le direttive di Carlo Borromeo fanno ridere. L’arcivescovo si preoccupava di rendere visibile il sacro, la Cei della buona illuminazione e di abbattere le barriere architettoniche. I risultati sono cattedrali che assomigliano più a piscine o frigoriferi. Come la torinese chiesa del Santo Volto di Mario Botta, che al posto della cripta è dotata di auditorium con strumenti audiovisivi, assistenza tecnica e hostess. Poi però salta fuori che Crespi distruggerebbe anche la cappella di Le Corbusier a Ronchamp col suo “tetto a forma di cappello di puffo”. E l’unica alternativa alle “chiese brutte” parrebbe costruire cattedrali identiche a quelle rinascimentali, kitsch già solo a immaginarle. La questione in cui si dovrebbe inserire il discorso di Crespi è piuttosto quella di un’arte oltre che architettura sacra che, sempre stata figurativa e simbolica, fatica a trovare i confini della propria identità con l’abbandono della figurazione dello scorso secolo. Nella seconda parte del saggio, dedicata ai musei, si spera di trovare la pars construens, qualche esempio positivo di architettura contemporanea, seppur non più volta a celebrare Nostro Signore. E invece prevalgono le polemiche contro questa usurpazione dei ruoli delle cattedrali da parte dei musei, figli dell’Illuminismo. Che il Maxxi sia un progetto fallito non serve il numero dei biglietti staccati a dimostrarlo, ma crocifiggere per questo il decostruzionismo ha il sapore di populismo architettonico: “è la nuova religione che non ammette eterodossie… è un pensiero nichilista… ha una matrice disumana ed è pericolosa dal punto di vista sociale” (opinione quest’ultima di Salingaros). Da una parte è vero che alcuni musei sono progetti megalomani che rendono “superflua la visita ai suoi contenuti”, ma mettere tra questi anche la Tate Modern, definita un “sulfureo ingresso nell’Averno, denso di un sacro all’incontrario… che atterrisce”, ha il sapore della boutade squilibrata.

 

COSTRUITO DA DIO
Angelo Crespi
Johan&Levi, 137 pp., 11 euro

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