Il Capo

Marco Mondini
il Mulino, 388 pp., 26 euro

All’indomani della rotta di Caporetto, la responsabilità della sconfitta ricadde interamente sulle spalle di Luigi Cadorna, “Il Capo”, e con essa finirono sotto accusa tutte le modalità con cui aveva condotto le ostilità. Il fascismo però affidò al mito della Grande guerra la propria legittimazione, così nella versione propagandistica del conflitto le polemiche sparirono, e anche il generale sconfitto divenne un’icona di pariottismo, dedicatario di strade e piazze. Da allora quella di Cadorna è rimasta “una figura in perenne oscillazione tra idolatria e demonizzazione, sempre citata ma raramente studiata”, a differenza di quel che è avvenuto con i generali di altri eserciti, da tempo oggetto di indagini rigorose. L’obiettivo del testo di Mondini dunque, docente di Storia militare a Padova, è rileggere l’opera di Cadorna fuori da ogni schieramento, evitando polemiche passionali e collocandola nel quadro della cultura e della mentalità militari e politiche dell’Italia e dell’Europa del tempo.
Il lettore scopre così che Cadorna era stato un intransigente sostenitore della guerra offensiva, da condurre senza lasciarsi impressionare dalle perdite umane, strategia rivelatasi sanguinosa e inefficace; ma quella era la tattica insegnata nelle accademie militari di tutta Europa, con le quali il generale era in costante corrispondenza. E’ vero che egli condusse le operazioni dalle retrovie, senza mai incontrare de visu la realtà delle trincee; ma anche qui non fece niente di diverso dagli stati maggiori degli altri paesi belligeranti, “popolati di scrupolosi pianificatori che raramente conoscevano il vero volto della battaglia, amministratori delle immense risorse necessarie per vincere una battaglia” della nuova guerra industriale. E se Cadorna disprezzava tanto il popolo quanto il sistema parlamentare, non faceva che condividere la mentalità largamente prevalente fra gli alti gradi di ogni esercito. Di suo, il “generalissimo” aggiungeva la certezza di essere destinato a portare a compimento il compito di famiglia – il padre, Raffaele, aveva guidato le truppe italiane a Porta Pia – e la ferrea convinzione della necessità di un accentramento assoluto della guida delle operazioni belliche. Per tutto questo – e per il molto altro per cui qui manca lo spazio – rileggere la vicenda di Cadorna “vuol dire – conclude Mondini – tornare a confrontarsi con alcune questioni irrisolte del nostro passato (e forse anche del nostro presente): l’ansia di riformare gli italiani, il disprezzo di chi comanda verso chi è comandato, l’anacronismo di vecchie classi dirigenti incapaci di comprendere una sconvolgente modernità e l’eterna, insopprimibile, multiforme tentazione del potere”.

 

IL CAPO
Marco Mondini
il Mulino, 388 pp., 26 euro

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