Un delitto inglese

Cyril Hare, Sellerio, 248 pp., 14 euro

Un delitto inglese

Mettetevi comodi e rilassatevi: un delitto – pardon – più delitti avranno luogo, basta solo aspettare. Cyril Hare (1900-1958), pseudonimo del giudice e autore di polizieschi Alfred Alexander Gordon Clark, con questo giallo scritto negli anni Quaranta, oggi tradotto in italiano da Sofia Merlo, ci porta nella sua Inghilterra, a Warbeck Hall, “la più antica residenza abitata del Markshire”. Il Natale è alle porte, la vita dell’anziano lord che porta il nome di quel casato ultracentenario sta per volgere al termine e lui è il primo a esserne consapevole. Non è un caso, quindi, se ha deciso di riunire accanto a sé quelle persone che, nel bene o nel male, rappresentano comunque un “qualcosa” nella sua vita, un affetto o semplicemente un interesse, sia esso economico o politico. C’è il dottor Wenceslaus Bottwink, professore di Storia moderna a Praga, che dedica gran parte della giornata a studi storici su quella magione, sfidando spesso il freddo che verso sera entra nelle ossa fino a diventare “un fastidio insopportabile”. Ci sono anche Julius Warbeck – cugino del lord, membro del Parlamento, un tipo cordiale e amichevole, conscio della propria posizione e di quanto gli è dovuto, ma capace di rimanere umano e avvicinabile – e la nipote Camilla, una donna non proprio sveglia tanto che da sempre è innamorata di Robert che non la ricambia come lei vorrebbe. Quest’ultimo è la vera “piaga” della famiglia, “un esaltato nazistoide spiantato” – come lo definisce suo padre – che non ha le capacità giuste e necessarie per caricarsi sulle spalle il futuro di quel casato, un ragazzo che parla poco, a differenza di un’altra ospite, la signora Carstairs, moglie ambiziosa del più stretto collaboratore del ministro. Discorsi di politica, di cultura e di filosofia si accavallano tra loro, talvolta mischiandosi a pettegolezzi, e tra una portata e l’altra, sotto gli occhi del maggiordomo Briggs, si fanno strada segreti, dissapori e antipatie, ma sempre lentamente, un po’ come la neve che continua a cadere rendendo così quel mondo ancora più inavvicinabile. Gli ingredienti tipici del giallo inglese ci sono tutti in questo libro che sa di antico: dal classico salone alla biblioteca, dai morbidi e caldi plaid ai caminetti scoppiettanti, da cene annunciate con un vecchio gong a minacce di morte fatte a voce alta e ascoltate da chi non dovrebbe, fino agli arrivi improvvisi e alle dipartite premeditate realizzate grazie a speciali cocktail con cianuro e champagne. L’ufficialità trasformerà uomini e donne in automi, come l’arrivo del sergente Rogers, ma ogni sconvolgimento – anche quello di voi lettori – sarà sempre rassicurato da un’immancabile e fumante tazza di tè. Se non sarà servita alle cinque, non chiedete spiegazioni al maggiordomo, perché lui – come impone l’etichetta – nonostante la sua lingua inglese “magnificamente espressiva”, non sarà tenuto a spiegarvelo.

 

UN DELITTO INGLESE
Cyril Hare
Sellerio, 248 pp., 14 euro

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