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Un delitto inglese

Cyril Hare, Sellerio, 248 pp., 14 euro

31 Gennaio 2018 alle 19:46

Un delitto inglese

Mettetevi comodi e rilassatevi: un delitto – pardon – più delitti avranno luogo, basta solo aspettare. Cyril Hare (1900-1958), pseudonimo del giudice e autore di polizieschi Alfred Alexander Gordon Clark, con questo giallo scritto negli anni Quaranta, oggi tradotto in italiano da Sofia Merlo, ci porta nella sua Inghilterra, a Warbeck Hall, “la più antica residenza abitata del Markshire”. Il Natale è alle porte, la vita dell’anziano lord che porta il nome di quel casato ultracentenario sta per volgere al termine e lui è il primo a esserne consapevole. Non è un caso, quindi, se ha deciso di riunire accanto a sé quelle persone che, nel bene o nel male, rappresentano comunque un “qualcosa” nella sua vita, un affetto o semplicemente un interesse, sia esso economico o politico. C’è il dottor Wenceslaus Bottwink, professore di Storia moderna a Praga, che dedica gran parte della giornata a studi storici su quella magione, sfidando spesso il freddo che verso sera entra nelle ossa fino a diventare “un fastidio insopportabile”. Ci sono anche Julius Warbeck – cugino del lord, membro del Parlamento, un tipo cordiale e amichevole, conscio della propria posizione e di quanto gli è dovuto, ma capace di rimanere umano e avvicinabile – e la nipote Camilla, una donna non proprio sveglia tanto che da sempre è innamorata di Robert che non la ricambia come lei vorrebbe. Quest’ultimo è la vera “piaga” della famiglia, “un esaltato nazistoide spiantato” – come lo definisce suo padre – che non ha le capacità giuste e necessarie per caricarsi sulle spalle il futuro di quel casato, un ragazzo che parla poco, a differenza di un’altra ospite, la signora Carstairs, moglie ambiziosa del più stretto collaboratore del ministro. Discorsi di politica, di cultura e di filosofia si accavallano tra loro, talvolta mischiandosi a pettegolezzi, e tra una portata e l’altra, sotto gli occhi del maggiordomo Briggs, si fanno strada segreti, dissapori e antipatie, ma sempre lentamente, un po’ come la neve che continua a cadere rendendo così quel mondo ancora più inavvicinabile. Gli ingredienti tipici del giallo inglese ci sono tutti in questo libro che sa di antico: dal classico salone alla biblioteca, dai morbidi e caldi plaid ai caminetti scoppiettanti, da cene annunciate con un vecchio gong a minacce di morte fatte a voce alta e ascoltate da chi non dovrebbe, fino agli arrivi improvvisi e alle dipartite premeditate realizzate grazie a speciali cocktail con cianuro e champagne. L’ufficialità trasformerà uomini e donne in automi, come l’arrivo del sergente Rogers, ma ogni sconvolgimento – anche quello di voi lettori – sarà sempre rassicurato da un’immancabile e fumante tazza di tè. Se non sarà servita alle cinque, non chiedete spiegazioni al maggiordomo, perché lui – come impone l’etichetta – nonostante la sua lingua inglese “magnificamente espressiva”, non sarà tenuto a spiegarvelo.

 

UN DELITTO INGLESE
Cyril Hare
Sellerio, 248 pp., 14 euro

Giuseppe Fantasia

È nato a L’Aquila, ma vive a Roma, ha una laurea in Legge, ma ha scelto di fare il giornalista. Scrive per l'HuffPost Italia, Marie Claire ed Elle Decor. Su Il Foglio si occupa delle pagine culturali, scrive di libri, arte e spettacolo e ogni giovedì c'è "Odo Romani far Festa", la sua rubrica da cui viene fuori tutto il meglio (e il peggio) delle feste della Capitale e non solo. GiFantasia su Twitter, @gifantasia, su Instagram

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