Fiamma viva

Herbert G. Wells, Edizioni della sera, 200 pp., 14 euro

4 Dicembre 2017 alle 17:44

Fiamma viva

"Ero sereno e Dio mi ha stritolato, mi ha afferrato la nuca e mi ha sfondato il cranio, ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri prendono la mira su di me, senza pietà egli mi trafigge i reni, per terra versa il mio fiele, apre su di me breccia su breccia, infierisce su di me come un generale trionfatore", dice Giobbe in uno dei libri più belli, misteriosi e studiati della Bibbia. Soffre le pene peggiori, si contorce nella sua miseria, ma crede in quel Dio che l’ha messo alla prova. Dev’essere piaciuto assai, a Herbert George Wells, Giobbe, se è vero che il suo Fiamma viva, (The Undying Fire, pubblicato per la prima volta nel 1919) altro non è che una rivisitazione in chiave moderna di quel supplizio.

 

Niente di nuovo, si dirà: il tema è noto e più volte usato (Joseph Roth su tutti, ad esempio). Il protagonista qui è Job Huss, la sua vita scorre tranquilla. Tutto va bene. Lavora, dirige una scuola, è benvoluto, amato da tutti e senza particolari affanni. Di colpo, però, tutto cambia. Una disgrazia dopo l’altra si abbatte su di lui. Perde ogni cosa, i soldi e la fama goduta fino a quel momento. La salute (scoprirà di avere il cancro), la fiducia nella vita (si convincerà che il figlio, il suo unico figlio, sarà morto in guerra).

   
È disperato, Job Huss, ed è a questo punto che si recano da lui tre amici, che un po’ lo compatiscono e poi iniziano a discorrere di quel che gli sta capitando (ecco l’analogia piena con il racconto biblico). Il direttore abbandonato dalla fortuna si domanda perché l’uomo debba soffrire e, perfino, quale sia lo scopo della vita se le disgrazie portino allo sfinimento un povero essere umano.

 

“Perché non maledico Dio e muoio? Perché mi aggrappo al mio lavoro quando Dio a cui mi sono consacrato resta silenzioso? Perché, immagino, spero ancora in qualche segno rassicurante. Perché non mi ritengo ancora completamente sconfitto”. Durante l’operazione per la rimozione del tumore, sogna Dio, che gli dice di non perdere la fede, di combattere. Di non perdere, soprattutto, la speranza. Inizia da qui un percorso di rinascita. Dalla rinuncia a tutto si riparte, si ricomincia. Sperando e faticando.

 

E tutto ciò che gli era stato tolto gli sarà restituito. Il figlio creduto morto ritorna. Il tumore non è maligno. La tenebra viene rischiarata da quella fiamma viva, una luce fende la nebbia che avvolgeva il mondo in quegli anni di guerra, di tristezza e di orrore per la macelleria che lavorava senza sosta sui campi d’Europa. Un’opera mirabile, profonda e sempre attuale.

  

FIAMMA VIVA
Herbert G. Wells
Edizioni della sera, 200 pp., 14 euro

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