Kerestetil

di Irene Bignardi, Astoria, 97 pp., 12 euro

Meno di 100 pagine leggiadre e divertite bastano a Irene Bignardi, notissima e autorevole critica cinematografica, per abbandonare per la prima volta il terreno professionale e cimentarsi felicemente con la narrativa. L’autrice racconta una serie di ricordi della propria infanzia e adolescenza, momenti vissuti con stupore fanciullesco ed emozione indicibile. “Que-reste-t-il de nos amours?” chiede una canzonetta francese dell’epoca, che le ragazzine cantano a squarciagola; e proprio questa domanda, italianizzata, conferisce al titolo un significato particolare, affettuoso e malinconico, gonfio di nostalgia.

 

Il libro si compone di dieci micro-episodi delicati e toccanti, mentre davanti agli occhi del lettore scorrono – necessariamente in bianco e nero - le immagini di una Milano e di un’Italia che non esistono più, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, nell’ambito di una borghesia benestante, colta, illuminata, ma ancora prigioniera di un’educazione repressiva e di un moralismo opprimente; una classe agiata dedita a sotterfugi, tradimenti e bugie, che gli occhi di una bambina e poi ragazza perbene vedono, ma non riescono a interpretare.

 

“Dopo mezz’ora senza risultati la ricerca di Suzette, nel buio senza luna, divenne frenetica, l’ansia agghiacciante. Fu la mamma ad avere la sua idea copernicana. Perché non nella sua stanza, a piangere in solitario? E fu così che Suzette venne trovata. Nuda, nel suo letto a schiena d’asino, sotto un candido piumone, intenta a cantare a due voci assieme a un robusto e prestante giovanotto dell’hotel, molto irritato di dover interrompere una piacevole seduta musicale con la bella e burrosa amica della mamma”. Fra “un ricordo quasi vero” e un “piccolo complotto”, Irene Bignardi guarda al passato con struggente tenerezza. “Se si baciavano davvero, non era una cosa un po’ schifosa? insisteva Serena, che era così schifiltosa da non tollerare che qualcuno mettesse un cucchiaino leccato sul suo gelato, figurarsi ospitare in bocca un’intera lingua altrui. Betti avrebbe anche concordato, se non fosse stato che non ne sapeva nulla, in realtà. Mentre Serena era sicura che non le sarebbe piaciuto, anzi, che la faccenda, francamente, era un po’ vomitosa”.

 

Chiacchiere in famiglia intorno al tavolo da pranzo, vacanze di Natale nella neve e lunghe estati nelle pinete toscane, fanno da cornice a confidenze intime, dialoghi dubbiosi, interrogativi ingenui sull’amore e sul sesso, mentre gli adulti danno vita a uno spettacolo enigmatico e spesso anche scandaloso, con il triste corollario di famiglie naufragate e genitori che al più possono separarsi, ma non ancora divorziare – la legge sul divorzio arriverà anni più tardi.

 

KERESTETIL
Irene Bignardi
Astoria, 97 pp., 12 euro

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