Esser volpe

Erica Benner
Bompiani, 496 pp., 23 euro

Capita a tutti di dare le cose per scontate, di giudicare un libro dalla copertina, una persona dalla sua fama e spesso, fidandoci dell’intuito, si fa anche centro evitando di incappare in spiacevoli sorprese. Altro modus operandi assai comune è quello di viaggiare sovente per citazioni, ammantandosi d’una erudizione sommaria e così facendo, presto o tardi, si finisce per richiamare in causa la massima de Il Principe di Niccolò Machiavelli ovvero “il fine giustifica i mezzi”, riferendolo con spregio alle azioni di colui, magari il politico di turno, rompe alleanze, sacrifica sull’altare i suoi uomini e bacia l’anello del Diavolo al solo fine di trionfare. Il machiavellismo, l’esaltazione di questa arte di condotta, da secoli è nota a tutti, studiata sui banchi di scuola in modo distratto, ricorrendo a stralci d’antologia, pochi scampoli di testo fra sant’Agostino e Hobbes.
Nel frattempo in tv i cattivi ci affascinano dall’epoca dei western e oggi maramaldeggiano nelle serie tv campioni di incassi – basti pensare a Frank Underwood di House of Cards o Lord Petyr Baelish de Il Trono di Spade – cinici antieroi, plasmati all’ombra di Giulio Cesare, il cardinal Mazzarino o della stirpe dei Borgia, seguendo pedissequamente il dogma delle massime di Machiavelli. Ma se invece fossimo stati affrettati, bollando con troppa fretta gli scritti del pensatore fiorentino Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, cadendo così in errore fatale? Proprio da questo assunto, stuzzicante e provocatorio, trae spunto Esser volpe. Vita di Niccolò Machiavelli” (Bompiani) scritto da Erica Benner che ha dedicato ben dieci anni a uno studio approfondito de Il Principe e i Discorsi. E i risultati sono sorprendenti, a cominciare da una frase, “le vittorie non sono mai sì stiette, che il vincitore non abbia ad avere qualche respetto, e massime alla giustizia”.
Si tratta di un passaggio spesso trascurato – accusa l’autrice nella Prefazione – che apre una breccia, spingendola a scavare nella vita e nelle sue opere, considerando l’eventualità che il vero pensiero di Machiavelli sia nascosto fra le linee, un cavallo di Troia celato in mezzo alla trionfale esaltazione dei metodi sanguinari dei dittatori. Forse Machiavelli non l’abbiamo davvero capito, riflette la Benner – già ricercatrice di Filosofia politica a Yale – non senza amarezza in questa corposa biografia romanzata e ricchissima di fonti, suggerendo che il suo vero pensiero fosse una smentita dei motti mandati a memoria da generazioni di studenti; altrimenti come giustificare un’altra fra le sue affermazioni meno note ovvero “Non accettate nulla in virtù dell’autorità”? Sappiamo che Machiavelli scrisse Il Principe per ingraziarsi l’illustre casata fiorentina dei Medici e tuttavia, nei panni di alto funzionario incaricato degli affari esteri e della difesa, era stato uno strenuo sostenitore dei valori della Repubblica. Non a caso i Medici prima gli revocarono ogni incarico poi venne imprigionato e torturato proprio da coloro che giunsero al potere tramando, complottando e assassinando.
La lezione più grande del pensatore fiorentino è proprio sotto i nostri occhi, secondo la Benner, esser volpe significa non abbassare mai la guardia, non fidarsi mai troppo di chi regna e detiene il potere: “sono tanto semplici li uomini e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare”. Siamo dunque noi gli artefici del nostro destino o più semplicemente servono leggi per scongiurare lo stato di natura? Dal passato ritornano le parole di Machiavelli, attuali più che mai.

 

ESSER VOLPE
Erica Benner
Bompiani, 496 pp., 23 euro

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