Il taccuino perduto

Pierre-Yves Leprince
Mondadori, 366 pp., 22 euro
Il taccuino perduto

C’è chi ha impiegato lunghi anni per portare a compimento la lettura di “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Chi ha desistito sopraffatto dalle oltre tremila pagine dei sette volumi che compongono l’opera. Ma c’è, poi, chi l’ha apprezzata a tal punto da decidere di dedicarle un romanzo. E’ il caso di Pierre-Yves Leprince, sceneggiatore francese, che debutta nel mondo dell’editoria con “Il taccuino perduto – Un’inchiesta di Monsieur Proust”. Intingendo la sua penna, con grande timore reverenziale, nella vita e nel pensiero dell’autore di uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale.
Leprince fa riapparire Proust tra i corridoi del Grand Hotel di Versailles, uno di quegli “alberghi di provincia dove ogni rumore serve soltanto a fare sentire il silenzio cambiandolo di posto”. Sono i primi anni del Novecento, precisamente il 1906, e il giovane Proust scrive poesie e articoli, annotando riflessioni e ispirazioni su un taccuino, ma nessuno ancora immagina che di lì a breve possa divenire il più celebre romanziere francese.
Fin qui tutto vero, sembra quasi una biografia ma, nel momento in cui Proust perde il taccuino indispensabile per la sua più grande opera – che sarà realmente pubblicata tra il 1913 e il 1927 – subentra la fantasia irrefrenabile di Leprince.
Dietro la porta della suite di Proust spunta un esile adolescente dall’aspetto ancora acerbo, un fattorino che si diletta a scandagliare segreti ed enigmi, vestendo i panni di un investigatore privato. E’ proprio lui, il giovane Noel, a ritrovare il prezioso taccuino del  “generoso e un po’ stravagante cliente della suite 22”. Da qui, tra i due nasce un rapporto di complicità che li condurrà a condividere esperienza di vita e  indagini investigative con immancabili riferimenti a concezioni proustiane.
La narrazione è condotta da un Noel quasi centenario che nel 1986 rimembra la sua impensabile amicizia, da ragazzino poco dedito alla cultura e molto attento ai dettagli, con colui che soltanto qualche anno dopo divenne un genio letterario.
Tra realtà e immaginazione, saggezza e humour, si intrecciano le esistenze di figure reali come Miss Moberly e Miss Jourdain, balzate agli onori della cronaca del tempo per apparizioni spiritiche, e personaggi frutto della creatività come i dipendenti dell’hotel, protagonisti di crimini efferati.
Con incredibile destrezza, Leprince alterna pagine di pura introspezione con ricerche misteriose che costituiscono i preziosi tasselli del mosaico narrativo. Un romanzo d’investigazione che si introduce, con lentezza e precisione, tra gli intrighi dei personaggi ma indaga anche nei meandri dell’anima umana,  decifrando particolari apparentemente futili che si rivelano essenziali per disvelare verità rilevanti.
“Il taccuino perduto” e il bandolo della matassa investigativa vengono ben presto ritrovati. Noel, il protagonista del romanzo, recupera il passato perduto, apprezzandolo maggiormente grazie alla veneranda età raggiunta, mentre  Proust si conferma un detective dell’anima che non esercita un mestiere bensì ha un dono: “Interessarsi agli esseri umani non per chiudere un caso. Ma per portare avanti la sua indagine infinita”. Così  Leprince riesce a esprimere pienamente la sua ammirazione per Marcel Proust donando al lettore un ritratto che fa venir voglia di trovare il tempo per leggere “Alla ricerca del tempo perduto”. E, magari, ritrovare se stessi.

 

IL TACCUINO PERDUTO
Pierre-Yves Leprince
Mondadori, 366 pp., 22 euro

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