La seconda vita di Anders Hill

Ted Thompson
Bollati Boringhieri, 273 pp., 17,50 euro
La seconda vita di Anders Hill

Davvero non capisco perché tu sia così infelice, che cosa vuoi di più?”. A questa domanda, Anders Hill non sa proprio cosa rispondere. A quasi 60 anni ha ottenuto tutto ciò che un uomo del Connecticut possa desiderare: una casa elegante, un matrimonio riuscito e nipoti che fanno equitazione; si è comportato come si comportano i buoni padri di famiglia, ha garantito ai suoi figli una vita migliore rispetto alla sua. Non ha proprio alcuna ragione per non sorridere. Un giorno, però, dopo averci pensato a lungo, decide di divorziare da sua moglie Helene e di chiedere il pensionamento anticipato. In silenzio e con garbo, tutti i suoi amici hanno pensato che fosse impazzito all’improvviso. Anders invece è stato coraggioso, ha fatto la scelta giusta. Le giornate, però, si rivelano ben presto troppo lunghe quando aspetti una corrispondenza che non arriva. L’unico motivo per cui Anders esce di casa è per montare le luci di Natale, un rito che ormai non serve più a niente, se non a “rammentargli che c’erano stati tempi migliori”. Una sera si presenta, come ospite non gradito, a una festa di Natale organizzata dagli Ashby, vecchi amici di quando aveva ancora una famiglia. Lì, dopo aver bevuto troppo whiskey ed essersi drogato in compagnia di Charlie, il figlio dei padroni di casa, vede Helene con il suo nuovo compagno Donny, un uomo che “malgrado fosse repubblicano, era davvero favoloso”.  Donny era stato, moltissimi anni prima compagno di università di Anders e di Helene, adesso vive nella sua casa e dorme in quello che era stato il suo letto. Ci mette pochissimo la vita a crollarti addosso. Poi le sirene di un’ambulanza e Charlie, trasportato d’urgenza in ospedale per un’overdose. Cosa sta succedendo alle immobili abitudini degli abitanti del Connecticut? Dove vanno a finire le lauree prestigiose, i premi di produzione, la cosiddetta civiltà?  Il romanzo d’esordio di Ted Thompson racconta le vite perfette di uomini che non hanno niente a che fare con la perfezione. Gli Ashby, per esempio, hanno una figlia che appena ha potuto è scappata il più lontano possibile dai genitori. Ora si è rasata i capelli e “probabilmente è lesbica, e ancora più probabilmente vegana”. Il fratello minore Charlie era un vecchio bambino prodigio diventato negli anni un tossicodipendente. Agli Hill non era certo andata meglio: Preston, il loro secondogenito era stato all’inizio un semplice anarchico da scuola privata, poi aveva cominciato a frequentare gli hippie, le droghe sintetiche e gli scommettitori clandestini. Adesso vive in una macchina. A Natale invece di doni, regala poesie. A 33 anni è un ragazzo cattivo e sensibile che ha imparato una lezione fondamentale: “Per quanta vergogna si possa provare in qualunque interazione sociale, la gente pensa sempre e solo a se stessa”. Helene l’ha sempre perdonato, come tutte le madri di questo mondo è sempre stata molto permissiva. Specialmente da quelle parti, la maggior parte dei genitori, era governata dalla paura: “Più trascorrevi il tempo a soffocare dentro una nube d’angoscia, più dimostravi di essere una buona madre”. Sullo sfondo di  impianti abbandonati, in mezzo al grigiore industriale di una nazione in bancarotta sotto ogni punto di vista,  l’America, esausta e disoccupata, ha cresciuto i figli che si merita. Anders Hill aveva passato la vita nel settore immobiliare; attraverso mutui poco trasparenti pensava di vendere a giovani coppie americane la felicità: stanze vuote che nessuno avrebbe saputo come riempire. Suo padre l’aveva avvisato molto tempo prima: “Uno di questi giorni, la cosa di cui sentirai più bisogno è il senso di identità, di appartenenza”. Anche nel meraviglioso Connecticut, è difficile essere felici quando ti accorgi che nessun luogo ti appartiene per davvero.

 

LA SECONDA VITA DI ANDERS HILL
Ted Thompson
Bollati Boringhieri, 273 pp., 17,50 euro

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