La moglie del procuratore

Elena Bono
Marietti, 205 pp., 12 euro
La moglie del procuratore

E io che fino allora non m’era entrato in testa perché si faceva macellare quell’uomo e da chi aveva avuto il comando, al momento che lui lo chiamò per farci perdonare allora ho capito che era suo padre che l’aveva mandato e lui ha eseguito tutto fino all’ultimo”. Il tema del libro di Elena Bono, datato 1956 e ora ristampato, seppure nella generale dimenticanza che avvolge la grande letteratura della sua autrice, è tutto nella rivelazione che il centurione fa a Claudia Procula, moglie di Ponzio Pilato, raccontandole degli attimi in cui Gesù Cristo spirò in croce. Insomma: la conoscenza di Dio attraverso il perdono. Non quello della pacca sulla spalla né quello che reclama un colpo di spugna su qualche peccato. Ma il perdono definitivo, implorato per bocca di “quel Giudeo”, il cui nome non viene mai pronunciato nel racconto, verso il Padre celeste, perchè abbia pietà di “loro che non sanno quello che fanno”. Il perdono autenticamente cristiano e rivelatore che, sì, lui era il Figlio di Dio. E lo era proprio in virtù della sua sconfitta per il bene dell’uomo. Sconfitto, eppure “perfettamente innocente”, l’agnello da immolare a una società impazzita e pulviscolare, persa nei rivoli delle tante credenze e filosofie: la società di oggi, la società di duemila anni fa. Che non aveva saputo fare i conti con il fatto carnale di Dio, né riconoscere che solo se uno è Dio può prendere sulle sue spalle le sofferenze del mondo e aprire le braccia perché tutto quel mondo – soprattutto quello che, dopo averlo osannato festoso, ne invocava berciante il crucifige! – fosse redento per mezzo suo. Mentre i pochi che lo avevano capito erano stati travolti per sempre, donati finalmente di un “cuore diverso”. Il libro, “soffocante” per l’incalzare dei fatti e culminante nel climax che porta allo svelamento finale, è il racconto di una notte, nella quale la sposa di Pilato, Claudia, appunto, riversa sull’amico Seneca tutto ciò che ha appreso. Meglio: tutto ciò che ha vissuto dal giorno maledetto (o forse benedetto), nel quale il marito decise – volontariamente – di mandare a morte Gesù, e ogni cosa si compì per Pilato, ma soprattutto per lei. Che si scoprì credente pur senza averlo visto, non indifferente a un fatto con il quale tutti da allora si sarebbero confrontati. Perchè “mio povero Seneca, non si può essere imparziali con lui”. Bono riesce a dare colore a quella luce che si accende dentro; più forte: a dipingere lo schiaffo racchiuso in una carezza che scuote la penombra della vita. Sveglia!, sembra gridare, puntando l’indice verso il lettore con la domanda che non lascia tranquilli: e tu, come ti poni? C’è forse qualcosa di più liberatorio dell’incontro personale con il Mistero?

 

LA MOGLIE DEL PROCURATORE
Elena Bono
Marietti, 205 pp., 12 euro

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