Le api

Meelis Friedenthal
Iperborea, 271 pp., 16,50 euro
Le api

Il viaggio fatto da Laurentius Hylas in mare è stato lungo e faticoso: per mesi ha mangiato pane rancido e vissuto in case putride e una bile nera gli si è raccolta dentro “come la schiuma sporca che si forma intorno a un pezzo di legno gettato nel fiume”. E’ vero che è un giovane studente in fuga, ma non ha nulla di che preoccuparsi se non della pioggia. Al momento del suo arrivo, in Estonia, avvolto da un lungo mantello scuro, ha come unici beni una cassa di assi chiodate contenente tutto il necessario per l’università e un curioso pappagallo, Clodia, suo compagno fidato da più di dieci anni. Portarselo dietro è scomodo e fastidioso, ma rende più semplice allacciare un contatto con le persone. L’intenzione di Laurentius – che rispetto ai suoi coetanei “è fatto di un’altra pasta” – è quella di spingersi fino a Tartu, una piccola cittadina al confine con l’allora regno di Svezia, dove circolano le idee rivoluzionarie di Cartesio e di Newton e dove già si parla di Molière. La fuga del ragazzo è dovuta a una malinconia che lo opprime e che è lo specchio di un intero ambiente sociale, oltre che di un preciso periodo storico: la fine del Seicento, un momento in cui una terribile carestia colpì il mondo contadino estone, facendo morire di fame circa settantamila persone. Da quello stesso ambiente proviene il protagonista di questo romanzo: un uomo sfuggente ed enigmatico; ma poi – procedendo nella lettura, pagina dopo pagina – ci si accorgerà che questa chiusura si trasforma in apertura, con risvolti del tutto originali. Le api del titolo non compaiono fisicamente, ma sono evocate con splendide metafore, figure di cui è ricco l’intero libro, un piccolo gioiello della scrittura che non vi lascerà indifferenti. Nel “Menone” di Platone, ad esempio, si dice che di virtù ce ne sono tante, proprio come le api, e in un altro suo dialogo si dice che le anime virtuose sono destinate a rinascere proprio come quegli insetti, affascinanti e particolari. Un romanzo in cui è fedele la ricostruzione dell’ambiente sociale e intellettuale dell’epoca e questo grazie a Friedenthal, che ha compiuto un lavoro sistematico sulle ricerche storiche e sulle dispute discusse nel Seicento all’Università di Tartu. La fedeltà storica si accompagna a una vena fantastica e soprannaturale di cui l’autore è maestro, a quello “storicismo storico” di cui hanno parlato molti critici estoni. C’è tutto il travaglio della modernità e l’avvento di una nuova epoca della ragione, ci sono la religione e la superstizione, ma anche la medicina la sua difficoltà ad affermarsi. Poetico ed entusiasmante.

 

LE API
Meelis Friedenthal
Iperborea, 271 pp., 16,50 euro

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