Perfidia

James Ellroy

Einaudi 2015,  890 pp., 22 euro

Perfidia

Primo romanzo di una nuova trilogia, dopo il quator Dalia nera, Il grande nulla, L.A.Confidential e White Jazz, che Ellroy dedica a Los Angeles, culo dell'America e cuore nero del suo sogno. Ottocentottantadue pagine e quella solita scrittura a mitraglia che fa girare la testa.  Siamo a cavallo dell’8 dicembre 1941, giorno dell'attacco giapponese a Pearl Harbour. Sulle note della canzone Perfidia, Los Angeles piomba nell’isteria della guerra imminente e nella psicosi da cosiddetta quinta colonna. Centinaia di migliaia di giapponesi che vivono in quel momento sul suolo americano, per lo più integrati, pacifici e benestanti vengono deportati, sulla confisca dei loro beni  si avventano affaristi e criminali, il sangue scorre a fiumi.  Ci sono i personaggi reali, Hoover, qualche Kennedy, Leonard Bernstein, associazioni filonaziste e cenacoli comunisti. E personaggi letterari che abbiamo già conosciuto, più giovani di una decina di anni:  è il ritratto spettrale del tempo in cui l’America in tutto il suo splendore comincia a perdere l’innocenza, affonda nell’ambiguità, nella perdita di senso morale. Nessuno si salva. Non le star di Hollywood, meno che mai le cosiddette forze dell’ordine. Bette Davis è su un divano, se l’è appena fatta leccare da Dudley Smith, irlandese come lei, sergente della polizia, assassino e corrotto che ritroveremo anni dopo con i gradi di capitano in L.A. Confidential.


“- Stai sbadigliando ragazza mia. Di’ una frase importante prima di cadere addormentata.

 

- Dudley Liam Smith, ti prego: uccidi un giappo per me.

 

…Lui andò alla sua macchina. Il mondo era perfetto. Si sentiva addoso l’odore di Bette. Prese Sunset in direzione est, poi voltò a sud su Virgil…Vide un giapponese magro in una cabina telefonica. Faceva gesti da giapponese mentre telefonava. Dudley estrasse la pistola e gli sparò in faccia. Quattro volte. La parte posteriore della sua testa e la parte posteriore della cabina saltarono via. Dudley disse: per Bette Davis”.

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