Memorie di un angelo custode

Angelica Calò Livnè

Cantagalli 2015, 144 pp., 14 euro (ebook 9,99)

Memorie di un angelo custode
Una ragazza ebrea del Testaccio abbandona Roma e l’Europa negli anni Settanta, quando l’antisemitismo non aveva ancora rialzato la testa con il vigore di oggi, per andare a vivere in un kibbutz sperduto nel nord di Israele, il kibbutz Sasa, in una sorta di unghia in perenne assedio. E’ la storia di Angelica Edna Calò Livne, l’autrice di questo libro straordinario che è insieme memoria e percorso di educazione. Dalla sua finestra di casa Angelica vede il Libano e la Siria. Ha vissuto tanti conflitti. Eppure, ogni pagina di Angelica trasuda ottimismo. In questi tempi di settarismo e fanatismo, Angelica offre il volto di un Israele morale, giusto, creativo, migliore. Offre il mistero del popolo di Israele, di chi ogni giorno si confronta con il vivere in un paese costretto a difendersi da chi lo vuole distruggere, ma che non rinuncia mai alla speranza. Angelica ha creato “Beresheet La Shalom”. Cerca la pace, l’amicizia e il rispetto tra etnie diverse in nome di una pedagogia in cui l’identità individuale potenzia quella collettiva, basata sulla collaborazione e sulla responsabilità dell’individuo verso il gruppo e viceversa. Al suo teatro partecipano ragazzi ebrei, cristiani, musulmani, drusi: è il grande melting pot israeliano, l’unica società davvero multiculturale che funziona, ma che non arriva mai, che non penetra mai la stampa europea, sempre pronta invece a biasimare lo stato ebraico per “l’occupazione”, a offrirne l’immagine distorta. Ecco, nel momento stesso in cui Israele viene dipinto agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come un usurpatore e uno stato canaglia, il libro di Angelica Edna Calò Livne porge al mondo il volto migliore d’Israele. Quello della civiltà della vita.

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