Libro d’ombra

Junichiro Tanizaki

Bompiani 2000, 128 pp., 8 euro

Libro d’ombra
Un libro per Natale è una faccenda complicata. Sebbene quello più in tema mi sembrasse “Il conto dell’ultima cena” di Andrea G. Pinketts – tra gli scrittori più sottovalutati del panorama italiano – qualcuno mi ha spiegato che la scelta di un libro del 1998 avrebbe fatto troppo millenial. Allora mi piacerebbe parlare di un libro del 1933. In tempi natalizi, riflettere sui valori occidentali ricominciando, non so, dal cesso. Proprio così, dal gabinetto. Per Junichiro Tanizaki il bagno è il simbolo delle differenze tra oriente e occidente. Il luogo del “piacere fisiologico” che genera riflessione, ispirazione. La latrina ha bisogno dell’ombra, mentre l’occidente l’ha piastrellizzata, l’ha illuminata a giorno, fino a renderla un luogo “sconveniente, e in società si astengono persino dal nominarla”. La tualètt, per favore, no. Tanizaki dice che l’oriente di oggi (di ieri) è una società d’accatto, e ha abbandonato la penombra – che “suggerisce, evoca ma non dice” – acquisendo in modo approssimativo e goffo l’illuminazione occidentale, incompatibile con il vivere all’orientale. “La Chiave” di Tinto Brass è tratto da un altro libro di Tanizaki, e quale migliore esempio per spiegare quel sensuale vedo-non-vedo che è un modo di vivere, mica una lampadina rotta. Ps. Se vi avanza del tempo, il giorno di Santo Stefano, finite di leggere “Libro d’ombra” e iniziate di seguito il libello “Budda sorride” di Cesare Brandi, con prefazione di Alberto Arbasino, per avere pure la versione occidentale.

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