Il giardino delle bestie

Erik Larson

Neri Pozza 2012, 560 pp., 18 euro (ebook  8,99 euro)

 

23 Dicembre 2015 alle 16:10

Il giardino delle bestie
Non è un appena uscito, ma secondo me è un libro da leggere o rileggere oggi. Una storia vera (documentata con diari, lettere e testimonianze, e scritta con il ritmo di un thriller psicologico) che non riguarda direttamente il mondo del 2015, ma che richiama molti dei temi su cui si riflette oggi. A partire da questa domanda: è possibile trovarsi immersi nell’orrore (politico, ideologico, umano, psicologico) senza rendersene conto, senza prendere posizione, magari negando l’evidenza per non dover sporcare l’immagine che si aveva di se stessi, persone democratiche, pacifiche e culturalmente non giudicanti? Si parla, in questo libro, dei cinque anni che cambiarono la vita e la mente dell’ambasciatore americano William E. Dodd e di sua figlia Martha, che si ritrovano catapultati nella Berlino nazista degli anni Trenta, inizialmente ignari di quello che sta accadendo, e anzi distratti dal clima apparentemente festoso, tra cene, teatri, discorsi brillanti, e poi via via consapevoli del crescendo di follia ideologica nella società “evoluta” che li circonda. Ma è una consapevolezza raggiunta a malincuore, la loro: i due sono increduli, ansiosi di non offendere, immersi nell’impotenza di chi non ha voluto o saputo vedere, aggrappati al vessillo dell’apertura mentale da non ammainare, costi quel che costi. E in quella negazione forzata del problema sembra di rivedere il tormento sotteso al discorso odierno sul “chi siamo” come occidente, sul “che cosa” siamo disposti a difendere o a perdere come cittadini abituati a vivere in democrazia, sul costo dell’appeasement o della reazione di fronte a una minaccia, e sulla reale portata del non schierarsi.

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