Corruzioni. Le ‘Note azzurre’ manipolate da Giorgio Dell’Arti

Carlo Dossi,

Edizioni Clichy, 232 pp., 12,90 euro

 

23 Dicembre 2015 alle 16:01

Corruzioni. Le ‘Note azzurre’ manipolate da Giorgio Dell’Arti
Un Longanesi dell’Ottocento (o forse un Flaiano, come dice Alberto Arbasino nell’introduzione), ma sboccato e improvvisamente profetico, spiritoso e poi profondo, con Vittorio Emanuele II al posto di Mussolini e Manzoni al posto di Moravia. E ogni nome del passato apre uno squarcio sul presente. Fanno il botto Banca Etruria e Banca Marche, qualcuno specula sulle popolari? “La bancomania invase l’italia dal 70 al 75 – arricchendo tanti birbanti, e mettendo sul lastrico tanti sciocchi”.  Viene arrestato il direttore della biblioteca dei Girolamini, quel Massimo Marino De Caro che a Napoli vendeva gli antichi volumi ch’era chiamato a proteggere? “Fino a questi ultimi anni, le biblioteche italiane patirono un quotidiano saccheggio. Altro che Unni e Maometto! A Milano esisteva un librajo-antiquario (credo si chiamasse Vergani) il quale si assumeva di procurare, a chi lo pagasse, qualunque libro raro purché esistesse a Brera”. C’è persino il Bunga Bunga del primo sovrano d’Italia: “Nelle sue gite di caccia a Valsavaranche era seguito da un harem di donne – Amava sopra tutte la Rosina Vercellana (poi contessa di Mirafiori) e ai figli di lei diceva: ‘Umberto e Amedeo sono i figli della nazione; voi i miei’”. E le lauree del Trota ai tempi non si prendevano in Albania: “A Napoli, tanta è la venalità, che chi vuol essere laurato in leggi, in medicina, in matematiche, e non l’avrebbe potuto per crassa ignoranza, vi si reca e da’ 200 lire al bidello. Il quale, tenendosene 100 per sé, passa le altre cento a un quidam che fea il mestiere dell’esaminando”. Ed era l’Italia appena fatta, quella di Carlo Dossi. Eh.

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