Gli anni

Annie Ernaux
L’Orma, 276 pp., 16 euro

19 Dicembre 2015 alle 06:01

Gli anni

Nei giorni di festa subito dopo la fine della guerra, in Francia i pranzi non finivano mai. I racconti dei sopravvissuti erano pieni di freddo e fame, di guerra e rape. I figli dei reduci, che ascoltavano e non capivano, provavano una specie di nostalgia per quei tempi che non avevano potuto vedere. Annie Ernaux era soltanto una bambina che non vedeva l’ora di diventare grande. Qualcuno ha detto che prima o poi tutte le immagini scompariranno, ma non è vero. C’è sempre qualcosa che resiste al tempo. Tirando fuori dal suo passato vecchie foto in bianco e nero, la scrittrice francese ripercorre ciò che le è rimasto degli anni che ha vissuto, non è soltanto la sua storia quella che racconta in questo libro, ma quella di una generazione intera. Dopo la liberazione, Parigi viene ricostruita velocemente e la storia può finalmente ricominciare. Il generale De Gaulle con il suo chepì avrebbe rimboccato le coperte ai francesi per tutti i secoli dei secoli, almeno così credevano. Con James Dean e Brigitte Bardot, il futuro prometteva di essere immenso. In una foto virata seppia scattata in una classe di un liceo femminile, Annie Ernaux  aveva lo sguardo perso nel vuoto e una sensazione che non l’avrebbe mai più abbandonata, quella di rimanere esclusa dalla festa. I maschi giocavano solo con i maschi, le femmine li guardavano da lontano e in segreto si innamoravano di loro. Indossando la divisa da militare diventavano improvvisamente molto più belli. Con un futuro che prometteva la luna, il passato indietreggiava; a volte qualcuno evocava il Duemila ma nessuno credeva potesse arrivare veramente. Annie stava diventando  una donna. In una foto scattata nell’inverno del ’67 lei sorride e abbraccia un bambino cui stanno spuntando i denti: è suo figlio. A volte si stupiva di trovarsi lì e di avere ottenuto tutto quello che desiderava, un appartamento, un figlio, un uomo. Sarebbe stata più felice in un’altra vita? Queste sono domande che è meglio non farsi mai. Nel suo vecchio diario scriveva spaventata di non avere più nessuna idea, ma in fondo non importava, una famiglia poteva bastare.  La cronaca non la riguardava, anzi, la infastidiva: “Nel corso dell’esistenza personale la Storia non esisteva, eravamo soltanto felici o infelici a seconda dei giorni”. Poi però  succede che gli eventi ti travolgano e che pensino al posto tuo. “Il 68 è stato il primo anno del nuovo mondo”. E  poi il Vietnam che non finiva mai, gli attentati a Monaco, la pillola e il divorzio. Senza tanto clamore la chiesa sembrava essere scomparsa dall’orizzonte quotidiano: “Era come se avesse prestato servizio troppo a lungo e si trovasse ora usurata da due millenni di preghiere, di messe e di processioni, i cieli e la terra sono pieni della tua gloria”.  Venivano evocate stagioni calde che non lo furono mai per davvero, ancora prima dell’autunno “gli ideali del maggio si erano trasformati in oggetti e in intrattenimento”. I nouveaux philosophes erano sempre più vecchi, le immagini, viste e riviste in televisione, perdevano di intensità, forse anche di significato: cosa si sarebbero lasciate dietro? “Il giorno della caduta di Saigon ci accorgevamo che non avevamo mai creduto possibile la sconfitta degli americani. Pagavano per il napalm, per la bambina urlante nella risaia il cui poster era appeso nelle nostre camere”. In una foto a colori Annie Ernaux è una donna di mezza età che accarezza un gatto. Il nuovo millennio stava per cominciare, ma lo stupore si era affievolito, la speranza anche.  Si erano illusi tutti, anche lei:  il mondo che aveva lasciato ai suoi figli non era migliore del loro: l’islam e Baghdad, al Qaida e l’11 settembre. Le tragedie non bastavano mai, forse anche questa volta non servivano a niente. Con quell’antica sensazione di rimanere esclusa dalla festa, Annie Ernaux sceglie comunque di trattenere il passato “salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”.

 

GLI ANNI
Annie Ernaux
L’Orma, 276 pp., 16 euro

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