Una vita per la neurochirurgia

Francesco DiMeco con Daniela Condorelli
Vallardi, 202 pp., 16,80 euro

18 Dicembre 2015 alle 06:07

Una vita per la neurochirurgia

Dopo tanti anni mi chiedo ancora se non sarebbe stato meglio intraprendere un’altra strada: diventare manager o avvocato, per esempio. Nel peggiore dei casi perdi una causa, dei soldi o un’opportunità di business. Mai una vita (…). Una volta medico, però, non ho dubbi: la scelta cadrebbe ancora sulla neurochirurgia del cervello”. Basterebbero queste due frasi a dare il senso (più che a riassumerla) della bella biografia di Francesco DiMeco, direttore del Dipartimento di neurochirurgia dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano nonché assistant professor presso il Dipartimento di neurochirurgia alla Johns Hopkins Medical School di Baltimora – lui che non era per nulla affascinato dal mondo americano, al punto d’aver sempre pensato alla Francia, nel caso avesse dovuto espatriare per lavoro o studio. Il volume, scritto con Daniela Condorelli, non è un’eulogia, un santino messo per iscritto per glorificare uno specialista tra i migliori che vi siano in giro per quanto riguarda la cura di tutto ciò che ha a che fare con il cervello. E’ una storia di un uomo comune, con i dubbi, le speranze e le angosce che la quotidiana routine offre. Specie quando, correndo  nel cuore della notte sullo scooter blu verso l’ospedale, si chiede se il ragazzo ventitreenne operato poche ore prima ce la farà a sopravvivere. Anche il più bravo medico, esperto conoscitore d’ogni pinza e arteria, è solo se posto davanti al mistero della vita e della morte. Il libro è una lettura che andrebbe suggerita ai tanti giovani angosciati dal proprio destino una volta terminate le superiori: che fare? dove andare all’università? che percorso di vita scegliere? DiMeco racconta la sua passione per le lettere classiche (per il latino soprattutto), voleva fare il filologo anche se aveva promesso al nonno morente che avrebbe fatto il medico. Però era rimasto estasiato dal rigore della professoressa di Lettere al ginnasio, che il primo giorno di scuola si mise a scrivere alla lavagna l’alfabeto greco e pretendeva da quegli adolescenti rigore, metodo, serietà. E poi il travaglio universitario, lo studio matto e disperatissimo e quell’esame di Istologia che avrebbe fatto perdere chili anche al più secchione tra gli studenti (anche qui il greco sarà determinante per farglielo superare al primo colpo, s’accorgerà il lettore). Eppure a lui Medicina, all’inizio, quasi lo disgustava: l’ambiente, quei corsi troppo scientifici. Sarà determinante l’incontro con un rinomato patologo, che estasiava gli studenti con i suoi corsi all’avanguardia, negli anni Settanta.

 

UNA VITA PER LA NEUROCHIRURGIA
Francesco DiMeco con Daniela Condorelli
Vallardi, 202 pp., 16,80 euro

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