Vite brevi di uomini eminenti

John Aubrey
Adelphi, 289 pp., 12 euro
Vite brevi di uomini eminenti

Pubblicate tra il 1691 e il 1692, le “Athenae Oxonienses” di Anthony à Wood riuniscono l’esatta storia degli scrittori e dei vescovi educati presso l’Università di Oxford. Passi dunque se Wood studiò invece al Merton College. Per quell’opera sterminata in due volumi, John Aubrey aveva raccolto nel tempo aneddoti, bizzarrie, stramberie (oggi li chiameremmo gossip) inerenti le figure destinate a comparirvi. Poi qualcosa deve essere andato storto, e tutte queste informazioni raccolte di prima mano o per vie traverse, persino per sentito dire, sono diventate un libro a parte, pubblicato postumo nel 1898 a cura del reverendo Andrew Clark, “Vite brevi di uomini eminenti”. J. Rodolfo Wilcock aveva tradotto la prima edizione italiana nel 1977, per Adelphi (ma con qualche omissione, segnalava Mario Praz), basandosi su quella inglese curata da Oliver Lawson Dick, del 1949. Siamo dunque di fronte a una provvidenziale ristampa, che va a colmare una lacuna nel prezioso catalogo della casa editrice milanese. Lo stesso Wilcock, nell’introduzione, indicava un dissidio tra “l’indescrivibile amico” Anthony Wood e John Aubrey. A cosa ciò fosse dovuto non lo sappiamo. Sappiamo invece che queste vite non sono solo brevi, ma decisamente straordinarie. Ed è un vero spasso confrontare le minuzie che ne schizzano l’architrave con le “biografie essenziali” degli stessi personaggi, scritte da Wilcock in chiusura di volume. Nell’educazione di molti di loro, lo studio matematico incrocia la religione e l’esperimento chimico. E gli alambicchi, gli strumenti ottici sono forse gli strumenti adatti per rendere conto di queste esistenze. Anche se, più che all’astronomia, è a un miscuglio tra geometria e astrologia che Aubrey guarda (di Desiderius Erasmus, scrive: “Vedo che il Sole e Ariete erano nella seconda casa, quindi non era nato per essere ricco”). Negromanzia, caso, situazioni boccaccesche, surreali, dettagli anodini ma rivelatori, una parata di spettri a corte: questo zibaldone di figure di carta prende vita sotto i nostri occhi, e leggendo ci sembra a volte di rivivere la meraviglia dei piccoli film di Georges Méliès. Gusto per il wit – “Walter Warner aveva una mano sola (nato così)”. E poche righe dopo: “Questa relazione l’ho ricevuta da Mr Isaac Walton: è di mano sua”. Grottesche e barocche, queste personalità dal tratto stravagante e a volte contraddittorio, spesso si incrociano: tanto che il libro stesso finisce col prendere la forma di una pianta vegetale lussureggiante, meravigliosamente contorta.

 

VITE BREVI DI UOMINI EMINENTI
John Aubrey
Adelphi, 289 pp., 12 euro

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