Dalla Brescia cattolica alla curia romana di Pio XI

Lorenzo Carlesso
Cleup, 350 pp., 20 euro

Dalla Brescia cattolica alla curia romana di Pio XI

Ha condotto e portato a termine il Concilio Vaticano II, ha guidato la chiesa in uno dei periodi più tormentati della storia (del mondo e della chiesa stessa), ha avuto a che fare con la decolonizzazione, la tremenda crisi del 1968, la contrapposizione (seppur fredda) tra il blocco occidentale e quello dominato dall’Unione sovietica. Per primo è andato nelle periferie geografiche ed esistenziali, ha viaggiato in aereo dall’America latina all’Africa e dall’Asia all’Oceania, ha raggiunto mete che mai un Papa aveva neppure immaginato di poter fare. Eppure, su Paolo VI è calato il silenzio, inghiottito da un cono d’ombra dal quale non è uscito neppure con la beatificazione dello scorso anno voluta da Francesco. Stretto tra due pontificati a loro modo epici, Giovanni XXIII prima e Giovanni Paolo II dopo. Tanto di lui s’è scritto, del suo travaglio negli anni conciliari, così impegnato a tenere unita la chiesa stretta nella morsa di uno scontro potenzialmente devastante tra i novatori e i conservatori. Poco spazio, però, s’è dato a quel che Giovanni Battista Montini, figura complessa e difficile da delineare, è stato e ha fatto negli anni che vanno dal 1897 al 1939. Certo, si conosce il suo impegno nella Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana, e successivamente in Segreteria di stato a servizio di due papi, Pio XI e Pio XII; subito dopo la morte del Pontefice furono pubblicati alcuni lavori di pregio (quello di Nello Vian con introduzione di Arturo Carlo Jemolo e il libro di Antonio Frappani e Franco Molinari, per citarne due) ma una ricerca in profondità sui suoi anni giovanili  mancava. Ci ha pensato Lorenzo Carlesso, che in un volume denso di informazioni e ricostruzioni (tra cui diverse curiosità, come il programma della giornata che Giorgio Montini aveva preparato per il figlio, sì da cadenzare meglio i momenti riservati allo studio dopo la sveglia puntata alle 7.30), con un ricco apparato bibliografico a supporto, ha indagato la stagione che è risultata decisiva nella formazione e maturazione del pensiero del futuro Paolo VI. Sono gli anni della crescita in un ambiente fortemente caratterizzato dall’adesione al cattolicesimo liberale lombardo.  L’autore – con rigorosa metodicità scientifica – chiarisce fin dal principio che sono tre i campi d’azione che sottendono al suo lavoro: la bibliografia precedente disponibile, l’analisi degli scritti montiniani del periodo e il reperimento di documenti d’archivio inediti. L’opera si compone di tre capitoli (più una ricca Appendice e, come già indicato, una corposa bibliografia): nel primo si inquadra l’ambiente in cui è nato e cresciuto Montini, qual era il contesto politico locale e le ragioni che lo avvicinarono a Paolo Caresana e Giulio Bevilacqua, nonché ad Andrea Trebeschi, l’ideatore della Fionda, il quindicinale dell’Associazione studentesca “Alessandro Manzoni”, impegnata poco dopo la fine della Grande guerra a contrastare la società anticlericale “Goffredo Mameli”, che tanto riscontro aveva in diverse fasce della popolazione. Giovanni Battista e il fratello Lodovico entrarono nella Manzoni, e fu lì che il futuro Pontefice sperimenterà quella che più tardi avrebbe definito “una palestra di vita”, tra lavoro intellettuale e notevole (e nient’affatto scontata) partecipazione civile.  Di seguito, Carlesso entra nelle scelte più intime del giovane Montini, dalla scelta di divenire sacerdote all’esperienza da seminarista. Si giunge così all’ultima parte, quella che va dall’impegno nella Fuci all’affermazione in Segreteria di stato, ove rimarrà fino al 1954, quando Pio XII lo trasferirà a Milano per succedere (senza porpora) sulla cattedra episcopale di Ambrogio al cardinale Ildefonso Schuster. Ma questa è un’altra – ben più indagata – storia.

 

DALLA BRESCIA CATTOLICA ALLA CURIA ROMANA DI PIO XI
Lorenzo Carlesso
Cleup, 350 pp., 20 euro

 

 

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